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30 Ottobre 2006 | Paesaggio dell'anima

N°33-UNA CITTA’, UNA STORIA

Guastalla, la sentinella del Po.

La chiamano “la sentinella del Po”, questa piccola città in riva al nostro grande fiume. Le origini del luogo sono etrusche. Del resto il fiume già allora, in quanto ampia via di comunicazione verso il mare, era ideale per i commerci, una vera autostrada dei tempi antichi per i trasporti lungo tutta la pianura padana. Restano anche evidenti tracce di centuriazione romana, ma per arrivare alla presenza concreta e documentata del centro abitato bisogna aspettare i Longobardi, perché il nome attuale della città appare per la prima volta nel documento dell’864 in cui l’imperatore Ludovico II dona Guastalla alla moglie Angilberga. Guastalla, in longobardo, significa  “posto di guardia”, dunque era una vedetta a guardia di un importante guado del fiume.

Una sentinella in riva al Po, là dove la Lombardia lascia il posto all’Emilia della Bassa reggiana.
È poi dagli anni intorno al mille, con i Canossa, che il borgo sorto intorno alla Chiesa di Pieve comincia a diventare rilevante per la presenza di ampie zone coltivate sul terreno fertile a due passi dal Po, area strategica di passaggio.


Questa è la storia di ieri. La storia di una cittadina che non tradì mai la sua vocazione di sentinella, circondata da mura pentagonali e fossati difensivi oggi scomparsi. Ma rimane nel nome e nei ricordi la “Cerchia”, come la chiamano i locali, ossia la zona centrale protetta dagli apparati difensivi. La cerchia oggi si presenta riempita di palazzi, chiese e belle facciate, di portici alti e stretti in fuga prospettica, dove si svolge pigramente la vita locale, tra un bicchiere di vino all’osteria e uno sguardo alle vetrine dei negozi, al riparo dal freddo invernale o dalla calura estiva.


Il tono dominante a Guastalla è il rosso dei mattoni e degli intonaci che divampano dall’acceso carminio del Palazzo ducale ai più tenui colori dell’infinita gamma che si esprime sulle facciate dei palazzi. Altra caratteristica, oltre al rosso mattone e ai portici accoglienti, è il perentorio invito, a Guastalla, a non usare l’automobile, perché in centro si entra solo a piedi o in bicicletta, dolcemente, come tra le braccia di un amante che dorme. Solo così, infatti, è possibile cogliere le suggestioni padane e emiliane di questo luogo, lasciarsi intrappolare dalla sua atmosfera. Passo dopo passo si arriva allora alla splendida piazza Mazzini, immortalata da Bernardo Bertolucci nel suo film “Novecento”. In questa piazza, che è il cuore della città, la statua di Ferrante I Gonzaga insegna a tutti come dominare l’Invidia. Fu lui il primo signore della casata di Guastalla, cadetta del ramo principale dei duchi di Mantova.


Ma subito salta agli occhi, in piazza, oltre al Palazzo ducale, la facciata della Cattedrale, che interrompe la linea porticata dei palazzotti intorno. Costruita nel ‘500 da Cesare Gonzaga, presenta una grande cupola che custodisce al suo interno il coro in noce scolpito nel 1655.


Percorrendo corso Garibaldi, sotto i portici, si trova l’Osteria La Fratelansa, una vera istituzione locale, la cui cucina è quanto di più tipico e padano si possa trovare. Con i suoi soffitti decorati che sono uno scorcio d’epoca, appare come un set perfetto per un film di Zavattini. Oltrepassata La Fratelansa, è l’ora del cibo per l’intelletto, che si trova nella Biblioteca Maldotti, ospitata in un bel palazzetto e annunciata dall’insegna della scimmia lettrice.


Proseguendo il nostro giro, si giunge al “Campanòn”, la torre civica ricostruita nel 1723 da ciò che rimaneva della rocca dei Canossa, e allo splendido teatro neoclassico, tempio sacro dell’arte per ogni vero emiliano. Si arriva infine a un quadrivio, chiamato la Croce del Volterra, dal nome dell’architetto urbanista che ideò le quattro strade intersecate, al termine di ciascuna delle quali spicca una chiesa come sfondo. A Porta Po, non resta che prendere la via dell’argine, seguire l’ombra dei pioppeti e ricordare le visioni dipinte di Ligabue, fino alle sponde del grande fiume.


Lettura Francesca Sutti.


 


 


 

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