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10 Dicembre 2007 | Archivio / Economia

N°87-PARLANDO DI ECONOMIA

Distretti industriali: quello emiliano-romagnolo è il quinto in Europa.

Uno studio della Commissione europea sui distretti industriali (il titolo originale è “Innovation clusters: A statistical analysis and overview of current policy support”) ha posto l’Emilia-Romagna al quinto posto tra le regioni più brillanti d’Europa. Ci precedono, quanto a numero e rilevanza dei poli innovativi, Lombardia, Veneto, regione  di Istanbul e Catalogna, anche se i poli di eccellenza italiani scontano il limite di essere piccoli e poco specializzati. Abbiamo tre regioni italiane tra le prime cinque, ma non abbiamo tanti poli produttivi a “tre stelle”, cioè iper specializzati, secondo la classificazione fatta dal centro di ricerca Merit di Maastricht, che premia con le tre stelle solo l’8 per cento dei distretti europei. Se la Lombardia vince per numero, Emilia-Romagna e Veneto hanno totalizzato più poli a tre stelle; ma ci sopravanzano altre regioni europee, come quella di Stoccarda in Germania, e anche regioni rumene e turche. E’ successo, infatti, che la delocalizzazione ha creato del know-how locale in Paesi come la Romania per quanto riguarda i grossi macchinari o la Turchia per il tessile. E così, il “made in Italy” viene scalzato dai propri primati, come nel settore dell’arredamento, dove Lituania e Polonia hanno superato per grandezza e importanza il polo produttivo del Friuli.


Se consideriamo le eccellenze di settore in Europa, troviamo che i francesi sono i migliori nell’alimentare, con i distretti di Rennes e Nantes al primo e secondo posto; nell’information technology eccellono inglesi e tedeschi; nell’automobilistico tedeschi e italiani (grazie al polo di Torino, cioè la Fiat); nel settore tecnologico l’Emilia-Romagna è il distretto più importante d’Europa dopo quello di Stoccarda in Germania. 


I cinque distretti d’eccellenza in Italia, oltre al tecnologico dove eccelle la nostra regione, sono quello veneto per infissi e finiture, quello piemontese per l’auto, il marchigiano per le calzature e il friulano per l’arredamento.

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