31 maggio 2008
All’interno delle ampie sale che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico a Forlì, recentemente ristrutturato e tornato a nuova vita, da qualche mese vengono esposte le opere di un grande pittore del seicento. Si tratta di Guido Cagnacci ,nato a Santarcangelo di Romagna nel 1601 e morto a Vienna nel 1663. Un uomo dal carattere inquieto e litigioso, capace di passioni violente e scosso da profonda spiritualità, continuamente errante: da Rimini a Bologna, a Roma, a Forlì e poi a Venezia e infine a Vienna. Volta a volta in compagnia di giovani donne che gli facevano da modelle e che per passare inosservate si vestivano da uomo. A questa sua indole, a questa mescolanza di passione e spiritualità, al fatto di essere stato alla scuola di molti, senza divenire mai discepolo di alcuno, si debbono capolavori che superano ogni classificazione. Tra il naturalismo drammatico di Caravaggio e la bellezza virtuosa di Guido Reni. Ammirato e reietto ad un tempo in una Italia che entrava appieno nel Barocco e nella Controriforma, Guido Cagnacci fu un protagonista del suo tempo, un appellativo che viene confermato nel titolo della mostra forlivese che restituisce al pittore il giusto riconoscimento nella sua terra d’origine.
L’esposizione dedicata a Cagnacci e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con l’Amministrazione comunale della città, è la più organica e ampia retrospettiva sino ad oggi allestita in Italia. Il titolo già ne delinea il percorso espositivo: Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni”, ma soprattutto questa mostra è un viaggio nei sentimenti e nelle emozioni che emergono nei suoi dipinti, in quei volti e corpi di donne di cui si intravede l’anima.
Percorrendo le sale dallo sfondo blu, che invita alla riflessione e allo stesso tempo esalta i colori e i dettagli dei dipinti, si incontrano quasi 100 opere, in cui si ricostruisce l’inizio della sua attività nella terra natale, già toccata da fermenti naturalistici, per poi seguirne lo sviluppo a Roma, dove Cagnacci si recò a più riprese in compagnia di Guercino, venendo in contatto con le opere di Caravaggio e dei suoi seguaci. In questo modo egli maturò convinzioni che siesplicano dapprima nelle bellissime opere sacre realizzate per le chiese riminesi e che non verranno meno neanche quando la fama ormai raggiunta lo porterà nuovamente a Bologna, dove si misurò con la pittura di Guido Reni, promotore di un’ arte fortemente idealizzata da cui Cagnacci desumerà una nuova monumentalità ma senza che le sue immagini perdano fisicità e spessore carnale.
Per evidenziare le peculiarità di tali esperienze, la mostra affianca ai capolavori giovanili di Cagnacci, dipinti del Caravaggio e dei suoi seguaci, da Vouet a Van Honthorst, da Serodine ad Orazio e Artemisia Gentileschi, a Lanfranco, nonché di Guido Reni e di Guercino. In seguito Cagnacci privilegerà soggetti profani e soprattutto di nudo femminile che gli procureranno grande fama e lo porteranno a lavorare in ambienti segnati da una grande libertà, prima a Venezia e poi a Vienna. Grande rilievo è stato riservato anche a questa fase dell’attività pittorica di Cagnacci.
Curatori della mostra e del catalogo sono i professori Daniele Benati e Antonio Paolucci. Curatori dell’allestimento sono gli Studi Wilmotte et Associes di Parigi e Lucchi & Biserni di Forlì.
Nel Comitato scientifico figurano anche studiosi come Marco Bona Castellotti, Mina Gregori, Ezio Raimondi, Giovanni Gentili, Wolfang Prohaska, Lorenza Mochi Onori, Sir Denis Mahon.
Il Sito internet ufficiale della mostra: www.guidocagnacci.com