Estate: questa canzone di Bruno Martino, un grande successo degli anni ’60, ci introduce con le sue nostalgie balneari al tema della nostra puntata di oggi: Rimini e la Riviera Adriatica.
Musica: Bruno Martino: Estate
Il nostro viaggio dentro la musica e la cultura dell’Emilia-Romagna ci porta nella capitale delle vacanze perché da pochi giorni è cominciata l’estate, la dolce estate italiana. Le città si svuotano nei fine settimana, quando la gente si riversa in massa in Riviera. Reggio, Modena e soprattutto Bologna diventano città di pendolari: il lavoro inchioda ognuno al proprio posto dal lunedì al venerdì, poi, il venerdì pomeriggio, comincia il “liberi tutti!”. Negli uffici si accendono i condizionatori, sul desktop del computer si mettono foto di spiagge mediterranee o tropicali, mare azzurro, palme – per continuare a sognare l’altrove durante il tempo di lavoro.
“Son partito da Bologna / con le luci della sera / forse tu mi stai aspettando / mentre io attraverso il mondo…”. E così, come canta il bolognese Luca Carboni in questo brano che scalò le classifiche nell’estate 1999, si pianta tutto e si corre al mare sulla moto, sfrecciando lungo l’autostrada da Bologna a Rimini.
Musica: Luca Carboni: Mare mare
Rimini è la terra del tempo sospeso, la Mecca degli edonisti, degli spiriti leggeri. Trasgressiva e familiare, divertente e maledetta, disinibita e godereccia. A Rimini tutto si mescola: la pensioncina familiare e il topless in spiaggia, la mazurca di periferia e le mode giovanili che poi contagiano tutta Italia, le discoteche come passerelle per i riti e i balli più trasgressivi e i bambini che imboccano i delfini al delfinario. E naturalmente c’è il mare: un mare da bambini, per nulla insidioso, col suo fondale sabbioso sul quale si può camminare tranquilli fino a parecchi metri dalla battigia. Un mare che non ha, propriamente, il colore azzurro da cartolina, da sogno mediterraneo, che siamo abituati a immaginare. L’Adriatico, qui, è un fatto di orizzonte, di aria, di cielo, ma non di colore. E la spiaggia di Rimini, come quella di tutta la costa romagnola, è un immenso stabilimento balneare per famiglie, un suq vociante e accessibile ma all’avanguardia, dove si può fare e richiedere tutto, dai massaggi shiatsu ai libri da leggere sotto l’ombrellone, dalla danza creativa alle musiche d’atmosfera.
Ah, il mare! “Il mare – canta Sergio Cammariere – ci fa galleggiare lungo le rive chiare / coi suoi movimenti incoraggia l’amore… /Il mare baraonda d’estate / di onde bianche spruzzate”…
Musica: Sergio Cammariere: Il Mare
“Teresa parla poco / ha labbra screpolate /mi indica un amore / perso a Rimini d’estate”. La più bella fotografia di Rimini è l’omonima canzone di Fabrizio De Andrè, un brano del 1978 che ha fatto la storia della musica d’autore italiana. Con quel “Rimini Rimini” che ritorna come un sospiro, modulato da voci femminili, mentre la vicenda che si racconta sembra andare in tutt’altra direzione, verso le Americhe. E tira in ballo Cristoforo Colombo, i re cattolici di Spagna, in un crescendo di immagini e invenzioni poetiche. Rimini che sta dalla parte sbagliata del mare, sembra voler dire De Andrè. Rimini che sta nell’Adriatico, da dove non partono le navi per le Americhe.
Musica: Fabrizio De Andrè & PFM: Rimini.
Rimini sta nella parte morta del Mediterraneo. Da dove non partono le caravelle di Colombo, non partono i bastimenti degli emigranti (per quello c’era il porto di Genova). Rimini, allora, s’inventa l’estate, i tropici che non potrà mai avere. Ma si inventa un’estate casalinga, casereccia, come la piadina. “Voi che siete a Rimini tra i gelati e le bandiere”, precisa ironico De Andrè.
E’ così che nasce la capitale delle vacanze, la nostra piccola Nashville, o Las Vegas.
Musica: Fabrizio De Andrè: Tema di Rimini.
Seguiamo la traccia divertita del giornalista e scrittore modenese Edmondo Berselli, che ci spiega come siamo passati dalla vacanza di pochi al turismo di massa. C’era un tempo, quando si andava in villeggiatura, che l’estate non finiva mai. La borghesia italiana negli anni ’60 si recava in Versilia, a Forte dei Marmi, o in montagna a Cortina. Alle masse restava il mare liscio e a buon mercato di Rimini e Riccione: il mare delle pensioncine, il mare di quando si è ragazzi, oggi come ieri. Si andava ad infrattarsi nelle pinete di Milano Marittima, a ballare a Cervia e a Cattolica, al ritmo di quelle “canzoni fenomenologiche di Edoardo Vianello con la loro linguistica divertita, tutta a base di pinne, fucile, occhiali, abbronzature, naso come un peperone, quando il mare è una tavola blu e sei diventata nera-nera-nera”.
Musica: Edoardo Vianello: Abbronzantissima
Anche nelle prossime puntate resteremo a Rimini e dintorni. Intanto, un caro saluto a tutti dalla Riviera romagnola che ha già aperto, ormai, la sua fabbrica delle vacanze.