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2 Agosto 2008 | Paesaggio dell'anima

Agosto a Bologna

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

2 agosto 2008

Musica. Bevano Est: Rosso di luna (dall’album Il dolce rumore della vita)

 

Il dolce rumore della vita, si intitola l’album dei Bevano Est del 1999, dal quale abbiamo tratto Rosso di luna, il brano che apre il nostro viaggio di oggi. Il dolce rumore della vita è anche quello che circonda i pensionati che tutti i giorni, dopo pranzo, s’incontrano all’ippodromo di via dell’Arcoveggio, a Bologna. Sparecchiata la tavola, quando la canicola estiva schianta le ossa, loro si ritrovano nel gazebo sul prato dell’ippodromo, accanto alla pista di gara, per una partita a carte che dura fino all’ora di cena. La cena a volte è sostituita da una grigliata collettiva a base di salsiccia accompagnata da un buon bicchiere di vino. I “ragaz dl’ipodrum”, i ragazzi dell’ippodromo – come li chiamano – usano lo stadio delle corse dei cavalli come un prolungamento della loro casa, grazie alle chiavi avute dai gestori. Sono sempre lì, sotto il gazebo, in estate e in inverno, con il sole e la pioggia, a tenersi compagnia e presidiare il territorio, a controllare che tutto funzioni.

Bologna è ancora ricca di luoghi di socialità come questo. Sempre al Navile, il quartiere dove sorge il centro ippico, c’è la Casa Gialla, un vecchio caseggiato trasformato in centro sociale, dove i pensionati vengono a prendere il fresco sotto gli alberi. Questi anziani, spesso impegnati in attività di volontariato trasversali, che vanno da quelle organizzate dai partiti di sinistra alle feste in parrocchia, oggi 2 agosto saranno in prima fila a commemorare le vittime della strage della stazione, anche se sono passati ormai 28 anni da quel tragico evento. “Agosto. Si muore di caldo e di sudore. / Si muore ancora di guerra / non certo d’amore”, cantava il bolognese Claudio Lolli in questo brano scritto dopo la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.  

 

Musica. Claudio Lolli: Agosto

 

Stasera, 2 agosto, si terrà in piazza Maggiore a Bologna il concerto in memoria della strage alla stazione del 1980. La manifestazione ha ormai assunto carattere internazionale. I brani vincitori del concorso di composizione “2 agosto” saranno eseguiti dall’Orchestra del Teatro Comunale. Vincitore dell’edizione di quest’anno è stato il cileno Javier Farias, con il brano “Canta la tierra”. Intanto noi torniamo al Navile. Il clima che si respira in questo quartiere – 64 mila residenti, di cui un quarto sopra i 65 anni – è in fondo quello di un grosso paesone. Vecchio cuore operaio di Bologna (qui c’è la famosa Bolognina), con le case popolari erette già negli anni Trenta dal welfare mussoliniano, e tanto verde rubato alla campagna, il Navile è un po’ il termometro di come sta cambiando Bologna. A Corticella, un quartiere nel quartiere, come la stessa Bolognina (il terzo è quello delle Lame), si sono installati i cinesi. Di immigrati ce ne sono, come ovunque in città, ma non destano particolare preoccupazione, a parte qualche sbandato che vive ai margini, in locali abbandonati. Negli anni Quaranta, c’erano ancora le lavandaie che lavavano i panni nell’acqua del canale che dà nome al quartiere. Il Navile era navigabile e le chiatte, trascinate sulle alzaie, portavano la seta lavorata in città fino al mare. Ancora agli inizi del secolo scorso, Bologna era uno dei porti fluviali più importanti d’Italia, collegato tramite il canale Navile, che entrava in centro città per tre km, al Po di Primaro e quindi all’Adriatico. Poi i canali sono stati tombati, ridotti a fogna nel loro percorso sotterraneo, e Bologna ha smesso di essere una città d’acqua. 

 

Musica. Quartetto Magritte: Canicola

 

E’ duro sopportare l’afa di agosto a Bologna. Questo è un mese dove i pensionati rimasti in città e gli immigrati che non hanno i soldi per le vacanze, devono cercare in qualche modo di cavarsela. Le strade sono finalmente sgombre, soprattutto nella zona universitaria, recentemente pedonalizzata, e in estate svuotata degli studenti, che hanno abbandonato i locali notturni della “Rive Gauche” bolognese per raggiungere le famiglie nei luoghi di residenza o di villeggiatura. La sera, tra i forzati della città, c’è chi si attarda alle baracchine dei gelati o dei cocomeri per intercettare un alito di vento. I negozi dei pakistani, aperti fino a tardi, garantiscono le provviste di cibo anche in pieno agosto. Per fortuna, al Navile c’è molto verde, sempre curatissimo. E gli anziani ne approfittano per sistemare i tavolini per la briscola sotto gli alberi, accanto alle aiuole fiorite. Molti di loro ricordano che fino agli anni Sessanta lo sguardo non incontrava le palazzine di cemento, ma solo l’orizzonte piatto della campagna. C’erano poderi e campi di grano, case coloniche col fienile. Il traffico assordante di oggi sarebbe sembrato un’allucinazione. Quei casolari sparsi – ca’ gialle o ca’ rosse, com’erano chiamate – sarebbero diventati i famosi centri di aggregazione d’Emilia, una regione che può vantare un invidiabile modello di coesione sociale. Case del popolo, centri sociali, bar Arci, circoli culturali, spuntano da un tessuto sociale improntato alla solidarietà, perché l’emiliano aveva capito che bisogna sempre cercare di dare una mano agli altri, per vivere meglio tutti insieme. Mentre stiamo parlando con i nostri anziani, due gocce d’acqua fanno capolino in questa estate un po’ pazza. “Un tuono improvviso / Mi costringe a guardare il cielo / I colori spariscono tutto si è tinto di nero /Di certo è in arrivo l’ennesimo temporale /Devo fare qualcosa prima di / Cominciare a tremare”… Parte la musica dei Fiamma Fumana. Non siamo su Second Life, ma a una vera, vecchia Festa dell’Unità!

 

Musica. Fiamma Fumana: Immagina

Piano piano il quartiere Navile sta cambiando fisionomia, come il resto di Bologna, peraltro. La dimensione quasi intima che tiene insieme queste strade, i palazzi, i bar, gli spazi per le bocce, le panche dei giardini dove decine di persone leggono o giocano a carte, scomparirà – forse. Il quartiere sarà ridisegnato grazie alle nuove sedi delle facoltà scientifiche al Lazzaretto, alla riqualificazione delle aree militari dismesse, alla nuova edilizia nell’ex mercato ortofrutticolo, e soprattutto alla nuova grande stazione, la più importante d’Italia, attrezzata per i treni ad alta velocità. A noi che amiamo atmosfere più intime e andature lente, non resta che passeggiare ancora in questa periferia che sembra non avere nulla di memorabile, anche a causa del caldo che è tornato a velare i contorni. Il cielo è bianco, poca gente in giro. Arriviamo vicino a dei palazzoni bianchi: oltre c’è un parco, con i giochi per i bimbi. Si chiama Parco Carlo Broschi. Chi era costui? Ah, Carlo Broschi detto il Farinelli – spiega il cartello. Il Farinelli, certo: gli hanno dedicato anche un film. E’ stato uno dei più famosi cantanti del Settecento. Era un castrato. Fu il padre, grande appassionato di musica, a volere l’operazione, eseguita verso i dieci anni, che consentiva ai maschi di conservare la propria voce di soprano o contralto. Farinelli debuttò a Napoli a quindici anni come soprano, e da lì fu un continuo trionfo nei teatri d’Italia e d’Europa. Nel 1730 fu ammesso all’Accademia Filarmonica di Bologna; quattro anni dopo Farinelli si trasferì a Londra, dove collaborò con Händel; poi cantò per il re di Francia e infine la sua voce divenne l’antidoto alla malinconia per il re di Spagna Filippo V. A Madrid fu sommerso di onori fino al 1759, quando si ritirò a Bologna, dove ricevette la visita di Mozart e concluse i suoi giorni nella sontuosa villa che si era fatto costruire fuori porta Lame, dove oggi sorge il parco a lui dedicato.  Le cronache ci dicono che l’evirato cantore soffrì di solitudine e malinconia. Ah, lascia ch’io pianga… Questa che sentiamo sarebbe la sua voce. La sua voce regina.

 

Musica. Georg Friedrich Händel: Lascia ch’io pianga

Brano corrente

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