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I merli del giardino di San Paolo e altri uccelli

Poesie di Giancarlo Baroni tratte dal libro omonimo (Parma, Grafiche STEP editrice, 2016)

Cosa pensano gli uccelli da lassù? Cosa dicono di noi qui giù? L’ironia delicata di Giancarlo Baroni nasce da un punto di vista aereo, parte da un giardino nel centro di Parma per spiccare un volo sopra la terra. Volo dedicato a un editore coraggioso: Guido Leotta. 


ALZARSI IN VOLO

Sugli alberi

La vita sugli alberi non è
quella che immaginate. Spesso vediamo
le foglie dei più giovani
ippocastani del parco

diventare secche
senza un motivo; e poi sfaldarsi.
E anche, accovacciati sui tigli
che riempiono la strada

di profumi dolciastri,
osserviamo i pidocchi
che succhiano dalle foglie
come vampiri lo zucchero.

Sono mali che spingono a pensare
e ci inquietano. Nemmeno le querce
che un tempo rivestivano
enormi la pianura padana

ne sono escluse. Nel ramo
reciso delle farnie si insinua una carie
che le corrode. Sorprende
non ci abbia infettati

l’epidemia degli olmi
o il cancro dell’inchiostro dei castagni.
Quali uccelli verranno
dopo di noi? e quali piante?



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Rami

*

Mentre camminate
sotto i rami gocciolanti di un sempreverde
attenti a proteggervi dal fango
schizzato per la strada ci fiondiamo
decisamente fra le foglie sorridendo
se col ghiaccio vi bagniamo la schiena.


*

La noia si spinge fino in aria
non esiste solo quaggiù. In caduta
virando come aerei inseguite
allora lo sfinimento.
Conosciamo la vostra fitta
spola dai rami.



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Anatre e storni

*

Ci sono nel mare delle fessure
che non si rimarginano. Faglie, fratture
le stesse che scatenano i vulcani
e i terremoti. Sgorgano da queste
le specie ittiche più orrende.
Fra loro nocivi risalgono
i pesci siluro fino al torrente
dove le anatre immergono
come un radar il becco.

*

Gli storni sui rami pensano
di essere sopra a una nave
che senza rollare li trasporta
nei luoghi più inverosimili
dove è impossibile arrivare.
Appena dell’inganno si accorgono
imprecano e protestano,
si battono con le ali
scagliano addosso a noi
maledizioni, escrementi.


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Aeree frontiere

*

Nati prima degli eroi e della terra
a voi uccelli tocca
il primato sul mondo. Al primogenito spetta
sempre l’investitura.
Il nibbio è principe dei Greci
e l’ibis signore degli Egizi.
Come un’intercapedine, un’aerea frontiera
fra la gente e gli dei
sta la vostra città. I sandali di Mercurio

si spostano con le ali e il messaggero viene
rapido a farvi visita. Noi uomini giungiamo
fin lì con la preghiera
di predire il futuro. Giove con le folgori
e il fuoco di Vulcano
vi tolgono le parole
mutandole nel canto
che tutti vi invidiamo.

*

Intrecciato di piume e vegetali
poi murato col fango,
pensiamo il mondo abbia
forma di nido. Dentro la coppa accoglie

come un uovo la Terra. Salgono
le spinte rigogliose che il pianeta
riveste della crosta somigliante
ai vostri gusci.


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UNA GEOGRAFIA CELESTE
(richiama e commenta le immagini fotografiche dell’amico Giovanni Greci)

Una geografia celeste

*

Il reticolo celeste definisce
una geografia inconsueta.
All’apparenza rette lanciate a perdita,
parallele ideali, spigoli levigati
e volumi squadrati e rarefatti. Ma dietro
una caterva di curve e deviazioni,
non un labirinto
ma una geometria di scarti
di gallerie sbocciate su radure
di crocevia e di fughe.
La morte qui non saprà scovarti.

*

Vuoi andare
inseguire le trasparenze delle nuvole
gli inviti rovesciati all’orizzonte
e i segnali in fuga sulle strade.
Scappando verso il cielo
la spirale sarà
a disegnare il viaggio
infinita. Con te
aeroplano della tua vita.

*

È un mattino intorpidito e ruvido.
La nebbia si propaga come un suono fangoso
la eco contenuta delle foglie
i loro brividi. Dentro l’aria
gli odori della terra si sollevano
a macchie e spirali. Nello sfondo
comincia adesso il tempo a dilatarsi.

*

In questo spazio senza un centro
né dei percorsi certi
il vuoto ti attraversa.
È una terra di crepe
con delle rocce incise dal disordine
e poca vegetazione
però il cielo
il cielo davvero come un aquilone.

*

Ai confini fra la terra e il cielo
galleggia il tuo sofà.
Quando lo sgomento per le cose ti cattura
o la vertigine faticosa di un addio,
volteggi dentro l’aria raggiungendolo.
Allora proietti sul sofà
l’angolo allegro della tua memoria
ogni volta finalmente ringraziando
quanti hai amato.


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Dei pennuti

*

Dei pennuti è impossibile annoiarsi
non appena avvicinati si dileguano
basta questo per renderli mirabili
benché non gli interessi.

*

Li aspettiamo nei soliti luoghi
mirando fra nubi e rami
spuntano invece da dietro i cespugli
guardinghi a passo lento imitandoci.


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Da quassù

*

Nemmeno se guardiamo dall’alto
quando sembrate delle ombre
temiamo potreste scomparire
sospettiamo la vostra inesistenza.


*

Soltanto voi da quassù notiamo
un po’ irritanti quando vi alzate in volo.


*

A questa altezza i serpenti non esistono
molto oltre galleggiano per aria
in terra si trascinano
qui incontriamo soprattutto i nostri simili
e qualche oggetto che cerca di imitarli.


*

Dicono discendiamo
da un dinosauro immenso
ma i suoi figli risultano
piatti più della terra
a noi che li osserviamo
oggi dal cielo.



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Quando smettete di volare

La vita è emersa
dal mare come un sommergibile

ma le burrasche si sfogano al suolo
e i raggi raggiungono la terra
come voi quando smettete di volare.

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Note

A cura di Vittorio Ferorelli. Lettura di Fulvio Redeghieri

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