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21 Febbraio 2009 | Mostre

Canova a Forlì

Fino al 21 giugno in mostra le splendide opere del Fidia dell’età romantica

A cura di Marina Leonardi e Cinzia Leoni

21 febbraio 2009

 

Si intitola Canova. L’ideale classico tra scultura e pittura e già al primo sguardo si configura come la più impegnativa e completa esposizione sino ad oggi dedicata al maestro veneto, dopo quella allestita a Venezia nel 1992, nel 170esimo della morte. Gli addetti ai lavori probabilmente lo sanno, il pubblico verosimilmente no. E cioè che Forlì, e con Forlì le Romagne, come si diceva un tempo, furono luoghi fondamentali per Canova e, in generale, per il neoclassico in pittura e scultura.

Tutto questo ce lo racconta  la bella mostra allestita al San Domenico di Forlì, che anno dopo anno ci ha abituati a interessanti a importanti ricognizioni artistiche  come le mostre dedicate a Cagnacci o a Silvestro Lega. Il 2009 è la volta di  “Canova. L’ideale classico tra scultura e pittura” promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, curata da Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca e Sergéj Androsov e con l’allestimento di Wilmotte e Alessandro Lucchi.

Attraverso una serie di capolavori esemplari, l’esposizione forlivese ripercorrerà l’intera carriera del “moderno Fidia”,  così era considerato Canova tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento,  ponendo per la prima volta a confronto le sue opere (marmi, gessi, bassorilievi, bozzetti, dipinti e disegni), oltre che con i modelli antichi cui si è ispirato, anche con i dipinti di artisti a lui contemporanei con i quali si è confrontato.

Per Forlì, Canova creò tre capolavori. Innanzitutto una versione di Ebe, una delle sue opere più popolari, realizzata tra il 1816 e il 1817 per la contessa Veronica Guarini. A precedere Ebe, nel 1814, fu la Danzatrice col dito al mento, destinata al banchiere Domenico Manzoni e andata purtroppo dispersa dopo la morte violenta del proprietario il cui mistero rimane ancora insoluto. La vicenda verrà sublimata dallo stesso Canova nella bellissima Stele funeraria di Domenico Manzoni ancora conservata nella chiesa della Santissima Trinità.

La grandezza dell’artista veneto, sarà testimoniata da prestiti assolutamente eccezionali. Come i due colossali Pugilatori dei Musei Vaticani, ispirati ai due Dioscuri del Quirinale, su cui il giovane Canova si arrampicò tante volte per studiarli. O come la Venere Italica di Palazzo Pitti, la dea moderna tanto amata da Foscolo che la riteneva superiore a quella antica dei Medici. O ancora la Maddalena, capolavoro per il quale Canova trovò ispirazione in Tiziano.

Questo ultimo capolavoro sarà considerato dai romantici la sua opera più bella e per questo divenne motivo di ispirazione per Hayez la cui Maddalena, che sarà accostata a quella di Tiziano e Canova, rivela nella sua sconvolgente sensualità come, non uno scultore, ma il celebre pittore del Bacio possa considerarsi vero erede di Antonio Canova.

E per saperne di più Cinzia Leoni ha intervistato Antonio Paolucci, uno dei curatori della mostra:

 

Intervista a Paolucci

La mostra sarà visitabile fino al 21 giugno, da martedì a venerdì: 9,30 – 19,00
Sabato, domenica, giorni festivi, 13 aprile, 1 giugno: 9,30 – 20,00
Lunedì chiuso

Potete trovare maggiori informazioni sul sito: www.mostracanova.eu

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