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18 Settembre 2006 | Paesaggio dell'anima

N°27-PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 27° puntata.

Bentornati, amici, a “Il paesaggio dell’anima”. Abbiamo accennato, trovandoci in estate sulla costa adriatica, al Museo della Marineria di Cesenatico. Ora andiamo a visitarlo, in questi giorni luminosi di settembre.


Musica: Roberto Vecchioni, Velasquez


E’ un vero e proprio museo galleggiante, quello di Cesenatico: unico in Italia. E’ nato oltre vent’anni fa nel porto canale che attraversa l’antico borgo marinaro dove fu ospitato Leonardo da Vinci. Il genio del Rinascimento venne chiamato da Cesare Borgia per risolvere il problema dell’insabbiamento del canale stesso. Frequentato dall’intera marineria adriatica, il porto di Cesenatico conobbe imbarcazioni di ogni tipo, dai bragozzi chiozzotti ai trabaccoli della Romagna, alle paranze marchigiane. Queste erano le barche che percorrevano le coste da Pescara a Trieste e che il museo ha recuperato.


Parliamo di barche, di navigazione, della voglia di andare che lotta contro la voglia di tornare. E’ questo il senso della canzone di Roberto Vecchioni che vi facciamo ascoltare. “Velasquez” è il viaggio per mare di un poeta, il desiderio di partire, di scoprire, ma anche la paura del nuovo e il bisogno, la dolcezza del ritorno.


Musica: Roberto Vecchioni, Velasquez


Il porto canale di Cesenatico ospita una piccola flotta cabotiera composta da otto tipi diversi di barche dalle vele multicolori: la paranza, il trabaccolo d’altura e da pesca, con i suoi vistosi occhi apotropaici, la lancia romagnola, la battana con vela al terzo, il bragozzo a due alberi dalle vele colorate e ornate da vistose decorazioni.


Musica: Andrea Bocelli, Con te partirò 


Che bello, il gergo marinaresco: un linguaggio da iniziati per entrare – direbbe il poeta Mario Luzi – “nel finimondo di colori di ogni possibile orizzonte”. I colori del cielo e del mare che si fondono. Gli incroci e le sfumature degli azzurri e dei verdi, del blu oltremare e dell’acquamarina; il turchese che sposa lo smeraldo, l’indaco che abbraccia il rosa o il rosso dei tramonti. Mare. Dall’acqua, dal mare, viene il moto incessante che trasforma i luoghi dove l’uomo abita e non concede loro quiete. Per trovare il proprio posto sulla terra – dice il filosofo Massimo Cacciari (che è anche sindaco di Venezia, città d’acqua) – “è necessario navigare, sfidando il rischio del naufragio”.


“Siamo stati naviganti / con l’acqua alla gola / e in tutto questo bell’andare /quello che ci consola /è che siamo stati lontani /e siamo stati anche bene…”. E’ l’inizio della canzone “Naviganti”, di Ivano Fossati.


Musica: Ivano Fossati, Naviganti


Siamo al porto di Rimini. La nuova marina di Rimini è una darsena modernissima e funzionale, ma a noi piace il ricordo dei pescatori di Borgo San Giuliano, quando il mare era ancora “il mare”, azzurro e discreto, e il pesce riempiva le barche portando la festa in tavola. Questo succedeva, in un modo che oggi ci sembra pittoresco, fino agli anni ’60 e ’70, al tempo delle “rotonde sul mare”… Ricordate Fred Bongusto, “Una rotonda sul mare”?


Musica: Fred Bongusto, Una rotonda sul mare, cantata da Gianni Morandi


Riusciva anche a diventare insidioso, il mare. Molte sono le testimonianze di naufragi avvenuti sulla costa adriatica per uno scambio di porto. Bastimenti arenati sul lido di Cattolica il quale, dal mare aperto, col brutto tempo, veniva confuso con quello di Ancona. Entrambi i porti, infatti, sono riparati da un monte: Cattolica da quello di Gabicce e Ancona dal monte Conero. E comunque, il porto è il fine, e il mare il mezzo. Resteremo eterni prigionieri delle nostre misere certezze, se non sapremo sfidare l’aperto del mare. Ma la navigazione per mare può essere pensata solo in funzione di un approdo sicuro. Altrimenti, che facciamo lì, in mezzo al grande Oceano? Facciamo come gli antichi Ateniesi, pronti in ogni istante ad abbandonare la casa per affidarsi alla nave: nati per non avere mai pace, sempre alla ricerca del nuovo?


“Lui adesso vive ad Atlantide / con un cappello pieno di ricordi /ha la faccia di uno che ha capito / e anche un principio di tristezza in fondo all’anima / nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata /e a volte ritiene di essere un eroe”…


Lui chi è? Chi è il protagonista di questa splendida canzone di Francesco de Gregori che vi proponiamo nell’interpretazione di Alice, la nostra brava cantautrice di Forlì? Noi un’idea ce l’abbiamo, ma ve la diciamo dopo la canzone.


Musica: Alice, Atlantide


Chi è dunque che “vive ad Atlantide / con un cappello pieno di ricordi”? Sicuramente sbagliamo, De Gregori pensava ad altro, ma a noi viene in mente Corto Maltese, l’avventuroso marinaio uscito dalla penna di Hugo Pratt. Corto, in una storia ambientata nel 1925, parte per il Sud America alla ricerca del mitico continente scomparso di Atlantide. Corto Maltese è un personaggio dei fumetti ed è il più bel fumetto italiano. E’ letteratura. Perché ve ne parliamo? Cosa c’entra con la Romagna, questo marinaio con l’orecchino all’orecchio sinistro che fa il suo debutto nel mondo del fumetto nel 1967, in “Una ballata del mare salato”? Poco lontano da qui, ad Ancona – il porto gemello di Cattolica – nel 1906 Corto “incontra” il giovane Stalin; ma il vero motivo è che sulla spiaggia di Rimini è nato il suo creatore, Hugo Pratt.


Musica: Fabrizio De Andrè, Rimini 


Sì, l’inventore di Corto Maltese, Hugo Pratt, è nato nel 1927 a Rimini, anche se tutti lo conoscono come veneziano, essendo stata Venezia la sua casa e anche il teatro di molte storie, come quella della misteriosa “Corte sconta”. Quello che vogliamo fare, allora, deviando un po’ dai nostri itinerari emiliano-romagnoli, è seguire, incrociandole, le avventure di Corto Maltese e la vita di Hugo Pratt. Lo facciamo con la musica, come se tutta l’energia che abbiamo accumulato con i suoni creati in Emilia-Romagna esplodesse per aprirsi alle musiche del mondo, in uno scambio tra microcosmo e macrocosmo veramente fecondo. D’altra parte, solo per fare un esempio, basta ascoltare gruppi come i Modena City Ramblers per capire la vicinanza della musica irlandese e celtica con quella emiliana, tradizionalmente influenzata dalla presenza dei Celti nell’Italia del nord nei tempi antichi.


E’ giunta, però, l’ora di salutarci. Per il commiato, scegliamo le atmosfere sudamericane di “Una perfecta excusa”, che i Modena City Ramblers hanno tratto da una poesia dello scrittore cileno Luis Sepulveda. E vi diamo appuntamento alla prossima settimana.


Musica: Modena City Ramblers, Perfecta excusa


Lettura di Fulvio Redeghieri.

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