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La polvere di Morandi. Parte I

Un viaggio in regione attraverso la musica

Bill Wells & Maher Shalal Hash Baz: The dust of months.

Cominciamo, cari ascoltatori, con un brano che a noi piace tantissimo e si intitola “La polvere dei mesi”. C’è tanta nostalgia in questo pezzo, così come c’è nella polvere che si deposita sulle cose e segna il trascorrere delle ore, il passaggio del tempo. Attraverso la polvere, il mondo appare così com’è, vale a dire, destinato a sparire. La legna che bruciando si consuma, il paesaggio che si fa color cenere quando entra nel regno delle nebbie, le pallide luci del tramonto, sono tutte immagini del dissolvimento. Oppure tutto continua ad esistere in eterno, come il sole dopo il tramonto, come afferma il filosofo Emanuele Severino? Per lui, il divenire non significa annientamento, ma “entrare ed uscire delle cose dal cerchio dell’apparire”. Non vogliamo fare della filosofia, ma solo registrare i pensieri che ci vengono in mente davanti ai quadri di un genio della pittura, Giorgio Morandi. Guardare le cose e saggiarne la consistenza, vedere quanto dura la loro immobilità o quanto ci mettono a sparire: sono questi i pensieri che vengono in mente a noi davanti alle famose nature morte dell’artista bolognese.  

 Perry Blake: Still lives.

“Nature morte”, s’intitolava questo brano di Perry Blake. Parliamo di Giorgio Morandi, e cerchiamo le musiche adatte a raccontare la polvere che i suoi quadri rendono visibile, perché il 7 novembre è stato inaugurato il nuovo allestimento del Museo Morandi di Bologna, a cinquant’anni dalla morte del maestro. E il 14 novembre ha aperto a Seoul la mostra “Giorgio Morandi in Corea”, la prima personale a lui dedicata nel paese asiatico. Non vogliamo raccontarvi né la sua vita né la sua arte, ma cercare di capire cosa ci insegna oggi la sua pittura fatta di polvere e immobilità. E’ noto che la vicenda di Morandi si caratterizza per la fedeltà a pochi motivi: qualche squarcio di paesaggio collinare intorno a Bologna e le nature morte di oggetti casalinghi, come bottiglie, brocche, fruttiere, vasi polverosi, caraffe, lumi a petrolio. Ma questa monotonia di temi contiene una moltitudine di idee ed emozioni che pochi altri artisti posseggono. Dal punto di vista musicale, sempre per stare nella nostra regione, troviamo altrettanta ricchezza in un gruppo ormai sciolto, i CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti), che nel 2006 con il loro leader Giovanni Lindo Ferretti facevano uscire un disco bellissimo contenente questa canzone, “Polvere”. “L'ultimo prete Inca avvicinando la morte / radunò attorno a se pochi superstiti / le mani quasi giunte su un arbusto mai visto /
sedeva accovacciato sulla terra
”, dice il testo. L’inca muore pregando il “crudele Salvatore” dei cristiani, che allevia le sofferenze alle amate creature, ma gli spagnoli … gli spagnoli “li polverizzerà”.

 Giovanni Lindo Ferretti & CSI: Polvere.

Siete davanti a un quadro di Morandi e cosa pensate? A parte i soliti distratti, che fotografano col telefonino un quadro dietro l’altro e vanno via, voi se avete voglia e tempo potete soffermarvi e capire. La fedeltà dell’artista a figurazioni che sono sempre le stesse, rivela il suo modo di vedere le cose: l’atmosfera che le circonda è assorta, ma partecipe: c’è chi ha parlato di intimismo crepuscolare, di arcana essenzialità. E’ una pittura ridotta ai minimi termini, che descrive cose da niente, cose di tutti i giorni, con colori contenuti e umili. Le cose sono pervase di immobilità: c’è silenzio nella pittura di Morandi. E solitudine. Il suo studio di via Fondazza era una stanzetta con una finestra che dava su un piccolo cortile. Il grande fotografo reggiano Luigi Ghirri diceva che i quadri di Morandi gli facevano venire in mente la luce di una vecchia lampadina che pendeva dal soffitto. E a voi? Intanto che ci pensate, ecco un brano di Brian Eno. S’intitola “Dust shuffle”e ha a che fare con il “mescolare la polvere”.

 Brian Eno: Dust shuffle.

Vedete, cari amici, quante belle musiche ci ispira il tema della polvere. Dicevamo di Ghirri, per il quale certe nature morte, scure e tetre, di Morandi, dipinte tra gli anni Venti e i Trenta, si potevano spiegare con la luce fioca di vecchie lampadine. Quando la luce del giorno cala perché si avvicina il crepuscolo, o un temporale abbuia momentaneamente il cielo, ecco: è quella l’ora di Morandi. Le cose si raccolgono in se stesse, stanno in posa su un tavolo come vecchie bottiglie. Scriveva Rilke: «E queste cose che vivono di morire / lo sanno che tu le celebri; passano / ma ci credono capaci di salvarle, noi che passiamo più di tutto». E allora polvere sia: polvere, nient’altro che polvere …    

Orchestra Romagna Nostra: Polvere.

 

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Note

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redighieri.

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