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3 Luglio 2006 | Paesaggio dell'anima

N°19-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 19° Puntata.

Musica. Vinicio Capossela: Estate


Cari amici, la bella stagione in Italia è al culmine e noi da qualche settimana vi stiamo trascinando per la Romagna. Cerchiamo, stando a Rimini e dintorni, di suggerirvi un’idea di estate che vada oltre gli stereotipi della vacanza al mare sulla costa adriatica. Un’idea di vacanza che, nello stesso tempo, sia legata alla nostra cultura e richiami alla mente la nostra infanzia, i sogni e gli innamoramenti dell’adolescenza, la carnalità dell’estate, con le sue ore bianche e calde, le giornate lunghe, l’indolenza della spiaggia, il mare di notte, i ricordi e poi le delusioni dell’età. Tra le molte canzoni che hanno accompagnato i nostri giorni di luglio e agosto, c’è “Estate” di Bruno Martino, che state ascoltando nella versione di Vinicio Capossela.
L’estate, dunque, come metafora della stagione più sensuale della nostra vita. Le stagioni dell’anno, diceva il filosofo Andrea Emo, hanno un riscontro nelle stagioni della storia dell’arte. L’inverno è gotico, la primavera rinascimentale, l’autunno languido, dorato, decadente. Ma l’estate è barocca: è la polpa succosa, il frutto maturo, la carne che deborda dai costumi, i seni opulenti delle Cleopatre di Cagnacci, secentesco pittore romagnolo, delle donne felliniane, delle ragazze in spiaggia o ai chioschi di piadine.


Musica. Melandri, Picari, Titi, dal CD “Perle”: Danae


Ci stiamo avvicinando pericolosamente al mito. E lo facciamo utilizzando i testi che Ilaria Milandri ha scritto sul mito greco per la bella voce di Daniela Piccari, con l’arrangiamento di Luciano Titi. Unendo pittura, musica e poesia, la Milandri, poliedrica artista forlivese, ha immerso le figure femminili del mito in un’atmosfera sospesa nel tempo. “Danae”, che ascoltiamo dal cd “Perle”, è un brano acquatico che ci parla del desiderio di un dio per una ragazza. Giove si tramuta in nuvola carica di pioggia e, gocciolando oro sulla bella Danae, la possiede. La pioggia d’oro è come il desiderio felliniano. L’astuzia del dio come l’astuzia del vitellone o del “birro” romagnolo che nei lontani anni ’60 e ’70 faceva strage di turiste scandinave sulle spiagge e nelle discoteche di Rimini.  


Musica. Ennio Morricone: From american sex appeal to the first Fellini


Quello che potrebbe essere provinciale squallore, diventa sotto l’abile regia di Federico Fellini, mito, magia, memoria incancellabile. La Rimini di Fellini è quella cha va dagli anni ’30 ai ’60. In una raccolta di musiche da film del 1995, il grande compositore Ennio Morricone ha inserito questo omaggio a Fellini che si intitola  “From american sex appeal to the first Fellini”. Il brano, che stiamo ascoltando, evoca in modo magistrale le atmosfere felliniane. “La Rimini dei miei ricordi d’infanzia – ha scritto il regista – l’hanno portata via i carpentieri smontando le costruzioni di Cinecittà”. E’ dunque una Rimini tutta inventata ma in qualche modo vera. “Non un fatto oggettivo – spiega Fellini – ma una dimensione della memoria”. Ecco dunque i fantasmi dell’infanzia che strepitano e gesticolano dentro la sua mente e, prima di essere archiviati, danno luogo a immagini fantastiche: a una Rimini che sembra la Miami in technicolor dei film americani degli anni ’50, o una città che dopo aver visto per secoli i vascelli minacciosi dei pirati attraversare il suo mare, si inventa, in una notte di luna, il passaggio del Rex, il transatlantico dei sogni impossibili.


Musica. Enrico Ruggeri: Il mare d’inverno


Sogni impossibili sono anche quelli che si gonfiano dentro il mare d’inverno, come un’onda che fa diventare chilometri di bagnasciuga un unico, interminabile ricamo da abito da sposa. Il mare d’inverno – dice questa canzone – sono “punti invisibili rincorsi dai cani / stanche parabole di vecchi gabbiani / (…) alberghi chiusi, manifesti già sbiaditi di pubblicità”..


Fellini trasforma il mare, l’inverno, la nebbia, il silenzio, la solitudine, in uno spettacolo festoso di luci e colori, in una Fata Morgana che ci inganna, in un circo di emozioni. A proposito di circo, la sentite questa musichetta? E’ il circo che impazza nella nostra testa, sono i nani e le ballerine del mondo di Fellini messo in musica da Nino Rota. E’ come se all’improvviso, dall’entroterra romagnolo, sbucassero i matti, come lo zio di “Amarcord” che sta sull’albero, o i personaggi infagottati a cui il vento sferzante, lungo la riva d’inverno, gonfia il soprabito creando forme imprevedibili e bizzarre.


Musica. Nino Rota:Fellini I Clown


Rimini, dunque, cos’è? L’abbiamo già detto: non un luogo reale, ma una dimensione della memoria. “Rimini – dice ancora Fellini – è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare. Lì la nostalgia si fa più limpida, specie il mare d’inverno, le creste bianche, il gran vento, come l’ho visto la prima volta”. Il regista ricorda l’apparizione del Grand Hotel in una sera d’inverno: “Si sentiva nel buio l’urlo del mare: il vento ci soffiava in faccia il pulviscolo gelato delle onde. Il Grand Hotel, chiuso come una piramide, lassù in alto con le sue cupole e i pinnacoli che sparivano tra i banchi di nebbia, era per noi ancora più estraneo, proibito, irraggiungibile”.


Musica. Mia Martini e Loredana Bertè: Il mare d’inverno.


La prossima settimana saremo di nuovo sulle tracce di Fellini, nella Rimini di “Amarcord”. Un caro saluto a tutti.

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