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21 Agosto 2006 | Paesaggio dell'anima

N°21-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 21° puntata.

Musica. 101 String Orchestra: La dolce vita.


Cari amici, bentornati. State ascoltando in sottofondo il tema della Dolce vita, che ci riporta alle atmosfere felliniane, alle quali vi avevamo lasciato il mese scorso, quando ci trovavamo a Rimini, la capitale italiana del divertimento.


Il nostro viaggio in Emilia-Romagna attraverso la musica non può non tener conto del fatto che, se noi ci siamo fermati, nell’emisfero australe è inverno e le stagioni invertite non ci permettono di far coincidere il periodo delle vacanze. Ai nostri amici al di là dell’Oceano dedichiamo, allora, questo brano che abbiamo sentito nel film I diari della motocicletta, che racconta il viaggio del giovane Che Guevara nel 1952 lungo tutto il Sudamerica.


Musica. Gustavo Santaolalla: De Ushuaia a la Quiaca.


Mentre ascoltiamo De Ushuaia a la Quiaca di Gustavo Santaolalla, ci viene in mente che proprio a Ushuaia, nell’estremo sud dell’Argentina, nel 1949, dunque pochi anni prima del famoso viaggio in motocicletta di Che Guevara, arrivò il piroscafo degli emigranti bolognesi. Là dove non c’era niente, nel deserto della Terra del Fuoco, si formò a poco a poco il villaggio di Ushuaia, con il bar, il cinematografo, la centrale idroelettrica e un campo di cespugli spinosi su cui giocare a calcio. Era il dopoguerra, e circa seicento operai e tecnici con le loro famiglie lasciarono il caldo e materno grembo della vecchia Bologna per la fredda Patagonia. Erano arrivati qui per dar vita al sogno dell’industriale bolognese Carlo Borsari di far nascere una nuova Bologna sul 55° parallelo, alla fine del mondo. Ma il governo argentino non riconobbe il nome di Piccola Bologna dato al nascente villaggio dalla comunità fondatrice, e lo cambiò prima in Barrio Almirante Brown e poi in Ushuaia.


Sui motivi dell’emigrazione bolognese in questa terra remota sono sorte voci, non sappiamo se appartenenti alla leggenda o a una qualche nascosta verità. Si sussurra che alcuni coloni fossero persone compromesse col vecchio regime fascista, o semplicemente nostalgiche e incapaci di accettare la novità della democrazia.


Procedendo ancora per analogia, e andando oltre la vicenda dei bolognesi ad Ushuaia, vogliamo riflettere sui drammatici avvenimenti di quegli anni con una strana canzone, opera di un artista americano tanto bravo quanto misconosciuto: Scott Walker.


Musica. Scott Walker: Clara.


Il brano si chiama Clara, dura oltre 12 minuti ed è dedicato a Claretta Petacci, la donna che scelse di morire col suo uomo, Benito Mussolini, il capo del fascismo. Una canzone dura, scura, rabbiosa, di un rocker maledetto che canta la morte, la passione, facendo i conti con le proprie allucinazioni e i fantasmi del passato, e raccontando una storia tutta italiana e tabù, come quella che si concluse a Piazzale Loreto coi corpi oltraggiati del Duce e della sua amante.


Ci voleva un musicista col nome di un whisky per affrontare un simile argomento. Claretta, scrive Walker in una nota, insisted on dying with him, “scelse di morire con lui”. Ma se il romagnolo Mussolini incarna il mito negativo del potere dell’uomo sull’uomo, il romagnolo Fellini non ha bisogno dei suoni cupi di un musicista americano e dark. Il suo potere, infatti, è quello dell’immaginazione e il suo mito è quello meraviglioso del cinema, della fantasia.


Musica. Fish: Fellini days.


La mite follia degli “strani” personaggi felliniani – da quelli di Amarcord a quelli di Ginger e Fred e de La voce della luna – ha attratto anche artisti che sembrerebbero lontani anni luce dal maestro di Rimini, come Fish, cantante scozzese di rock progressivo, che nel 2001 si è imbarcato nel progetto di un album intitolato Fellini days. Fish ha preso il lavoro del regista e lo ha accostato alle proprie esperienze per creare un “film per le orecchie della gente”. Ma cos’è un “Fellini day”? E’, dice Fish, “un giorno quasi perfetto durante il quale il tempo non ha un vero significato”..


Bisogna essere un po’ stralunati per vivere al di sopra, o al di là, della realtà, in un mondo che non conosce più la poesia, l’immaginazione: un mondo sottomesso all’informazione, al sistema televisivo, dove apparire è ciò che conta. La voce della luna, l’ultimo film di Fellini, è una sorta di viaggio onirico all’interno dell’immaginazione, del pensiero, della follia artistica del regista. La voce della luna, di cui stiamo ascoltando la colonna sonora scritta da Nino Rota, è ispirata al romanzo Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazioni, scrittore reggiano che vive e insegna a Bologna.


Musica. Nino Rota: La voce della luna.


Protagonisti del film sono due personaggi la cui mente è sempre in bilico tra fantasia e realtà.


Nella Bassa padana, il mite Salvini, interpretato da Roberto Benigni, crede di sentire delle voci, provenienti dai pozzi della campagna illuminata dalla luna, che lo esortano ad andare lontano per inseguire il suo ideale di donna che assomiglia alla luna tanto amata. Nel suo vagabondare ha diverse avventure con strani personaggi, tutti in possesso di una certa dose di follia: tra questi, un prefetto in pensione, che vede congiure dappertutto e si affanna, pertanto, a debellarle. Per i due amici tutto fila liscio fino a quando in paese non accade un evento singolare. Catturano la luna. E organizzano una tavola rotonda televisiva per l’occasione. Ma la storia, o forse il sogno, è solo all’inizio…


La luna, il sogno: questo è l’ultimo messaggio di Fellini. Il protagonista del film vive le sue giornate in una dimensione tutta sua, tra l’onirico e l’impossibile. Vaga per i campi e vagheggia sogni d’amore, seguendo la voce della luna che gli indica il cammino. Lui e il vecchio prefetto, nel frastuono dell’evento televisivo, saranno i soli a comprendere il mistero della notte, illuminata dagli astri e piena di silenzio: l’uno perchè innamorato, l’altro perchè angosciato.


In questo tramonto di fine estate, cominciano ad accendersi le luci di Rimini. C’è ancora gente in Riviera: ma quanti, alzando gli occhi, guarderanno la luna? A risentirci la prossima settimana.


Lettura di Fulvio Redeghieri.


 

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