Cari amici, continuiamo il nostro viaggio dal Mississippi al Po alla ricerca del blues padano. Abbiamo parlato la settimana scorsa del legame che esiste tra i due fiumi: una sorta di cortocircuito geografico che porta nella Bassa la musica e le tradizioni di uno dei maggiori fiumi mondiali. Ma il Po che beve alla foce del Mississippi è anch’esso un corso d’acqua dalla valenza mitica, intriso di richiami storici e culturali. E’ il grande fiume della civiltà italiana. E’ il fiume ammantato di nebbia e celebrato in questa splendida canzone di Fiorella Mannoia su testo di Francesco Guccini.
“Chi vive accanto a un fiume / vede benissimo il confine” segnato dalle sponde, perciò “non può credere ai miracoli”, mentre chi ha di fronte il mare vede “un solo lungo lato blu”, la linea infinita dell’orizzonte. E, infatti, quante vite salvate in mare dalla Madonna dei naviganti,
Musica. Fiorella Mannoia: Il fiume e la nebbia
Il confronto tra il maggior fiume italiano e il più lungo fiume nordamericano potrebbe sembrare impari. A cominciare dalla lunghezza, appunto:
Musica. Bob Dylan: Mississippi
Se non ti piace il blues, hai un buco nell’anima – sostengono gli intenditori. Non vi abbiamo detto, la puntata scorsa, parlando di Robert Johnson, che, come tutti i grandi, anche questo figlio del blues è morto giovane, a neanche trent’anni, dopo una vita di eccessi e vagabondaggi, ucciso dal marito geloso di una sua amante. Con i suoi fraseggi slide e i giri di basso ereditati dai primi pianisti di boogie-woogie, Johnson è stato un mito. Stesso destino amaro, compiuto più o meno alla stessa età, per Jimi Hendrix, altro genio della chitarra. Anche sulla chitarra di Jimi, evidentemente, aleggiavano gli spiriti demoniaci che Johnson era quasi convinto di poter toccare.
Suonatori agli angoli di strada. Ne vediamo ancora tanti. Sono tutti angeli del blues. Imbracciano chitarre che sussurrano lingue comprensibili solo agli homeless. Come questo John ‘Cougar’ Mellencamp, con i suoi suoni sporchi che sembrano presi dai vecchi 78 giri di chi aveva i nonni schiavi, nel Delta del blues dove tutto comincia.
Musica. John Mellencamp: When Jesus left Birmingham
Mississippi e Po, dicevamo. Lontani geograficamente e nel nome – l’uno contratto, l’altro lungo come i suoi meandri e le radici indigene in cui affonda. E diversi anche come ampiezza del bacino idrografico: quasi ridicola la portata d’acqua del Po rispetto a quella del fiume americano. Eppure ci sono delle affinità. Entrambi i fiumi attraversano una vasta pianura: il Po buttandosi a rotta di collo giù dalle Alpi, il Mississippi partendo piano dalla sua area d’origine nel Minnesota. E tutti e due compiono questa lunga cavalcata attraverso la pianura, sinuosa di meandri e carica di detriti. In questo loro correre verso il mare, solcando le pianure da cui traggono alimento le regioni urbanizzate circostanti, mostrano il loro carattere difficile. Sono fiumi a scorrimento libero, poco addomesticabili, con gli argini che possono essere spazzati via da poderose piene, come dimostrano i disastri del Polesine e quello più recente di New Orleans.
Zucchero ha scritto una bellissima canzone, “Iruben me”, che parte da atmosfere paludate e soffici, e prosegue in un crescendo di tensione fino a divenire tempesta. Ci sembra adatta a descrivere il turbamento interiore rappresentato dai riferimenti atmosferici, come le piogge e le inondazioni scatenate dal dio dei fiumi.
Musica. Zucchero: Iruben me
I fiumi sono anche paesaggi sonori, e certo esistono segrete assonanze fra le sponde dei corsi d’acqua e le musiche con le quali gli abitanti accompagnano le proprie esperienze di uomini di fiume. Parlavamo, la settimana scorsa, di crocevia metaforici, di incroci culturali. Abbiamo visto come il Delta blues del Mississippi incroci le acque del Po facendo nascere il blues padano. Ma il Mississippi può mescolarsi anche al corso limaccioso del Niger. “Talking Timbuctu” è l’album strepitoso nato dall’incontro del chitarrista americano Ry Cooder con Ali Farka Toure, il chitarrista del Mali morto recentemente. Qui il blues si contamina con le terre rosso mattone dell’Africa sub-sahariana, e la bistecca di coccodrillo è insaporita con le spezie del cardamomo. A questi profumi, aggiungiamo quelli della cucina emiliana del Po, e tutto si tiene. L’anguilla che è nel nostro piatto, nella locanda da cui vi parliamo, rimanda al silente e meraviglioso mondo delle valli di Comacchio, nel Parco del Delta del Po. Un delta in miniatura, da cui vi mandiamo i nostri saluti. Arrivederci alla prossima puntata.
Musica. Ali Farka Toure & Ry Cooder: Gomni
Lettura Fulvio Redeghieri.