Cari ascoltatori, torniamo a casa che è autunno. L’estate è finita prolungandosi in un dolcissimo ottobre, ma ora novembre ci accoglie con i suoi colori smorzati, con le sue nebbie di pianura e i sensi infreddoliti. Abbiamo cercato in tutti i modi di allontanare il ritorno nella nostra regione-cuccia, nel nostro territorio familiare. Ma ora è tempo di metterci sulla via del rientro, anche se in questa puntata del “Paesaggio dell’anima” riusciremo ancora a divagare, prendendo un giro largo, larghissimo.
Facciamoci introdurre, intanto, da questa bellissima Autumn leaves suonata da Danilo Rea, pianista jazz dal timbro fondamentalmente melodico, che accompagna le nostre melanconie d’autunno.
Musica. Danilo Rea: Autumn Leaves
Note liquide, che scivolano via su uno specchio d’acqua. “Cigni e gabbiani non sembrano decidersi / sui pochi pesci dello stagno presso il mare…”. Vi stiamo leggendo una poesia di Alberto Bertoni, ricercatore universitario, saggista e poeta modenese, che ci mette nella direzione giusta. “Insomma, questo sole del Connecticut / prolungo alla tua notte / dico dormi, ti prego / coi miei mille baci nell’orecchio”…
Musica. Frank Sinatra: Autumn in
Musica. Frazione Fabbrica: Tutto quello che posso fare (un pompiere)
Aerei che vanno contro le torri. Corpi che cadono. Aerei che vanno contro le torri. Corpi che cadono. Un’immagine che è diventata l’ossessione della contemporaneità: l’icona dell’incredibile. New York, e poi Madrid, Londra: treni che saltano in aria, metropolitane e bus che esplodono – il mondo s’incendia e quello del pompiere diventa il mestiere più importante, sembrano dirci i Frazione Fabbrica. Ma aspettate un attimo. Non siamo ancora alla periferia di Imola, nella provincia di Bologna. Abbiamo citato Londra e ci restiamo, almeno per il tempo di una canzone. La vita va avanti, come si dice, e noi ci accodiamo a questa magra consolazione cercando di risollevarci a più lieti pensieri. Lo facciamo inseguendo a Londra una bella ragazza che viene da Bologna. Si chiama Marcella Puppini ed è la leader delle Puppini Sisters, un trio – molto british, per la verità – di ugole d’oro che rilegge arrangiamenti da grammofono degli anni Quaranta nello splendore hi-fi dell’era digitale. Il disco è un tuffo all’indietro, agli arrangiamenti swingati e al look degli anni dai Trenta ai Cinquanta, alle atmosfere spensierate delle mitiche Andrew Sisters con i loro cori a cappella. Swing vocale purissimo, dunque, che recupera i tempi incerti d’anteguerra, di guerra e dopoguerra, come per dire: torni solo la musica, di quel periodo là; tornino i modi e le voci dei nostri nonni; divertiamoci con quelle, ma non ci sfiori il vento kamikaze, l’istinto distruttore e autodistruttore.
Musica. The Puppini Sisters: Sway
“Passaggio a nord. / Qualcuno mi cerca./ Davanti alla rocca. /Di fronte al teatro. / Corro sulla strada / prima che il cielo si spenga. / Negli occhi una chiesa, / in mente luce incerta”. Aria di casa, ci suggeriscono questi versi di Matteo Cava. Bisognerà scendere a sud, attraversare le Alpi, conquistare la pianura. Si dovranno seguire le rotte degli eserciti che nei secoli, dal nord, dilagavano nelle fertili terre del Po lasciandosi alle spalle le montagne? Ma no, il nostro percorso oggi è solo musicale. Se le emozioni e i ricordi della nostra infanzia – il profumo della terra, l’aria che si respira solo qui – si mischiano e si confondono con sensazioni vissute altrove, allora possiamo stare in una strada di Parigi dal nome familiare, rue des Lombards, allo stesso modo, dolce e malinconico, in cui guardiamo i filari di pioppi nella Bassa emiliana. Merito di questo brano del Timbralia Trio, di cui dopo vi parliamo.
Musica. Trimbalia Trio: Rue des Lombards
Avete sentito come le note picchiettate del clavicembalo e le sinuose vibrazioni dell’organetto ci situino in un posto che potrebbe essere … il piazzale di una chiesa, con le foglie autunnali che si sfiorano, o l’incrocio di due strade dove sta un suonatore triste. Non sappiamo se a Parigi, a Bologna, o in un borgo dell’Appennino dove si rincorrono i gatti insieme con i ricordi dell’infanzia. Il Trimbalia Trio è composto da Michela Aliberti agli organetti, Michele Orsi agli strumenti a fiato popolari e antichi, Luca Gherardi al clavicembalo. Michela Aliberti, che vive a Bologna, oltre a reinterpretare il repertorio tradizionale popolare, propone composizioni proprie, contaminando la sua musica con influssi irlandesi, yiddish, nordici.
Abbiamo nominato Bologna, segno che ci stiamo sempre più avvicinando, cari amici, alla nostra regione, al nostro amato microcosmo, al nostro pezzo di terra-nel-mondo. Passata la notte, domani saremo a casa. Sorgerà l’alba e ad annunciare l’aurora sarà la splendida voce della nostra Cristina Zavalloni, un’altra bolognese di notorietà internazionale. Un canto aurorale come augurio per un nuovo inizio. Arrivederci alla prossima puntata.
Musica. Cristina Zavalloni: Aurora
Lettura di Fulvio Redeghieri.