Salta al contenuto principale
11 Maggio 2011 | Racconti d'autore

Silenzio in Emilia

Di Daniele Benati, Quodlibet, 2009 (quarta puntata)

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

12 maggio 2011

Nel 2009 è stato ristampato, per Quodlibet, Silenzio in Emilia di Daniele Benati, libro memorabile pubblicato nel 1997 da Feltrinelli nella collana I Narratori. Protagonisti degli undici racconti (o capitoli) che lo compongono, sono i morti che ritornano nella loro terra, l’Emilia, a fare più o meno quello che facevano prima: ma anche il fatto più comune e banale, visto dall’aldilà, diventa una visione, e il tran tran quotidiano diventa la cosa più immaginifica che esista. In Silenzio in Emilia, ha scritto Paolo Nori, autore emiliano amico di Benati,  i protagonisti “continuamente si perdono, e sempre, nel libro, per tutto il libro, c’è quell’incanto di quando sei perso, quella tensione che fa sì che ogni cosa che vedi diventa importante”. Indimenticabile l’epigrafe, che traduciamo dal dialetto: «Signore, se ci siete / Fate che la mia anima, se ce l’ho / Vada in Paradiso, se c’è».

Il secondo viaggio in America

seconda parte

Il mattino dopo s’è svegliato con la voglia di andarsi subito a fare un caffè. Di solito ci metteva un po’ di tempo prima di diventare attivo e delle volte era capace di rimanere sdraiato sul letto anche se non aveva più sonno, ma solo perché non sapeva da che parte incominciare la giornata. Invece quel mattino erano solo le sette e dopo aver bevuto una tazza di caffè è andato fuori sulla Via Emilia per vedere se il barbiere aveva già aperto. Ma la saraci­nesca era ancora abbassata e allora è tornato indie­tro. Voleva andare a farsi far la barba, ma forse era meglio che si radesse da solo, perché poi il barbiere avrebbe incominciato a fargli delle domande e lui se c’era una cosa che lo innervosiva erano proprio le domande del barbiere. Più tardi è andato giù in bot­tega tutto ben vestito e ha incominciato a aspettare la ragazza. Veniva? Non veniva? Quando arrivava? Perdio, qui ormai si facevano le undici e ancora non si vedeva nessuno. Ogni tanto andava fuori, sul ciglio della strada, ma era una di quelle mattine in cui scoppiano i temporali, e allora era costretto a tornar dentro. Eppure aveva detto che sarebbe tor­nata il mattino dopo. O aveva detto nel pomeriggio? No, era al mattino, perché gli aveva anche detto che sarebbero andati a far la spesa insieme. O era stata una sua idea, di lui Tadolini, questa di andare a far la spesa? Non se lo ricordava più.

Non vedo l’ora che arrivi, pensava intanto fra sé. E quando smetteva di piovere, tornava fuori per vedere se arrivava. Ma sulla Via Emilia c’era soltan­to il traffico dei camion. Poi ha incominciato a dubi­tare di averla conosciuta per davvero, e non voleva che per caso fosse stata una fantasticheria che gli era venuta di notte come frutto del vino bevuto. Oppure era uno scherzo che gli avevano fatto i fratelli Cer­chioni? Perdio, sta’ a vedere che c’entravano quei due là. Aveva detto che li conosceva, se non si ricor­dava male. Ma no, bisognava avere solo un po’ di pazienza, che di sicuro al pomeriggio sarebbe venuta. Forse al mattino andava a scuola. Oppure all’univer­sità. E intanto che aspetto vado a cercare gli articoli che parlano di me, ha pensato Tadolini.

Alla sera di quel giorno era andato avanti e indietro cento volte, meravigliandosi di tutta quel­la smania che gli era venuta. Ma cosa s’era messo in testa? Aveva anche mandato via in modo sgarba­to un bambino che era venuto lì da lui per farsi tagliare un pezzo di compensato, solo perché i suoi passi sulla ghiaia lo avevano illuso che potessero essere quelli della ragazza. Chissà allora cosa avreb­be fatto da più giovane, se una signorina gli si fosse presentata alla stessa maniera, dicevano i fratelli Cerchioni. E com’è che con quelle due là, invece, dieci o vent’anni prima, si era comportato come un mago dell’indifferenza? Insomma, era poi andato avanti e indietro senza trovare né gli articoli né un po’ di tranquillità. E alla sera ha provato come un senso di delusione che per poco non gli faceva tor­nare in mente l’idea di andarsi a impiccare. Solo che anche quella era un’idea che poteva farlo finire nel ridicolo, perché gli era venuto in mente che molti anni prima ci aveva provato anche uno dei Cocchi a impiccarsi, ma era tanto dimagrito per tutti i dispiaceri provati nella vita, che al momento buono il suo misero peso gli aveva salvato l’osso del collo; e i suoi famigliari l’avevano trovato là attaccato a una trave che sembrava un ombrello, e l’avevano tirato giù credendo che fosse morto, mentre lui invece era ancora vivo che bestemmiava. Dopo s’erano quasi tutti messi a ridere nei paesi di Rubiera e Castellazzo, e adesso Tadolini si guardava il suo corpo, vedendo che anche lui non era poi tanto grasso. E forse la ragazza gli aveva detto che sarebbe venuta il giorno dopo e bisognava aspettare ancora. Con la memoria bacata che si ritrovava era tutto possibile a quel punto. Non si ricordava neanche più come si chiamava, dicevano i fratelli Cerchioni.

Ma finalmente è venuto il mattino e Tadolini s’è alzato di nuovo con la voglia di farsi un caffè. Pron­ti! C’era già la macchinetta sul fuoco, che ha sentito dei passi sulla ghiaia. Accidenti, era la ragazza che veniva, proprio lei, ma come si chiamava? Tadolini s’è affrettato subito ad andare a aprir la porta e le ha detto: Buongiorno. Buongiorno, ha detto la ragazza, come sta? Io sto bene, ha detto Tadolini, e lei? Anch’io, ha detto la ragazza. Tadolini voleva dirle subito che ieri l’aveva aspettata tutto il giorno. Ma poi gli è sembrato che potesse suonare come un rim­provero e allora le ha detto che voleva farle vedere degli articoli di un giornale, prima ancora di farla entrare nella bottega. Ma venga dentro, venga den­tro, ha detto poi, accorgendosi che erano ancora sulla porta. Andiamo in casa.

La ragazza era vestita nello stesso modo di due giorni prima, con lo stesso vestitino leggero, corto e senza maniche, che lasciava indovinare perfettamen­te tutte le forme del suo corpo. Bello quel vestitino lì, ha detto Tadolini mentre andava a spegnere il fuoco sotto il caffè. Volevo farle vedere gli articoli di un giornale dove parlano di me, ha poi continuato a dire tutto preso da una forte smania. Solo che non li trovo. La ragazza era in piedi e si guardava intorno. Poi ha detto: Allora, primo compito della giornata sarà di trovare questi articoli. Proprio così, ha detto Tadolini. Adesso che la guardava bene gli sembrava un po’ un’indiana. Aveva una bella treccia di capelli neri che le cadeva sulla schiena e due occhi così luci­di che a guardarli gli facevano fare una cosa per un’altra. Infatti voleva mettere lo zucchero nel caffè e s’è accorto di averci messo il sale.

Oh, faccio confusione, ha detto per scusarsi. Non voleva che lei pensasse che fosse un po’ rimbambito. La ragazza invece s’è messa a ridere e ha detto: Lasci stare, ci penso io. E poi ha rifatto il caffè. Mentre aspettavano che venisse su, e poi anche dopo, be­vendolo, hanno fatto due chiacchiere. Tadolini vole­va sapere tutto di lei. Cosa studiava. Dove abitava. Chi erano i suoi genitori, eccetera. E lei rispondeva di gusto, come se le piacesse molto di più parlare con un vecchio come lui che non con dei giovani della sua età che hanno sempre le orecchie otturate. O forse era lui che voleva pensarla così? dicevano i fratelli Cerchioni. Era rimasto solo sorpreso, e allo stesso tempo contento ma anche un po’ incupito, dal fatto che lei gli aveva detto di esser sola e di non avere una famiglia e nemmeno un fidanzato. Come mai, le aveva detto Tadolini, una signorina come lei? E lei aveva sorriso, come per dire che ci sarebbero state tante cose da raccontare, ma che forse non era quello il momento. Tadolini ha capito al volo e ha detto: Cerchiamo i miei articoli.

E mentre li cercavano Tadolini le ha parlato di quando era stato in America, e del viaggio che ave­va fatto in aereo, e delle praterie che aveva visto dall’alto. Aveva visto anche una tromba d’aria, là in fondo, dove ci doveva essere l’Arizona. Si vede­va il cielo tutto grigio e poi quella cosa lì in mezzo, fatta a forma d’imbuto, che sembrava proprio una cosa pericolosa. La ragazza gli ha chiesto se ci era emigrato, in America. E lui allora ha fatto un sorri­sino compiaciuto e poi le ha raccontato di quello che c’era andato a fare. Era per questo che erano venuti fuori gli articoli sul giornale e lo chiamava­no ingegnere. La ragazza lo guardava con ammira­zione e Tadolini se ne accorgeva. Forse è una di quelle ragazze che gli piacciono stare a sentire i discorsi dei vecchi, pensava. Non si ricordava più il suo nome, ma non voleva richiederlo per paura di fare brutta figura. Perché lei il suo se lo ricordava bene. Pietro cerchiamo qui, Pietro cerchiamo là, diceva dopo un po’ riferendosi agli articoli. Il suo nome tra l’altro non gli era mai piaciuto, ma pro­nunciato da lei gli suonava nelle orecchie proprio come se corrispondesse in pieno alla sua persona.

Intanto avevano ritrovato il passaporto di Tado­lini, che non era mai più stato rinnovato, e Tadolini ha provato una sensazione di piacere nel vedere che la ragazza era andata subito a cercare la sua fotogra­fia e i timbri della dogana americana. Li guardava con un’aria che sembrava che stesse immaginando tutto il viaggio che poteva aver fatto per arrivare fin là, ed è rimasta con quel libretto aperto fra le mani per un po’ di tempo senza dir niente e facendo solo un sorrisino. E questo ha ispirato Tadolini a raccon­tare ancora delle altre cose riguardo a quella sua avventura, finché la ragazza non gli ha detto che anche a lei sarebbe sempre piaciuto andare in Ame­rica, ma che non aveva mai potuto farlo. Ma prima o poi ci andrò, ha detto con l’aria di aver preso una decisione proprio in quel momento. E poi s’è messa a fantasticare e a parlare di film che aveva visto al cinema dove gli attori giravano in macchina per tutte quelle lunghe strade che vanno da una costa all’al­tra. Magari ci andrà in viaggio di nozze, le ha detto Tadolini a un certo punto. Chi lo sa? ha detto lei, ma di sicuro, se ci andrò, mi fermerò a Santa Fe, in quella chiesa dove c’è la sua scala a chiocciola.

Quest’ultima cosa Tadolini non capiva se l’ave­va detta sul serio o perché aveva qualche dubbio riguardo a quello che lui le aveva raccontato. Tra l’altro non erano ancora riusciti a trovare gli arti­coli e all’improvviso gli è venuta una gran paura che lei potesse prenderlo per un bugiardo, per uno di quei vecchi vanagloriosi che delle volte si vede­vano alla televisione. Così s’è affrettato a dire: Anche a me piacerebbe rivederla, la mia scala.

Poi sono andati avanti un bel po’ a parlare, ma i discorsi finivano sempre per cadere lì, su quel viag­gio in America che anche vent’anni prima gli aveva dato dei grattacapi con le due donne amiche. Era­no anche andati a far la spesa, in mezzo alle loro chiacchiere, ma in un supermercato in provincia di Modena perché, in provincia di Reggio, Tadolini non voleva comprar niente da nessuno, dicevano i fratelli Cerchioni. E al ritorno lei aveva fatto da mangiare; ma sempre ogni cosa che diceva sembra­va che dovesse portare all’America. Forse lei vole­va semplicemente sapere se c’era un trucco in quel­lo che lui aveva fatto. Allora, se era per questo, il trucco è semplice: perché le cose, nella vita, biso­gna saperle far bene, e basta. Tutto il resto erano chiacchiere. E stava già per dirglielo, quando lei improvvisamente gli ha detto: Perché non ci andia­mo insieme, in America? Un po’ di soldi ce li ho, adesso. I soldi ce li ho io, ha detto subito Tadolini, sentendo la sua voce venirgli fuori dalla bocca prima ancora che nella sua testa gli si mettesse in ordine il pensiero di quello che stava dicendo. Ce ne ho da vendere dei soldi! ha detto.

Lei ha sorriso, e poi è stata un po’ in silenzio. Un silenzio lunghissimo, per Tadolini, che adesso non capiva se lei avesse parlato per scherzo, facen­dogli fare una figura da vecchio bavoso come delle volte si vedeva alla televisione, oppure avesse detto sul serio. Ma aveva detto sul serio, accidenti! Pro­prio mentre lui stava per fare un’espressione della faccia per metterla sul ridere, lei ha detto: Allora non ci sono problemi, io sono pronta.

Com’era possibile che una ragazza così giovane volesse fare un viaggio con uno vecchio come lui che lavorava ancora, va bene, ma ci aveva già quasi un piede nella fossa? dicevano i fratelli Cerchioni. Lei poteva essere sua nipote, addirittura. Lo faceva per via dei soldi che lui aveva detto d’avere? Lo sta­va forse turlupinando, come delle volte accadeva sui rotocalchi, che delle vecchie miliardarie sposavano un giovane senza accorgersi che lui lo faceva per l’eredità? O viceversa che dei vecchi s’invaghivano di una giovane senza accorgersi che lei stava al gioco solo per capriccio, come era successo in un film a un vecchio professore? Ma chi se ne importava, ha pensato l’ingegner Tadolini. Chi se ne importava! Gli era venuto in mente anche il nome della ragaz­za adesso: Federica. Allora andiamo in America in­sieme, eh Federica? ha detto, domani! Domani no, ha detto lei, prima dobbiamo rinnovare il passapor­to e fare i biglietti. E allora ci andiamo appena rin­novato il passaporto, ha detto lui, quanto ci vuole? Qualche giorno, ha detto lei, penserò a tutto io. 

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi