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18 Settembre 2006 | Paesaggio dell'anima

N°27-UNA CITTA’, UNA STORIA

Castell’Arquato (PC), medioevo di collina.

A vederlo da lontano, il borgo di Castell’Arquato, con le sue torri rosse che svettano nel verde delle colline piacentine, sembra di entrare in una fiaba medievale. Sogno o son desto? – viene da chiedersi.


Castell’Arquato è un luogo d’arte di rara bellezza, pervaso d’atmosfere di altri tempi. Ha case basse a schiera color mattone e vicoli stretti in acciottolato che portano in cima al colle, dove si apre l’ampia piazza monumentale, che sembra incredibile trovare in un posto così: in questa Val d’Arda che sfuma da un lato verso la via Emilia e la Padania, dall’altro verso l’Appennino, dove tra i colli di Vernasca si nasconde un altro borgo-gioiello, Vigoleno.


Bene, cari amici. Entrate con noi in Castell’Arquato, classificato ne “I Borghi più belli d’Italia”, l’associazione che certifica e valorizza i luoghi più belli dell’Italia minore e meno conosciuta.


In questa nostra visita al borgo, avremo come guida il sindaco di Castell’Arquato, Alberto Fermi, e come accompagnamento musicale alcuni brani di buon jazz: quello suonato nei vicoli e nelle piazze di Castell’Arquato durante l’estate appena trascorsa, nell’ambito della rassegna Arquato Jazz che ha visto l’esibizione di artisti del calibro di Milton Nascimento, Brad Mehldau Trio, Gino Paoli, Enrico Rava, Danilo Rea.


Belle strade rurali che si snodano tra le colline e proseguono verso i monti dell’Appennino – ed ecco emergere dal verde il profilo di torri, campanili, merli. Lo skyline di Castell’Arquato, da qualunque parte lo si osservi, sorprende per il suo aspetto medievale. Le antiche case color terra scendono da un pendio che le rende visibili da lontano. Fuori, la natura mescola i suoi colori con i vecchi tufi e laterizi. Dentro, gli stretti vicoli ciottolati, i voltoni e le rampe creano, mattone dopo mattone, il piccolo spazio segreto di un paese costruito su un terrazzo di conchiglie fossili. Le radici di quest’altura, infatti, sono nel mare che nella preistoria ricopriva la pianura padana. E gli edifici di Castell’Arquato  sono stati costruiti con rocce rossicce che contengono un’infinità di frammenti di conchiglie e piccoli fossili.


La parte monumentale è ricchissima. La Rocca Viscontea, eretta a metà del 1300, è una delle più notevoli fabbriche militari del Nord Italia. Presenta una pianta a “elle” con la cinta minore di mura che dà sulla piazza. Oltre ai muri esterni oggi restano le quattro torri difensive, di cui solo quella orientale è integra. Su tutto il complesso domina la mole del dongione, che vale la salita per lo splendido panorama e il museo medievale che vi è allestito.


Nella piazza si resta affascinati anche dalla Collegiata, una delle chiese più antiche del territorio, già esistente nel 756 come pieve battesimale e ricostruita dopo il terremoto del 1117. Il fonte battesimale in pietra è dell’VIII secolo, mentre il portale, l’architrave e la lunetta scolpita sono del XII secolo. Sul lato sinistro della chiesa scorre il portico quattrocentesco detto “del Paradiso” perché ospita le tombe di personaggi illustri. La parte più affascinante è comunque il gioco volumetrico delle quattro absidi contrapposto al tetto a capanna della chiesa e al campanile quadrato.


Ma ecco che abbiamo con noi il sindaco di Castell’Arquato, Alberto Fermi.


Intervista al Sindaco.


Grazie sindaco. Proseguiamo la nostra visita.


Il 1292 è l’anno di costruzione del Palazzo del Podestà, sul lato nord della piazza monumentale. L’anima più antica sta nel mastio rettangolare, al quale dal Quattrocento sono stati aggiunti corpi successivi, come la Loggetta dei Notari. Dà armonia alla mole della facciata la scalinata esterna, munita di parapetto nel XV sec. Particolare è la torre pentagonale, presente già nel progetto originale. Questa commistione e stratificazione di stili non toglie nulla al fascino della costruzione.


Da vedere, inoltre, il Torrione Farnese, eretto intorno al 1530 e rimasto incompiuto per la morte del duca Bosio II Sforza. Costruito in laterizio, faceva parte del sistema difensivo del borgo con funzioni militari, anche se nel complesso ha una certa grazia che lo rende attraente e misterioso, per via dei passaggi segreti di cui si favoleggia. Passaggi segreti che dovevano condurre in aperta campagna o al Palazzo del Duca, nome che prende nel Seicento il Palazzo di Giustizia edificato nel 1292. E’ dello stesso periodo la Fontana del Duca, ancora in funzione e fino al secolo scorso usata come lavatoio pubblico.


Ora non resta che perdersi nella trama dei vicoli e delle stradine che rendono così piacevole passeggiare per Castell’Arquato. Finito questo vagabondaggio, è d’obbligo recarsi nella frazione di Vigolo Marchese per ammirare lo splendido complesso romanico con la chiesa e il battistero di San Giovanni, fatti costruire intorno all’anno Mille dal marchese Oberto d’Orta, signore della Val Nure. Le forme aggettanti del battistero a pianta circolare, il colore dorato dei laterizi e delle pietre nella quiete della campagna, sono pura poesia visiva.


Concludiamo con uno sguardo oltre il borgo, nella Val d’Arda, la vallata orientale della provincia di Piacenza che arriva a lambire i confini dell’Appennino parmense. Nella parte alta è coperta di boschi, scendendo di quota si trovano i pregiati vigneti. La campagna è splendida, soprattutto nelle mezze stagioni: in primavera è tutto un fiorire di biancospini e ginestre. Il territorio, con i suoi leggeri saliscendi e le giuste altimetrie, offre percorsi ottimali per chi pratica cicloturismo. Inforcate dunque le mountain bike e dirigetevi verso la Riserva del Piacenziano con i suoi calanchi, verso Lugagnano e il borgo di Gropparello, per poi tornare attraverso la Val Chiavenna. Altre mete sono il borgo fortificato di Vigoleno e il parco dello Stirone, come pure Fiorenzuola d’Arda passando per Vigolo Marchese. Tutte strade da percorrere slow: con lentezza. Con meraviglia e dolcezza.

Brano corrente

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