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La musica della campagna

Un viaggio in regione attraverso la musica

2 novembre 2013

Musica. Giuseppe Verdi: Otello – Ballabili dall’Atto III (direttore Gianandrea Gavazzeni).

Siamo ancora qui, cari amici, a girare per la Bassa parmense, a domandarci cosa ci facciamo in questo posto basso e vuoto, con la musica di Giuseppe Verdi nelle orecchie. E’ stato detto da molti scrittori che, là dove lo sguardo vaga senza incontrare limiti, senza potersi appoggiare alle linee verticali delle montagne o alla distesa orizzontale del mare, è la fantasia a riempire il vuoto dei campi gialli e verdi. Qui Ludovico Ariosto ha immaginato il viaggio di Astolfo sulla luna, e qui il melodramma verdiano si è intriso di nebbia e furore. I drammi di Shakespeare rimasti sul comodino del letto di Verdi a Villa Sant’Agata, riaprono le loro pagine nel tumulto della musica e sul palcoscenico, dove ci appaiono la folle sete di potere di Macbeth, il pallore di Desdemona, la nera pelle di Otello.

Musica. Giuseppe Verdi: Otello – Già nella notte densa (direttore Giuseppe Patanè; Luciano Pavarotti tenore, Mirella Freni soprano).

Meravigliosa giornata di ottobre, con la nebbia mattutina che prima ha inghiottito i mostri e i fantasmi shakespeariani, e poi si è diradata regalandoci una dolce luce autunnale, un sole che ancora illumina le foglie gialle e rosse ai piedi degli alberi spogli. Girando e rimirando a caso tra i campi e le costruzioni, le case squadrate e i fossi, eccoci arrivati a lambire le magie manieriste di Fontanellato, con quello specchio d’acqua intorno alla rocca che rimanda alle favole padane dipinte all’interno dal Parmigianino. L’artista in odore di alchimia, per lenire il dolore di una gran dama cui era morto il figlioletto, mette in scena in una sala piccola e buia il mito del cacciatore tramutato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani. La sua colpa è di essersi imbattuto per caso nella dea e di averla vista nuda mentre faceva il bagno. In questa stessa saletta, la dama veniva a meditare sulla crudeltà della natura che, come condanna l’innocente cacciatore, così toglie un figlio alla madre.  

Musica. Giuseppe Verdi: Ernani – Preludio (Orchestra del Teatro Comunale di Bologna; direttore Arthur Fagen).     

Crudele natura, quella che abbiamo abbandonato a Fontanellato, e che ci fa vivere in una terra, la Bassa attraversata dal Po, che non è di devastante bellezza, oceanica o equatoriale, come le passioni scatenate dal melodramma verdiano, anzi – scriveva Verdi nel 1858 –“è impossibile trovare località più brutta di questa, ma d’altronde è impossibile che io trovi per me ove vivere con maggiore libertà”. Dalla sua terra, che amava profondamente, Verdi traeva ispirazione e conforto. In una lettera all’editore francese del Maestro,  Giuseppina Strepponi, la seconda moglie, scriveva: “Il suo amore per la campagna è diventato mania, follia, rabbia, furore, tutto ciò che voi volete di più esagerato. Si alza quasi allo spuntar del giorno per andare ad esaminare il grano, il mais, la vigna. Rientra rotto di fatica”.

Musica. Giuseppe Verdi: La Traviata – Atto I. Si ridesta in ciel l’aurora (coro del Teatro Comunale di Piacenza).

E’ una storia di terra e di musica, quella di Verdi, che fu di fatto un abile imprenditore agricolo e utilizzò molti dei suoi guadagni per acquistare fondi e terreni nel territorio nativo, tra le province di Parma e Piacenza. “Lui – scrive Alberto Cavallari - è diviso tra i campi e la musica, sbanca terreni, scava pozzi artesiani, risana la terra sotto gli argini, segue la produttività dei contadini, compra poderi. Intanto scrive, nel chiuso del suo laboratorio musicale di campagna, e nascono Rigoletto e Trovatore, Traviata e Ballo in maschera, Forza del Destino e Don Carlos, Aida e Falstaff”. E’ una musica che sa di zolla e di terra arata, di brina e di nebbia, di carne di maiale, di stalla e di formaggio. E’ la musica della campagna padana.  

Musica. Giuseppe Verdi: I Lombardi alla prima crociata – La mia letizia infondere (direttore Giuseppe Patanè; tenore Luciano Pavarotti).

Note

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

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