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Come pesci sulla luna

Un racconto di Rebecca Rossi tratto dall'antologia "Ernest 2" del collettivo indipendente "Ernestvirgola" (ernestvirgola.blogspot.it/).

Giornalista e scrittrice, bolognese, Rebecca Rossi fa parte della squadra di “Ernestvirgola”, un’etichetta indipendente che riunisce narratori, fumettisti e illustratori accomunati dal motto “Dietro le cose ci sono le persone”.


Nel mare della tranquillità ci sono tanti pesci.
Questi pesci sono grigi, come molti pesci.
Ma questi sono grigio lunare, perché il mare della tranquillità è sulla luna.
Non si vedono molto bene, si confondono con il fondale.
Come camaleonti della luna.
Si intravedono quando, nuotando, coprono qualche pietra sul fondo.
Ma non nuotano quasi mai, stanno spesso fermi.
Per loro non è facile nuotare, perché nel mare della tranquillità non c’è acqua, solo aria tranquilla.
Sulla luna c’è tanta tranquillità e i pesci sono molto tranquilli.
Ecco perché non si vedono.

La sveglia schiaffeggiò Katie con le urgenze, la quotidianità, le scadenze, la realtà. E tante altre parole faticose.
– Sì, adesso mi alzo. Il non ne ho voglia non esiste.
Ci sono due tipi di ansia. Quella centrifuga esplode e si sparge fragorosamente tutt’intorno. Quella centripeta, apparentemente controllata, in realtà repressa, implode in una nebbia velenosa e ha strascichi più lunghi. La prima si sfoga in una disordinata iperattività. La seconda paralizza nell’immobilità. Entrambe, però, sono grandi generatori di energia, se ben incanalata e maneggiata.
Katie non era in grado di dominare né l’una né l’altra, né con lo yoga o gli psicofarmaci, né allontanandosi da casa. Ora, però, c’era chi se ne occupava per lei.
Era stata ingaggiata dalla VGME, una piccola società in New Mexico, controllata dalla più nota Virgin Galactic. Durante l’inaugurazione del primo Spazioporto del mondo, Steve Landeene, direttore esecutivo della Virgin Galactic, aveva annunciato, nel suo discorso di prammatica:
– Non siamo lontani dall’inizio di una nuova era spaziale. Il nostro scopo non è solo portare turisti oltre l’atmosfera terrestre, ma anche abbattere i costi delle ricerche benefiche, trasferendoli nello spazio.
“ME” stava appunto per Moon Experiment e Katie si era traferita apposta dal Massachusetts al New Mexico. Non per lavoro. Per fornitura.

C’è da precisare, a scanso di equivoci, che Katie è solo Katie, commessa in un negozio di gioiellini di turchese, proveniente dagli scarti delle miniere Cerillo di Tiffany.
Non c’entra con Kate Winslet, attrice e moglie di Ned Rockroll, nipote del fondatore della Virgin, Richard Branson, miliardario che aveva offerto un volo turistico spaziale ai neosposi come regalo di nozze. L’unica caratteristica in comune tra Katie e Kate era l’idiosincrasia per My heart will go on, la canzone del film Titanic: troppo melensa.
Ciò detto, quasi tutti i giorni, dopo il lavoro, Katie incontrava il dottor Fritz Polen, cervello in fuga tedesco e ricercatore di psicobiologia astronautica.
Un pomeriggio sì e uno no, il dottor Fritz Polen attaccava degli elettrodi alla testa di Katie, la trapanava di domande e immagazzinava la sua ansia nei propulsori della VGME. Le sue associazioni di idee, insieme al sole dell’incantevole New Mexico, facevano funzionare lo Spazioporto. A volte, tutto cominciava da un aneddoto, come un film o una pausa caffè nella cucina per i dipendenti della VGME.

– Le stoviglie lasciate nel lavello o sul gocciolatoio per più di 48 ore saranno buttate via!
La cucina era tappezzata di minacciosi cartelli scritti in verde. Forse, pensava Katie, il verde speranzoso alleviava la perentorietà del messaggio. Come insegnano Lucrezio e Mary Poppins, un colore tranquillo fa da miele o zucchero per addolcire la medicina o pillola.
– Si prega di non prendere dal frigorifero cibo altrui. Questo si chiama rubare!
Sembra che, anche per cittadini brillanti come si presume siano gli ingegneri e i ricercatori della VGME, l’unico sprone sia la paura di una punizione o, peggio, il terrorismo, più del buon senso o la solidarietà.
– Se vi cade del ghiaccio sul pavimento, siete pregati di raccoglierlo o qualcuno scivolerà.
Bisogna fabbricare la paura per venderne l’antidoto, che si tratti di una guerra contro le formiche o contro un capro espiatorio non americano, commentava Katie, ripensando al documentario Fahrenheit 9/11, rivisto la sera prima.
Sì, insomma, a Katie la cucina della VGME sembrava un’allegoria della mentalità americana. Tutto ciò le suscitava decisamente molta ansia e sia il dottor Polen che i propulsori della VGME ne gioivano.

Qualunque fosse il pretesto, di solito il dottor Polen era neutro e professionale. Solo quel giorno era un po’ distratto e finalmente perturbabile. Aveva appena vinto un premio a Baltimora grazie al suo studio “sull’incidenza di una dieta ricca di fibre solubili sul metabolismo dei brutti sogni e la riduzione del colesterolo cattivo negli adolescenti caucasici”.
Congratulandosi, Katie rifletté che non era mai stata a Baltimora, ma che anche in Maryland passava l’Appalachian Trail, il più lungo e stretto parco nazionale americano, il sentiero omonimo su cui, nel tratto vicino a casa, aveva trovato il suo angolo di mondo preferito.
In estate il tramonto baluginava sul Connecticut River come un’enrosadira. A Katie piaceva andare al “posto bello” sulla riva del fiume, dove non c’era mai nessuno, niente voci né sorveglianza. Si denudava come una bambina, lasciando i vestiti appesi ai rami e si immergeva nell’acqua, incurante del freddo e della vischiosità delle alghe.
Attorno a lei non c’erano che aceri e ragni. Tutto era in armonia. L’acqua era pulita, luminosa, invitante. Katie si sentiva libera e tranquilla. Dopo rimaneva seduta sul terriccio bagnato a guardare la luna che intanto risaliva il buio.

Tre secoli prima sarebbe bastata questa abitudine melancolica e solitaria per condannarla al rogo. Ora, tuttalpiù, rischiava di essere guardata con pietà, per scarsa integrazione in una comunità operosa ed esemplare. Ma lei ci andava quasi tutti i giorni. Poi lesse l’annuncio della VGME e decise di partire.

Soffrono di strepituria ondivaga tanto gli uomini quanto le donne.
Più di tutti, gli abitanti delle coste dell’oceano procelloso.
Agli uomini si prescrive un catoplasma di nasturzio acquatico ben cotto, applicato caldo al pettignone.
Alle donne si consiglia un suffumigio con endimione, selenella e bacche di latmo.
Più di qualunque decotto o medicamento, giova, però, la fuga verso lidi più quieti.
Ecco perché sul lato sinistro della luna non si incontra anima viva.
Né anima generica.

Il dottor Fritz Polen stava connettendo gli elettrodi, mentre Katie ricordava quei momenti al fiume. La piacevolezza di quella divagazione la fece sentire tranquilla come un pesciolino della luna. E ai propulsori non arrivava alcun segnale.
Se ne accorse prima Katie del dottor Polen, assorto nei suoi successi. Ma intercettando lo sguardo interrogativo della sua cavia, in un attimo gli fu tutto chiaro. Tentò di dissimulare, incalzandola con le solite domande che innescavano la trasmissione, ma lei non rispondeva. Non protestava nemmeno. Semplicemente, anzi tranquillamente, non stava più al gioco.
Il non ne ho voglia esiste. A un certo punto cominciò Katie a porgli delle domande e lui fu costretto a rivelarle la teoria della Regina Rossa.
Fin da studente, Fritz Polen aveva manifestato una mente poliedrica e curiosa di tutto, capace di creare fertili connessioni fra gli ambiti del sapere più disparati. Si era iscritto a medicina, ma più che curare il prossimo, a lui piaceva indagarlo. Più che specializzarsi in qualcosa, desiderava continuare a studiare.
La psicobiologia astronautica era il risultato di una serie di stimoli partiti dalla metafora della Regina Rossa di Alice attraverso lo specchio nella biologia evoluzionistica. “Ci vuole tutta la velocità di cui si dispone se si vuole rimanere nello stesso posto. Se si vuole andare da qualche parte, si deve correre almeno due volte più veloce di così”.

In termini evoluzionistici, equivale a dire che le diverse specie sono impegnate in una costante gara per la sopravvivenza e devono correre incessantemente per mantenere la propria adattabilitànel sistema in cui vivono con le altre specie. Vi è un continuo co-adattamento, in cui i sistemi si modellano l’un l’altro, in un infinito gioco di specchi.
Un bel giorno, anzi una bella notte, contemplando la luna, specchio cosmico del pianeta Terra, il dottor Polen aveva avuto l’intuizione per giustificare la sua teoria e farsi finanziare l’esperimento.
Bisogna evolversi sempre più velocemente e la corsa verso lo spazio è l’attuale sfida contro l’estinzione dell’umanità, sfruttando l’affanno altrui e facendo leva su finalità benefiche.
– Che sciocca... –, pensò di sé Katie.
Il dottor Polen cercò di convincerla che essere parte di un grande progetto le offriva l’opportunità di dare un senso alla sua ansia ed essere utile al mondo. Ma non era quello il suo obiettivo. Lei voleva solo stare bene. Non aveva intenzione di seguirlo oltre nel suo delirio.

Nel mare delle ombre c’è la baia degli arcobaleni.
Da lì provengono acqua e colori alla Madre Terra, ogni volta che questa li comanda.
E quando piove dopo una lunga attesa, le tribù dei Nativi danzano grate e felici.
Le loro lacrime di gioia si mescolano alle gocce di pioggia.
Una volta asciutte, si trasformano nella pietra di cielo e d’acqua.
Così nasce la turchese, portatrice di buona sorte e protettrice dagli spiriti maligni.

Il giorno dopo, in negozio, erano arrivati dei nuovi braccialetti e Katie li stava disponendo in una teca. Mettere a posto gli oggetti aiuta a sistemare anche i pensieri.
Entrò un cliente e, alzando il capo, la riconobbe subito. Era proprio Kate Winslet!
Struccata e in jeans, era autenticamente bella, forse anche di più che con certi abiti da cerimonia improbabili. Capitata per caso dopo una passeggiata a cavallo nei dintorni, era stata attirata da un paio di orecchini in vetrina.
Katie si sentiva in dovere di dire qualcosa di più che: – Buongiorno, posso aiutarla? –, ma non sapeva da dove cominciare. Perciò, cominciò da lì.
Sarà stata l’abbondanza di pietre preziose intorno, con tutto il loro potere benefico, o la tranquillità della decisione intimamente maturata, o semplicemente l’entusiasmo dell’incontro, ma disse molto di più e finì che parlarono di tutto. Fu in quell’occasione che, sentendola alla radio, scoprirono di concordare sulla canzone del Titanic.

Kate Winslet era in New Mexico con il marito per patrocinare alla VGME le selezioni di aspiranti navigatori sulla luna per il primo reality show nello spazio. Katie non sapeva del reality, ma conosceva bene la VGME e raccontò a Kate la sua esperienza, delusione inclusa. Kate ascoltò e la consigliò.
A volte andare via e non tornare è solo questione di coincidenze, di coraggio, di incontri. A volte è questione di felicità. Spostarsi risponde a un’esigenza profonda di miglioramento.
– Che importa dove? La strada è la tua, la tua storia è unica. Qualunque scelta tu faccia, ci sarà sempre qualcuno che giudicherà e non capirà. La paura è grande, ma produce tanta energia.
Katie lo sapeva eccome, ma pensava che per Kate fosse facile. La sua vita distava anni luce dalla maggior parte dell’umanità.
Prima di andarsene, Kate suggerì a Katie una rivincita sul dottor Polen.

Dopo quel viaggio in New Mexico, Kate sarebbe tornata a Hollywood per girare un adattamento di Alice attraverso lo specchio, ma poi avrebbe colto l’offerta di turismo spaziale dello zio Richard. Kate avrebbe potuto far inserire Katie nella ciurma, per esempio come reporter dalla luna. Così Katie non sarebbe stata più un’ignara e sfruttata fornitrice di energia, ma quell’energia l’avrebbe tenuta per sé, diventando la protagonista di un progetto tutto suo. E chissà, da cosa avrebbe potuto nascere qualunque cosa.
Una casualità aveva avvolto Katie in una nebbia velenosa e un’altra gliel’aveva spazzata via. Che poi sta tutto qui, in una continua alternanza di demoni e pace.
Nell’indecisione tra andare e restare, tra correre e fermarsi, a volte, basta semplicemente stare tranquilli.

Nella baia degli arcobaleni tanti pesci colorati nuotano tranquilli.
Lungo la costa il nasturzio acquatico cresce rigoglioso, come il latmo, dalle bacche grosse e succose.
La temperatura è generalmente mite, ma si consigliano abiti invernali nei giorni di eclissi totale.


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Note

A cura di Vittorio Ferorelli. Lettura di Alessia Del Bianco

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