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Il Piano è previsto dalla legge regionale 26 del 2004, la prima in Italia ad affrontare, a livello regionale, la complessità dei temi e dei problemi che confluiscono nella “questione energetica” e ad inquadrare gli interventi di competenza della Regione e degli enti locali all’interno di una programmazione. Stella polare del Piano è l’impegno di attuare in Emilia-Romagna il Protocollo di Kyoto e cioè l’accordo internazionale per ridurre le emissioni di gas responsabili dell’effetto serra. Il Piano fissa infatti innanzitutto lo scenario degli obiettivi da perseguire in tutti i settori (dai trasporti all’industria, al residenziale, al terziario) per intraprendere la via della realizzazione degli obiettivi fissati a Kyoto, che in Emilia-Romagna significa il traguardo impegnativo del – 6% rispetto al livello emissioni del 1990. Occorre quindi tagliare, come dice il linguaggio di Kyoto, oltre 6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 “equivalenti”.
Abbiamo chiesto un commento all’assessore alle attività produttive Duccio Campagnoli Assessore Campagnoli si tratta di un piano impegnativo… Intervista all’assessore Campagnoli
Abbiamo anche chiesto a Massimo Cenerini, responsabile del servizio politiche energetiche per la regione Emilia-Romagna quali sono gli interventi previsti. Intervista a Massimo Cenerini.
L’Emilia Romagna ha un consumo interno lordo pari a circa 18 milioni di tep l’anno. Il 70% dell’energia consumata in regione è importata, mentre la produzione interna, pari a 5,5 milioni di tep, copre il restante 30%.
In assenza degli interventi correttivi prospettati dal Piano energetico regionale, si avrebbero una continua crescita dei consumi interni, una sempre più accentuata dipendenza dalle fonti di importazione (con i rischi di black out e di esposizione alle crisi del mercato internazionale) e un aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera.
E’ sulla base di questo scenario evolutivo che il Piano energetico regionale delinea le azioni per il prossimo decennio.
Il Piano prevede stanziamenti regionali pari a circa 90 milioni di euro in tre anni per la realizzazione di interventi che riguardano il risparmio energetico e la valorizzazione delle fonti rinnovabili negli edifici, negli insediamenti produttivi e nei trasporti.