Benvenuti, cari ascoltatori, alla 34esima puntata del “Paesaggio dell’anima”. Facciamo un breve riassunto. Siamo rimasti lontani dalla nostra regione – fisicamente, geograficamente – per tutta l’estate. Siamo andati in giro per i continenti seguendo le tracce di Corto Maltese e portandoci dietro le parole e i suoni che più ci sembravano adatti a leggere il mondo, a interpretarlo in base ai nostri sentimenti. Poi, lentamente, e forse anche con poca voglia, abbiamo cominciato a pensare al ritorno, divagando e perdendoci ancora qui e là. Un lungo ritorno a casa, dunque, come suggerisce questa canzone di Alice, cantautrice romagnola che ci piace spesso proporvi. “Il cielo è ancora chiaro / il sole sta scendendo” – dice il testo – e il ritorno è uno sguardo teso sulla memoria, un guardare indietro per vedere più lontano. Per vedere se, nel silenzio, possiamo ritrovare “gli anni della primavera”…
Musica. Alice: Lungo ritorno a casa
La valigia lasciata sulla porta, ed ecco comparire il personaggio che più di ogni altro ha lottato per tornare: Ulisse. Come noi, Ulisse è tornato a casa, ma ci ha messo molto tempo, combattuto tra la stabilità degli affetti – Penelope, il suo porto sicuro – e la fascinazione dell’avventura, cioè Circe, Nausicaa, le meraviglie incontrate. Lucio Dalla e il poeta Roberto Roversi in questa canzone immaginano l’eroe che alla fine della lunga e mitica navigazione torna “coperto di sale”, “al principio del giorno”, e trova che “tutto è uguale, irreale”. Quando era lontano, sognava casa. Ora scopre che “ogni giorno è sabbia e furore” e bisogna dunque riprendere a lottare per vivere. Vi facciamo ascoltare questo brano che appartiene alla stagione più felice di Lucio Dalla, quando a scrivergli i testi era appunto Roberto Roversi, poeta amico di Pasolini e voce luminosa e solitaria della cultura bolognese.
Musica. Lucio Dalla: Ulisse coperto di sale
Siamo approdati? Ci siamo? Strano, però. Ci guardiamo intorno e anche noi, come l’Ulisse coperto di sale di Dalla e Roversi, abbiamo l’impressione che tutto sia cambiato. Tanto per cominciare, ci viene incontro una musica che sembra delle nostre parti, ma fino a un certo punto. Come se ci fosse l’Irlanda sulle nostre aie e nelle nostre osterie. Irish folk o folk emiliano? I celti – si sa – erano arrivati dappertutto, fino in Emilia e in Galizia, e dalle aree rurali dell’Irlanda la loro musica ha iniziato negli anni ’70 del Novecento a colonizzare l’Europa. Trichet, il gruppo del modenese Andrea Di Tella, conosciuto negli ambienti dei festival di musica popolare e di musica di strada, mescola ancora di più le carte proponendoci questo pezzo in una sorta di vernacolo da confessionale, una strana mistura di spagnolo e modenese.
Musica. Trichet: Fraylele
Il primo disco di Andrea Di Tella si chiamava Sounds from the village, e miscelava sonorità irlandesi con musica tradizionale italiana. Sono “suoni dal villaggio” anche questi dei 12 Corde, altro gruppo che gira per festival, aie, piazze, osterie e palchi improvvisati nella nostra regione, appartenendo a quel fecondo filone di folk rivisitato e amalgamato con la musica celtica, etnica, rock e jazz, che ha nei Modena City Ramblers i precursori. Da Modena, dunque, ci spostiamo verso Ferrara, verso l’Emilia che sconfina con la Romagna, perché i 12 Corde sono un duo acustico di Argenta, paese che anticipa le foci del Po, nel parco regionale del Delta. Andrea Bandi e Roberto Romagnoli contaminano la musica delle radici emiliane con sonorità non solo irlandesi ma anche balcaniche, e sempre per un organico di due voci e due chitarre, con l’aggiunta eventualmente di clarinetto, violino, mandolino, fisarmonica. Cantano anche nel dialetto argentano, ma qui li ascoltiamo in un brano acustico, Mercato saraceno, che ha un pizzico di esotico.
Musica. 12 Corde: Mercato saraceno
Mercato Saraceno è anche il nome di un paese della Romagna, in provincia di Forlì-Cesena. Un’improbabile tradizione lo dice fondato dai saraceni, ma quello che ci interessa ora è di spostarci un po’ di più verso est, verso la Romagna profonda dei dialetti musicali e delle tradizioni contadine. A Forlì incontriamo Daniela Piccari, artista e cantante che con una personale ricerca sul teatro musicale è arrivata al dialetto romagnolo come sua lingua di canto, usando i versi di poeti come Raffaello Baldini e Nino Pedretti messi in musica da Andrea Alessi. Ora, però, ve la proponiamo in un brano curioso che appartiene a una produzione del Ravenna Festival 2003 chiamata “Musica al caffé”. E’ un contrappunto di storie, viaggi e personaggi che ha per tema il caffé. E non immaginate quanta voglia ci è venuta, dopo il nostro girovagare per il mondo, di un buon caffé caldo all’italiana. Cosa c’è di più bello del degustare al tavolino precario della vita una tazzina di caffé, nero come la musica del Brasile e dell’Africa da cui proviene, nero come la nota che inchioda sulla pagina una battuta, o come l’inchiostro che ci porta ogni mattina le notizie dei giornali?
Musica. Daniela Piccari: Caffé caldo
Il caffé che fischia nella moka. Le tazzine preparate con cura. Il profumo del risveglio. L’abbraccio prima di uscire di casa. C’è il caffé dei bar fumosi lungo le strade e il caffé di casa. La casa. La nostra casa. Ci siamo. Ulisse può finalmente entrare. Lo accogliamo con questa canzone di Luca Carboni, cantautore che ha il suo nido nel centro storico di Bologna, come tradisce la sua “esse” dolce e casalinga. “Certe volte la mia casa è il mondo / certe volte è un angolo di un bar / certe volte non ha chiavi né muri / certe volte la mia casa è il mare”…
Musica. Luca Carboni: Casa
Siamo dunque a Bologna, la casa più grande della regione. Come avrete capito, stiamo procedendo a zig zag, in senso musicale e non geografico. Non ci stiamo, infatti, soffermando sui luoghi, come torneremo a fare dalle prossime puntate. Stiamo cercando, invece, di acclimatarci di nuovo nella nostra regione, trovando i segni, discontinui, di un nostro essere qui che è anche un essere altrove. Possiamo concludere, allora, con un brano del nuovo disco di Zucchero, Fly, uscito dopo cinque anni di silenzio. Il cantautore reggiano è sempre innamorato del blues, la Louisiana e New Orleans sono casa sua, come casa sua è la terra padana, scossa a ritmi funky e soul. Negritudine dell’anima che si scolora nelle nebbie padane e si ricolora con il rosso dei vini. Ascoltiamo questa Bacco perbacco che potrebbe diventare l’inno dei viticoltori italiani: “Pane e vino io ti porterò / miele e venere su dai campi / che c’ho l’anima nel fondo del Po”. Arrivederci alla settimana prossima.
Musica. Zucchero Fornaciari: Bacco perbacco
Lettura di Fulvio Redeghieri.