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14 Novembre 2006 | Mostre

N°35-ARTI MUSICA E SPETTACOLO

A Ferrara con André Derain.

A neanche mezz’ora  di treno da Bologna, immersi nella nebbia settembrina, raggiungiamo  Ferrara dove nello splendido palazzo dei Diamanti, chiamato così per la sua facciata di pietre grigie  sfaccettate a punta, proprio come diamanti, è ospitata fino al 7 gennaio una retrospettiva dedicata ad André Derain ,  nato il 17 giugno del 1880 a Chatou, una piccola città lungo gli argini della Senna a pochi chilometri da Parigi, famosa per essere stata frequentata dagli impressionisti e dove Renoir dipinse  la sua splendida Colazione dei canottieri.


Il nostro viaggio è l’occasione per riscoprire una figura chiave nella storia dell’arte moderna. Pioniere delle più audaci avanguardie artistiche del primo Novecento, dal fauvisme al cubismo, precursore del classicismo degli anni Venti e Trenta, Derain è stato celebrato nei primi decenni del secolo scorso come uno dei massimi artisti viventi, al pari di Matisse e Picasso. Poi la sua fortuna è tramontata dopo la seconda guerra mondiale, in parte a causa dell’atteggiamento controverso durante l’occupazione tedesca, in parte a causa dell’orientamento modernista e anticlassicista che ha attraversato la vita culturale del dopoguerra. Per lungo tempo poco studiato solo di recente alcune pubblicazioni scientifiche e una serie di importanti rassegne internazionali hanno riacceso l’interesse su Derain, restituendogli il suo posto tra i grandi maestri del Novecento. Questa rassegna, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con lo Statens Museum for Kunst di Copenaghen e curata da Isabelle Monod-Fontaine, è la prima retrospettiva dedicata in Italia a Derain da trent’anni a questa parte. La collaborazione di alcuni tra i maggiori musei del mondo ha permesso di ricostruire le diverse fasi del suo percorso creativo, dal 1899 alla data della sua morte avvenuta nel 1954.


La selezione di opere giovanili con cui si apre la mostra  dedicata a Derain racconta quel brevissimo volgere di anni in cui il pittore, bruciando le tappe, assimilò le conquiste degli impressionisti, di Van Gogh e di Gauguin, per approdare a quella rivoluzione nell’arte moderna che fu il fauvisme, prima avanguardia storica, all’alba del Novecento, che ha sovvertito i canoni della rappresentazione classica e naturalistica per tradurre sulla tela, in un’esplosione di colori puri, l’universo delle emozioni che agitano l’animo dell’artista di fronte alla realtà. Una sequenza di capolavori accompagna il visitatore alla riscoperta di questa straordinaria stagione: I dintorni di Collioure (1905), che documenta l’incontro con l’abbagliante luce mediterranea e il sodalizio artistico con Matisse; Il ponte di Waterloo (1906-07), eseguito in seguito ai soggiorni a Londra su incarico del celebre mercante d’arte Ambroise Vollard; o ancora un manifesto della vita bohémien di Montmartre come Donna in camicia (1906), dipinto con colori dissonanti ed una grafia nervosa e caricaturale, che mettono a nudo l’indole felina e provocatoria della modella.


Il fascino occulto dell’arte primitiva, insieme alla grande lezione di Cézanne sono la chiave della successiva svolta di Derain. Essa trova espressione innanzitutto nella xilografia e nella scultura in pietra, di cui uno dei rari, bellissimi esempi è Nudo in piedi del 1907, un’“Eva” tahitiana o indiana dai volumi appena sbozzati. Nelle nature morte e nei paesaggi del sud della Francia e della Spagna (1907-11), protagonisti della sezione successiva, il pittore sperimenta una semplificazione geometrica delle forme che affianca le prime ricerche cubiste degli amici Picasso e Braque.


La parte centrale della rassegna di Derain è dedicata ai ritratti e alle nature morte del cosiddetto periodo “gotico” (1912-14), maestose e ascetiche icone, ispirate alle origini dell’arte occidentale, che esercitarono una misteriosa seduzione su generazioni di artisti e poeti. Un nucleo eccezionale di prestiti provenienti da San Pietroburgo, Copenaghen, Parigi, Washington e New York ha permesso di riunire alcuni tra i massimi esiti di questa grande stagione del pittore, fra i quali il Ritratto di Lucie Kahnweiler (1913), due celebri versioni del Ritratto di ragazza (1913-14), o ancora la Natura morta con tavolozza (1914).


Dopo la drammatica parentesi della prima guerra mondiale, Derain non cessò più di interrogare i maestri del passato e di inseguire i loro segreti perduti, reinterpretando in chiave moderna la pittura Tiziano, di David o di Renoir. Lo documenta in mostra una galleria di ritratti e di nudi degli anni Venti e Trenta, splendidamente eseguiti, spogli di ogni elemento accessorio e torniti da una calda luce dorata, come Nudo del 1925 ispirato a Renoir. Un posto di rilievo è poi riservato alla serie dei ritratti della nipote Geneviève (1931-38), ancora adolescente oppure già ragazza, che ebbero un’influenza determinante sulla pittura di Balthus.


La mostra si chiude con le grandi composizioni decorative eseguite a partire dal 1935, scenografiche celebrazioni della “bella pittura” e con l’ultimo autoritratto, toccante e intenso .


Intervista a Manot-Fontaine, curatrice della mostra.


Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, fax 0532.203064,
e-mail:
diamanti@comune.fe.it, WS: www.palazzodiamanti.it

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