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8 Gennaio 2007 | Paesaggio dell'anima

N°42-UNA CITTA’, UNA STORIA

Praga Magica. Seconda puntata.

Praga magica intitolava il grande scrittore Angelo Maria Ripellino, oltre trenta anni fa, il suo libro, che abbiamo usato nella puntata precedente per avventurarci nel fascino e nel mistero della capitale boema.

E magica, Praga lo è davvero. Lo è per la sua architettura, tra il barocco italianeggiante, il rococò asburgico e lo stile Secessione. Lo è per le sue stradine, per gli incomparabili scorci, per i sontuosi edifici nobiliari. O forse, ancora, per il misterioso incontro tra est e ovest, o per l’influenza storica della forte presenza ebraica. O, anche, perché effettivamente è una delle capitali riconosciute di maghi e magie, anche se oggi tutto questo fa un po’ sorridere.


Per tutti questi motivi, ha catturato molti stranieri, soprattutto giovani. Si calcola che siano oltre 40 mila i ragazzi stranieri, in maggioranza americani, che hanno scelto di stabilirsi in questa città, convinti che la Praga di inizio millennio sia come la Parigi degli anni Venti, crocevia di artisti e letterati. Una Praga dove il jazz convive con le melodie di Smetana e l’amore per la musica classica, dove si moltiplicano le discoteche ma anche i cinema d’essai e i teatri. Dove la cultura è ancora accessibile a poco prezzo. E’ forse anche in questo che consiste il suo fascino: Praga è una capitale europea per la vita culturale che offre, eppure è ancora una città a misura d’uomo, dove si può camminare senza essere disturbati dal traffico, dove si può arrivare a piedi da una parte all’altra della città e dove i servizi pubblici di trasporto funzionano abbastanza bene.


Proviamo a girarla a piedi con lo sguardo rivolto verso l’alto, e ciò che vedremo sarà più interessante di qualsiasi museo. Cominciamo, ad esempio, da Starometske Namesti, la Piazza vecchia, dove un tempo si teneva il mercato e oggi rimane custode di ineguagliabili architetture: la fiabesca chiesa della Madonna di Tyn, con le sue torri gotiche alte 80 metri, la chiesa barocca di San Nicola, la gotica Torre delle Polveri e il
municipio, con l’orologio astronomico decorato dalle figure di Gesù, degli apostoli, della morte e del turco che ogni ora esibiscono la loro processione davanti ad una piazza gremita di turisti. La piazza è dominata al centro dalla scultura di Jan Hus, che fu eretta nel 1915 in onore del famoso riformista religioso. Intorno alla piazza un reticolo di vicoli intimi e affascinanti che, percorsi in direzione della Moldava, ci conducono verso il Ponte Carlo, che unisce le rive di Stare Mesto e di Mala Strana. Sostenuto da sedici pilastri e ornato da trenta statue sui parapetti e da due torrioni agli estremi, il ponte seduce per la sua bellezza e la sua magia, e per la vista del castello che lo sovrasta. Prima di arrivare alla reggia imperiale è però bello attraversare il quartiere di Mala Strana (Città piccola), un insieme architettonico fatto di case barocche, giardini nascosti nei cortili, magnifici scorci e romantiche piazzette che costeggia la fiancata della collina. E in cima, il Castello domina la città dall’alto: all’interno della cittadella, svettano le guglie della cattedrale di San Vito e le bianche torri romaniche della basilica di San Giorgio, mentre il Vicolo d’Oro con le sue casette in miniatura dai colori vivaci, un tempo sede di alchimisti e scienziati della corte di Rodolfo, non ha perso il suo fascino anche se oggi ospita botteghe di artigianato boemo.


Per chi, invece, non può fare a meno dei riferimenti occidentali, ci sono i bar e le discoteche, come in qualsiasi altra città europea. Per andarci, bisogna riattraversare tutta Praga verso Venceslavske Namesti (Piazza San Venceslao), un immenso viale che sale verso la facciata del Museo Nazionale, pieno di negozi e hotel per turisti, di discoteche e ristoranti, la parte forse meno vera della città.


Per i giovani, ubriachi d’occidente, la statua di Jan Hus è ormai diventata il «John Hus’ monument», mentre le persone più anziane rimpiangono i tempi in cui nessuno era ricco ma nessuno era povero. Ora che la libertà è un dato acquisito, le strade di Praga cambiano. Apre un negozio della Stefanel dove prima c’era un piccolo negozio d’abbigliamento boemo, i grandi magazzini diventano di proprietà tedesca e alcuni vecchi ristoranti chiudono. Nelle nuove boutique c’è la fila dei turisti e ogni anno apre un nuovo Mc Donald: il primo a Vaclavske Namesti, il secondo a Florenc, il terzo a Mala Strana. E poi pizzerie, ristoranti cinesi e altri luoghi globalizzati, con Starometske Namesti che scoppia di turisti.


Praga, prima, era bella. Malinconica e affascinante per la sua malinconia slava. «Si insinua sorniona nell’anima con stregamenti ed enigmi, dei quali solo essa possiede la chiave» – scriveva Angelo Maria Ripellino, che fu uno dei suoi innamorati perduti. “Praga non molla nessuno di quelli che ha catturato”, disse ancora di lei, citando alcuni autori che ne hanno fatto la loro amante, capace di stregare il visitatore per la magia del Ponte Carlo, per le viuzze silenziose e l’odore di carbone, per l’ebbrezza e la confusione fumosa delle sue birrerie e per la sua spontaneità. Praga, scrive Miloš Marten, “E’ bella. Ammaliante come una donna, inafferrabile come una donna, nei veli azzurri del crepuscolo, in cui si rannicchia sotto i fiorenti declivi, allacciata dalla cintura d’acciaio del suo fiume, cosparsa degli smeraldi di cupole verderame…”.


Chiudiamo questa rassegna di bellezza con le parole di un altro scrittore, Miloš Jiránek: “Vi sono sere in cui Praga, la nostra sporca, triste, tragica Praga nella luce d’oro del tramonto si muta in una bionda bellezza fiabesca, in un solo prodigio di luce e di fulgore”.


Arrivederci, cari amici, alla prossima e ultima puntata sulla capitale boema.

Brano corrente

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