La tradizione della lavorazione artistica del ferro battuto in Emilia-Romagna può vantare una continuità dai tempi più antichi fino ai giorni nostri.
Un percorso testimoniato da autentiche opere d’arte, come la cancellata romanica di Bobbio, in provincia di Piacenza, o il quattrocentesco balcone di palazzo Bevilacqua a Bologna, o ancora le più tarde realizzazioni del Malagoli a Modena o quelle dei molti artisti che, nel XVIII secolo, dettero forma alle ringhiere e alle cancellate di tanti palazzi piacentini.
Un contributo importante fu quello della Officina Matteucci di Faenza, che pur avendo origini più antiche iniziò la sua stagione più importante a partire dalla metà dell’800 e terminò la sua attività negli anni Sessanta.
Non mancano tra Otto e Novecento altri esempi significativi, come i ferri battuti del villino liberty Melchiorri a Ferrara o quelli di Sante Mingazzi le cui opere fanno parte delle collezioni del museo Davia Bargellini di Bologna, dove è esposta anche l’insegna dell’officina, che si trovava in via S.Stefano.
Ancora attiva a Bologna è invece la bottega di Antonio Prata, scomparso solo da qualche anno quasi centenario, ma che ha passato il testimone al figlio Giancarlo e al nipote Pierluigi, che oggi continuano ad alternarsi alla fucina. E’ necessaria una grande passione, ci hanno confermato questi artisti del ferro battuto, per scegliere questo tipo di attività. Una passione che può nascere in modi diversi ma che certamente è favorita da una frequentazione precoce e molto assidua della bottega.
Sono molte le componenti che concorrono a formare un bravo artigiano, dall’abilità manuale alla pratica del disegno, dalla conoscenza dei materiali e delle tecniche alla capacità di inventarsi e di costruirsi gli strumenti del mestiere in funzione dei risultati. Senza dimenticare la forza fisica, indispensabile per realizzare particolari tipi di opera, alla precisione che consente di rispettare modelli tradizionali o, viceversa, alla creatività che continuamente rinnova le forme.
I cancelli, i tavoli, le testiere, le specchiere, i lampadari, ma anche gli animali e i fiori della collezione Prata, costituiscono la prova tangibile dell’esistenza di queste componenti insieme ad altre due non meno importanti, come il gusto e la poesia. Le parole e i ferri battuti dei Prata rimandano anche alla storia e all’arredo urbano di Bologna che, anche se ha visto scomparire durante il periodo bellico molte delle loro realizzazioni, conserva ancora preziose testimonianze del loro lavoro.