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2 Maggio 2014 | Mostre

Al MAST di Bologna il capitale umano nell’industria

Le persone nei luoghi di lavoro in oltre 200 scatti di 41 grandi fotografi. Fino al 30 agosto

A cura di Carlo Tovoli

Si può parlare oggi di industria senza i lavoratori? Certamente una tale affermazione era impensabile fino a qualche decennio fa, prima che l’inarrestabile ondata di automatizzazione trasformasse la produzione in un processo affidato in gran parte alla sola tecnologia. E’ comunque indubbio che la cosiddetta “rivoluzione industriale” in 250 anni ha stravolto radicalmente la vita delle persone.

Prima del suo avvento la vita e il lavoro (in prevalenza agricolo o artigianale) seguivano il ciclo naturale e biologico, il sorgere e il tramontare del sole e l’avvicendarsi delle stagioni. La fabbrica ha obbligato l’uomo a spostarsi dalla campagna alla città e per la prima volta ha regolamentato e quantificato con precisione le ore del lavoro e, di conseguenza, il tempo libero. Il “capitale umano”  e l’industria diventano così una unica grande entità. Alcune grandi fabbriche si strutturano come vere e proprie comunità operative; al loro interno si esercitano i più diversi mestieri e si formano eserciti di apprendisti. Il vitto è offerto nelle mense o nei ristoranti aziendali. Risalgono all’inizio del XX secolo le prime case del popolo per il personale delle aziende, che offrivano ai lavoratori non solo docce e bagni, ma anche occasioni di svago, intrattenimento e formazione. Molte squadre di calcio portano il nome di un’azienda: il Bayer Leverkusen è solo un esempio tra tanti.

Certo il rapporto “capitale umano/industria”  è un rapporto spesso teso: la storia dell’industria è anche una storia di sfruttamento e di lotte e scioperi per ottenere condizioni lavorative migliori. Il progresso sociale è figlio anche di questi conflitti e non si può tacere il ruolo determinante che il “capitale umano” da sempre svolge nello sviluppo dell’economia e della società.

Gli oltre 200 scatti in mostra raccontano mirabilmente questa storia in una selezione di opere, a cura di Urs Stahel, tratta dalla collezione della Fondazione Mast. Tra gli autori delle immagini ci sono tra i più grandi fotografi a livello internazionale: Margarete Bourke-White, Robert Doisneau, Erich Lessing, August Sander, Sebastiao Salgado, per citarne alcuni. Ma non mancano gli scatti anonimi, spesso di collaboratori delle fabbriche e delle imprese, come ad esempio la serie commissionata dalla confederazione industriale belga a fine Ottocento, che ci fornisce un interessante sguardo “dall’interno” e “orientato” dall’alto.

E poi il lavoro dell’uomo nelle miniere (anche nelle immagini, terribili, di Salgado del 1986 delle miniere d’oro della Serra Pelada, in Brasile), nei grandi impianti delle industrie metallurgiche, meccaniche e nelle fabbriche tessili, ma anche nei cantieri stradali, ferroviari e navali e nelle centrali elettriche, mettendo a confronto strumenti, metodi e condizioni di lavoro dall’Ottocento ad oggi. Il lavoro femminile ad esempio dà vita alla prima catena di montaggio della produzione industriale: ad esse in genere sono affidati i lavori meno qualificati e di routine, sotto il controllo severo di sorveglianti uomini (eccezion fatta per l’Unione Sovietica dove la donna è trattata con pari dignità rispetto all’uomo e il tutto in una rappresentazione esaltante ed euforica).

Tornando in Italia ci parlano di emigranti, di pendolari e di lavoratori in lotta le immagini di Tano D’Amico degli anni Settanta. Ai “proletari” e ai “colletti bianchi” si contrappongono le immagini degli imprenditori, degli industriali, dei manager e persino dei loro “tavoli del potere”, mirabilmente fotografati da Jacqueline Hassink.  
La mostra, a ingresso gratuito, è aperta dal martedì al sabato, dalle 10 alle 19 ed è assolutamente da non perdere. Anche per gli spazi del MAST, che ci fanno sognare di essere in una delle grandi capitali del mondo. Per ulteriori informazioni:
http://www.mast.org/capitale-umano-nellindustria/

Un saluto dal vostro corrispondente a Bologna Carlo Tovoli

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