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29 Ottobre 2007 | Archivio / Economia

N°81-PARLANDO DI ECONOMIA

Cooperazione delle regioni dell’alto Adriatico: l’assessore Campagnoli all’inaugurazione dei due nuovi mercati ittici a Fiume e Parenzo.

Con il taglio del nastro sabato 20 ottobre a Fiume (Rijeka) è nato il primo dei due nuovi mercati ittici croati (l’altro si trova a Parenzo e sarà inaugurato il prossimo 10 novembre). I mercati sono realizzati grazie al progetto di cooperazione per l’economia ittica dell’Alto Adriatico promosso dalle Regioni Emilia-Roamgna, Veneto, Friuli Venezia-Giulia insieme alle Regioni croate dell’Istria e Litoraneo Montana, delle città di Pola e Fiume e delle associazioni nazionali della pesca e con il consorzio per la pesca (Uniprom).


Il nuovo mercato ittico è stato finanziato in base alla legge 84 del 2001 che disciplina le forme di partecipazione italiana al processo di stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo di Paesi dell’area balcanica . E’ realizzato con una nuova progettazione comune tra le Regioni adriatiche che comprende anche  una connessione telematica tra i nuovi mercati in Croazia con i mercati ittici adriatici e la possibilità di connessione telematica tra barche e mercati delle due sponde per comunicare la quantità e la qualità del pesce pescato.


All’inaugurazione erano presenti l’assessore regionale alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna Duccio Campagnoli e i colleghi delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, insieme alle autorità locali.


“La realizzazione dei mercati di Fiume e di Parenzo apre importanti prospettive di sviluppo per l’economia ittica croata e italiana nell’alto Adriatico”, ha sottolineato l’assessore Campagnoli. “Il nostro impegno prosegue nella direzione di uno sviluppo comune dell’economia ittica, in linea con quanto stabilito nei protocolli di intesa, già siglati con le Regioni del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, che hanno anticipato l’avvio dell’euroregione adriatica, istituita con l’adesione delle tre Regioni italiane e croate nell’anno in corso. L’Adriatico è e deve essere un mare che unisce e non divide, e l’Emilia-romagna vuole essere protagonista della costruzione di una grande regione adriatica come area e risorsa importante dello sviluppo europeo.”.


Il nucleo centrale del progetto di cooperazione tra le Regioni dell’Alto Adriatico  è stato dedicato alla costruzione dei due nuovi mercati ittici di Fiume e Parenzo e delle infrastrutture logistiche ad essi collegati.


Fino ad oggi la Croazia era priva di mercati ittici e i pescatori erano costretti a vendere i prodotti direttamente dalle banchine. I nuovi mercati, collegati ai mercati italiani attraverso una tecnologia innovativa e sperimentale, consentiranno di incrementare la concorrenza tra gli acquirenti attraverso un’asta elettronica e una moderna rete telematica di distribuzione dei prodotti.


Il nuovo sistema consente anche di collegare direttamente i pescherecci ai mercati. Attraverso i computer di bordo i pescatori sono in grado, infatti, di comunicare immediatamente ai mercati la qualità e quantità di pesce pescato. I mercati croati, a loro volta, possono poi inviare i dati ai mercati di Grado, Pila e Cesenatico (che funziona da terminal). Tutto questo renderà possibile, da un lato, un aumento dei volumi di vendita e della qualità e freschezza del pesce e, dall’altro, il trasferimento dei prodotti da un mercato all’altro a seconda delle necessità, garantendo maggiore efficienza nell’approvvigionamento e una politica di contenimento dei prezzi più favorevole al consumatore. La prossima frontiera, invece, è quella di collegare direttamente i mercati ittici ai commercianti e questi ultimi ai ristoranti e alle pescherie, e di costruire mercati di distribuzione nell’entroterra regionale.

“La collaborazione tra le Regioni Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto e le istituzioni costiere transfrontaliere, – conclude l’Assessore Campagnoli –  con i diversi progetti in corso nell’alto Adriatico, rappresenta un primo esempio operativo e sperimentale di applicazione della politica comune per la pesca dell’Unione europea e rappresenta un esempio di una nuova politica della pesca incentrata sulla gestione autogovernata da produttori e istituzioni di distretti di pesca anche transfrontalieri.

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