Musica: in sottofondo Melchiade Benni
Cari ascoltatori, la settimana scorsa abbiamo parlato di fusioni gallo-romane nella nostra regione, siamo andati – come facciamo da tempo – alla ricerca delle contaminazioni celtiche nella nostra cultura. Nella musica, questi influssi sono particolarmente evidenti. Non solo in quella tradizionale, dove – ad esempio – il grande Melchiade Benni suonava il violino alla maniera irlandese, e dove i balli saltati hanno sicura origine nordica, ma anche nella musica dei nostri giorni, grazie ad artisti come i Modena City Ramblers, Cisco, Fiamma Fumana, Bevano Est, che al folk irlandese e alle sonorità cosiddette “celtiche” espressamente si richiamano.
Anche le origini del ballo liscio sono da ricercare in questa mescolanza di genti, costumi, usanze. Il ballo liscio ha origini, però, tutte italiane e deriva da passi strisciati e non saltati. Nasce a metà ’800 nelle zone di Parma e Reggio Emilia, dove musicisti di banda interpretano danze come giga, polka, valzer, mazurca, subendo anche l’influenza del melodismo operistico.
Vi facciamo sentire, allora, un brano dei Violini di Santa Vittoria, un ensemble che prende nome da una frazione del comune di Gualtieri, in provincia di Reggio. In questa zona si sviluppa da metà ‘800 una pratica musicale originale: la musica da ballo è infatti caratterizzata dall’uso dei soli strumenti ad arco. Il “concerto di violini” – questo era il nome originario di queste formazioni – viene ora riproposto dall’ensemble di Santa Vittoria nella forma del quintetto d’archi, ossia tre violini, una viola e un contrabbasso.
Musica. I Violini di Santa Vittoria: Nevicata
Il brano che abbiamo ascoltato s’intitola “Nevicata”, e non è stato scelto a caso. Evoca atmosfere invernali nella pianura padana, e il clima, i sapori, i ritmi della civiltà contadina. E’ un po’ come guardare il film “Novecento” di Bernardo Bertolucci o quelle foto invernali di Luigi Ghirri dove neve e brina congelano un paesaggio che nella sua vaghezza sembra fatto di momenti indefinibili: certi colori, certe luci, certi sbiaditi orizzonti. Come il “Nord” richiamato alla mente da Luisa Cottifogli nella prossima canzone, dove – dice l’autrice – “il colore dominante è il bianco che ricopre i campi nella piana senza alberi tra Ravenna e Ferrara. Il bianco che in certi giorni di dicembre e gennaio confonde l’orizzonte e non permette di distinguere la terra dal cielo. Si potrebbe essere nella pianura romagnola come in Lapponia”.
Musica. Luisa Cottifogli: Nord
Ecco, ora possiamo svelare il nostro intento. Abbiamo girato in lungo e in largo per la regione, nel tempo e nello spazio, alla ricerca del nostro imprinting celtico, per un semplice motivo: dove collocare l’Emilia-Romagna, al nord o al centro che occhieggia il sud? Nord Italia, certo: ma per gli scandinavi e i russi che vengono a bagnarsi nel mare della Riviera Adriatica, queste latitudini non sono già meridionali? E’ vero che c’è sempre un nord sopra il nord e un sud sotto il sud, per cui tutto è relativo. Ma la domanda che ci facciamo non è oziosa. Già quando si parla di efficienti emiliani e sanguigni romagnoli si fa una distinzione: l’Emilia è un po’ più nord,
Per chiarirci, o complicarci, le idee, sentiamo un brano curioso: si intitola “Italia” ed è la rivisitazione del nostro inno nazionale fatta da un gruppo sloveno, Laibach.
Musica. Laibach: Italia (dall’album “Volk”, 2006)
Perché questo brano? Perché dimostra l’idea che gli altri hanno di noi: spesso caricaturale se si ragiona in termini di latitudini, di nord e di sud e di geografia che diventa inevitabilmente comportamento, etica, economia, politica. Giocare il nord contro il sud è, peraltro, ciò che fa Laibach, gruppo di musica electro raffinatissima, che ha rivisitato “Fratelli d’Italia” facendone quasi una canzone d’amore. Perché per i nordici, l’Italia tutta è una melodia mediterranea, nel bene e nel male.
Noi, però, approfittando dell’inverno vogliamo spingerci a nord, perché è indubbio che l’Emilia-Romagna tenda a nord. Lo dicono i suoi indicatori economici, la sua voglia d’Europa, i suoi motori rombanti, la qualità della vita, la laboriosità dei suoi abitanti. Poi ci sono i piaceri – la buona tavola, ad esempio – che sospingono verso la rilassatezza del sud. Ma è chiaro che, più che di punti geografici, si tratta di stati d’animo. A nord, dunque, seguendo una canzone dei Tiromancino. Suoni malinconici. Lui vede lei dietro la scia di un aeroplano che la porta via. “Ti allontani verso nord” – come dire: sei fredda e distante. Ti allontani nell’incertezza: dove sarai domani?
Musica.Tiromancino: Verso nord.
Ci mettiamo in viaggio verso l’idea di nord, per approdare al vero nord, nelle regioni al di là della terra dei Celti. Attraversiamo così quest’inverno stranamente mite, che ci ha regalato sinora poca neve, tanto meno nei giorni di Natale, luminosi, freddi e asciutti. Ma dobbiamo scansare il richiamo delle sirene meridionali, suscitate da questa bella canzone di Fiorella Mannoia che sembra nata durante un sorvolo aereo del Mediterraneo. “L’anima è partita a mezzogiorno e adesso va / vaga sorvolando la città / presto punterà decisamente verso sud / mare aperto / poi il deserto”. No: rifuggiamo la tentazione che potrebbe portarci giù giù, sino alle terre rosse d’Etiopia, per invertire la rotta sulla mappa e prendere la direzione degli avventurieri, dei curiosi, dei solitari, dei temerari. Il nord. Ma la prossima volta. Arrivederci a presto.
Musica. Fiorella Mannoia: Sorvolando Eilat.
Lettura di Fulvio Redeghieri.