5 luglio 2008
Musica. Fiamma Fumana: Strade di Appennino (dall’album Onda).
“Strade di Appennino /strade di casa”, cantano i Fiamma Fumana. Cari amici, non è ancora arrivato il momento di lasciare la gloriosa Strada della Cisa, che per due puntate ci ha tenuto legati all’Appennino parmense. Restiamo infatti a Berceto, dove il 4 luglio si è svolto il convegno, accompagnato da una festa collettiva, sul recupero di questa strada-paesaggio. Adesso ci troviamo di fronte al Duomo, e stiamo osservando il portale del XII secolo, sul quale è scolpita una rustica Crocifissione. Ma il pezzo più antico è la lastra longobarda sull’altare, scolpita con due pavoni intenti ad abbeverarsi sui bracci della croce. Siamo intorno all’VIII secolo, in quell’oscura fase di passaggio che vide i barbari accampati in Italia come su un territorio di conquista, ma ormai convertiti al cristianesimo e alla cultura latina. In quell’epoca, si viaggiava a piedi. E iniziavano i pellegrinaggi. Erano stati i monaci irlandesi a diffondere il pellegrinaggio penitenziale, mettendo in rapporto l’assoluzione dei peccati con la penitenza. Nel 990 nelle nostre contrade transitava, diretto a Roma, l’arcivescovo di Canterbury: la Via Francigena era già tracciata. Gli antichi pellegrini sbarcavano in terra emiliana dopo aver attraversato il grande fiume, il Po. Poi bisognava valicare l’Appennino: passaggio impegnativo perché le sue valli erano tagliate da fiumi e torrenti tracimanti d’acque impetuose durante l’inverno.
Musica. Luisa Cottifogli: Grano (dall’album Aiò Nené).
Abbiamo sentito dalla meravigliosa voce di Luisa Cottifogli, romagnola d’adozione, cantante dei Quintorigo e autrice in proprio, una canzone che ci riporta alla ciclicità delle stagioni, al tempo della semina e del raccolto, ai giorni della mietitura – insomma a quei gesti naturali, intimamente legati alla terra, che si sono ripetuti per secoli e secoli nelle nostre campagne e nelle nostre valli, e che i pellegrini medievali diretti a Roma potevano osservare mentre camminavano recitando a memoria giaculatorie e preghiere. Era un mondo di gente che si muoveva a piedi, e la cui andatura lenta e assorta, scandita dal bastone del pellegrino, era una visione comune tra i campi ricoperti di grano, sui ponti dei torrenti o sugli acciottolati dei borghi. Il pellegrino per la sua ansia di devozione abbandonava famiglia e lavoro e si metteva in cammino, affrontando disagi, imprevisti e avversità di ogni tipo. E’ ai viandanti di ieri e di oggi che è dedicato “PassoParola”, il festival del cammino nato da un progetto della Provincia di Parma e del dipartimento di filosofia dell’Università di Parma, che si è svolto dal 13 al 15 giugno scorso tra Berceto e il borgo medievale di Cassio, con le sue case allineate e la strada lastricata su cui siamo già passati nella scorsa puntata. Prendiamoci una pausa, tra i boschi di querce e le pinete in cui è incastonato Cassio, per ascoltare un brano eseguito dal vivo al Teatro Comunale di Modena il 7 maggio 2006 dal compositore coreano-canadese Eyvind Kang. Si tratta di una personale trascrizione del Cantus Circaeus di Giordano Bruno dedicato ad antichi miti. Canta in lingua latina Jessica Kenney, accompagnata dal Coro da Camera di Bologna.
Musica. Eyvind Kang: Ros Vespertinus (dall’album Athlantis).
Camminare a piedi è un modo per recuperare i ritmi legati alla natura, annusare i profumi della campagna e della montagna, scoprire una trama di paesaggi sconosciuti e in genere tagliati via dalla fretta di arrivare in un posto. Non avremmo visto, se non avessimo seguito le orme degli antichi pellegrini, il borgo di Cassio con la sua chiesa dell’Assunta che dal XII secolo è posta sul percorso romeo e oggi si presenta nella ricostruzione secentesca. Qui c’era anche, dall’XI secolo, uno xenodochio, un ricovero per pellegrini, alle dipendenze del monastero benedettino di San Giovanni di Parma. Nel Trecento l’ospedale di Sant’Ilario, l’“hospitale Sancti Jlari de Cassio”, è ricordato dalle fonti, che citano nella zona un’altra struttura di ricovero, l’ospedale di Montelungo verso il passo della Cisa. Erano sempre i frati benedettini a detenere i punti di passaggio sulla via Romea, o Francigena, perché l’assistenza ai viandanti e al loro viaggio di purificazione rientrava nelle loro regole. La via lastricata di Cassio prosegue nel borgo di Castellonchio con le caratteristiche pietre squadrate e cordonatura centrale, ma noi torniamo a Berceto dove si sono svolti gli incontri con autori e camminatori durante il festival del cammino. Erano presenti Riccardo Carnovalini, che da oltre trent’anni attraversa a piedi l’Italia e l’Europa, Angela Maria Seracchioli che viaggia per raggiungere luoghi sacri o fortemente spirituali, Adriana Rocco per la quale “camminare è meditare”, e altri scrittori-camminatori, tutti attratti dal “richiamo del selvatico” – il selvatico che c’è nel passeggiare tra i boschi, nel fare trekking sui monti, nell’attraversare a bassa velocità i paesaggi più nascosti, meno frequentati. Possiamo allora ascoltare un brano tratto dalla colonna sonora di Into the wild, “nelle terre selvagge”, il bel film di Sean Penn. Siamo alla fine della strada, End of the road. La musica è di Eddie Vedder.
Musica. Eddie Vedder: End of the road (dall’album Into the wild).
Tra gli autori intervenuti a “PassoParola”, il festival del cammino che si è svolto a Berceto, c’era Erri De Luca, scrittore e attento commentatore della Bibbia. La sua relazione s’intitolava “L’alpinismo della scrittura sacra”. Sostiene De Luca che “la scrittura sacra è alpinistica” perché gli incontri e i fatti decisivi si svolgono sulle alture. Pensiamo non solo al celebre discorso della montagna di Gesù, ma al monte Ararat di Noè, al monte Moriah di Abramo, al Sinai di Mosè, al monte Sion di Davide, al Carmelo del profeta Elia, ai monti Libano e Amanah del Cantico dei Cantici, e poi al monte Tabor, al Ghetsemani, il monte dell’ascensione… Si è sempre detto che la montagna è spirituale e il mare sensuale. La montagna è anelito, ascensione, purezza d’aria, ebbrezza delle cime, visione di pace. Il nostro sguardo si allarga ora dai borghi appenninici della Via Romea al mare di verde silenzioso che ci circonda, inglobando il fresco della sera, che immaginiamo invece calda, laggiù nella pianura. E al pacificato tramonto sale la voce catalana che profuma d’Oriente di Maria del Mar Bonet, che ci abbandona alla perfetta poesia d’amore del Cantico dei Cantici.
Musica. Maria del Mar Bonet: Càntic dels Cántics.