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18 Aprile 2006 | Archivio / Economia

N°8-PARLANDO DI ECONOMIA

I mestieri tradizionali: le tele romagnole

Arrivando nel centro di Gambettola una serie di cartelli ben visibili segnalano la presenza delle ‘‘tele stampate’’. Una casa, posta nel centro del paese, ospita da sempre la stamperia Pascucci. All’interno della prima sala, negli scaffali, sono riposti gli articoli prodotti, dal soffitto pendono ad asciugare le tovaglie nei diversi decori. Nella sala accanto, nella vecchia bottega, c’è il mangano ottocentesco: la bottega è ancora a conduzione familiare, due fratelli e i loro figli, con altri dipendenti, però la produzione non si svolge più nei locali storici ma nel nuovo padiglione che sorge accanto. Affacciandosi al nuovo locale, molto ampio, si vedono tanti banconi è l’aria è impregnata di un forte odore di aceto, elemento caratteristico nella produzione del colore ruggine.

Ecco un’attività artigianale di tradizione che è arrivata fino a noi, le tele stampate di Romagna.


La mancanza di una specifica documentazione storica consente solamente di formulare ipotesi attorno all’epoca di nascita delle botteghe di tele stampate. Probabilmente sono le ultime sopravissute di un gruppo di botteghe diffuse nello Stato Pontificio e nella stessa Roma sino alla fine del XVIII secolo, rimaste in Romagna perché in queste zone questa attività si trova in qualche modo legata alla pratica agricola e alla religiosità popolare. Infatti l’usanza di stampare tele in Romagna viene soprattutto messa in rapporto con la produzione di coperte da buoi, con l’effigie di S. Antonio Abate, protettore degli animali domestici.


Alla fine dell’800 la tessitura domestica va scomparendo, ma le tele vengono ancora portate nelle stamperie per essere decorate, magari solo alcune, solo quelle del corredo, ma si cerca il valore simbolico della continuità e della identificazione culturale con la propria terra.


Attualmente il numero delle botteghe che hanno come attività principale lo stampaggio su tela è minimo, tra le più antiche e caratteristiche, oltre a Pascucci di Gambettola, c’è la bottega Marchi a Santarcangelo di Romagna. Entrando nella bottega di Alfonso Marchi ci si perde in un’atmosfera fuori dal tempo, i gesti del lavoro sono sicuri e precisi, ma al tempo stesso senza fretta: l’obiettivo non è quello di impiegare il minor tempo possibile, ma quello di fare un buon lavoro. Marchi proviene da generazioni di stampatori, fin da bambino non ha mai pensato di fare un lavoro diverso da questo, e anche suo figlio ha fatto la sua stessa scelta e sta già lavorando a bottega con lui.


La tecnica della stampa dei tessuti con il metodo tradizionale consiste nell’utilizzo di stampi di legno di pero intagliati dall’artigiano stesso con motivi decorativi, tratti da un repertorio di tradizione molto ampio, galletti, tralci di vite, grappoli d’uva, rustici boccali, pigne, spighe, tori infuriati, arricchito da motivi nuovi, come la mezza mela di Tonino Guerra.


Gli stampi vengono impregnati di una pasta colorata ottenuta, sulla base di elementi naturali trattati con procedimenti a cui ogni singolo artigiano apporta piccoli perfezionamenti. Gli stampi vengono appoggiati sulla tela e su di essi con un mazzuolo si vibrano colpi che trasferiscono il disegno. Si provvederà poi all’asciugatura e al fissaggio. Il più tipico dei colori utilizzati è il ruggine, ottenuto con ossido di ferro dolce. Ma come si riconosce una tela stampata industrialmente da una stampata a mano? Industrialmente viene impressa una patina sul tessuto, mentre nelle stampe artiginate il  tessuto si tinge nei diversi colori restituendo la trama originale: il tessuto è tinto e non verniciato.


E’ difficile prevedere per quanti anni ancora questa attività tradizionale resisterà viva e intatta: ma ancora oggi non manca mai una tovaglia tradizionale dal corredo di una sposa romagnola.


http://www.comune.forli.fo.it/cultura/musei1.asp

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