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6 Febbraio 2007 | Paesaggio dell'anima

N°46-UNA CITTA’, UNA STORIA

Santarcangelo di Romagna.

Cari amici, oggi vi parliamo di un luogo ricco di fascino, mistero, tradizioni e di suggestivi scorci,  a soli nove chilometri da Rimini: Santarcangelo di Romagna. La cittadina offre al visitatore, oltre a monumenti che rimandano a un passato signorile, numerosi momenti di svago e di divertimento, tra cui l’imperdibile “Santarcangelo dei teatri”, l’appuntamento estivo di fama internazionale dedicato al teatro, alla musica e alla danza, che si svolge nel mese di luglio coinvolgendo compagnie, gruppi teatrali, musicisti e coreografi provenienti da tutto il mondo.
Ma entriamo ora nel nucleo antico della città per farvela conoscere meglio. Il centro storico è diviso in due parti, una medievale, l’altra settecentesca. L’impronta medievale è chiaramente visibile nella parte alta che si erge sopra il Monte Giove, sede delle oltre cento grotte tufacee che restano uno dei misteri più affascinanti e intriganti di tutta la Romagna. L’antico borgo medievale, circondato da una cinta muraria rimaneggiata nel Quattrocento da Sigismondo Pandolfo Malatesta, è caratterizzato da un reticolo di stradine e vicoli che, scalino dopo scalino, conducono a un viaggio a ritroso nel tempo, tra realtà e immaginazione, concedendo alla vista momenti di intensa seduzione. Culmine di questo viaggio, è la solenne Rocca Malatestiana, teatro altisonante di sanguinose battaglie ma anche di tragedie amorose, che dal 1386 veglia su Santarcangelo.
La prima imponente opera architettonica che accoglie i visitatori al loro arrivo nella città è l’Arco Trionfale di Piazza Ganganelli, eretto nel 1777 in onore di Papa Clemente XIV. Si trova in posizione strategica, tanto che nel passato costituiva l’ingresso principale al paese per chi proveniva da Rimini.
Percorrendo poi le scalinate del centro storico si incontra la settecentesca Chiesa Collegiata costruita come punto di riferimento ecclesiastico all’interno delle mura cittadine. Di contro, si erge l’ottocentesca Torre dell’Orologio, più nota come “Campanone”, a testimonianza del simbolo laico della città. Difficile non soffermarsi con lo sguardo: il suo “campanile” incombe elegantemente sulle contrade del borgo e quasi le convoglia tutte attorno a sé. La Pieve di San Michele Arcangelo è invece una delle chiese romaniche più antiche del territorio, dove si respira ancora l’aria di una spiritualità remota di memoria francescana.


Le grotte


Veniamo ora al mistero delle grotte. Sull’origine delle oltre 150 grotte sotterranee, collocate per lo più sul versante orientale del colle, sotto il nucleo dell’antico abitato, gli studiosi non sono concordi: si tratta di primitive abitazioni, luoghi di culto, rifugi-alcova per la consumazione di riti proibiti e cerimonie sacrificali, ripari signorili, dimore degli spiriti custodi dei telai d’oro?
La leggenda dei telai è suggestiva e rimanda a un racconto tradizionale consegnato alla storia di Santarcangelo da una generazione all’altra. Secondo la leggenda una grotta, ancora inesplorata, custodirebbe numerosi telai d’oro massiccio su cui ancora vegliano gli spiriti dei loro antichi possessori. Lo scopo dei telai sarebbe quello di confezionare i costumi della Santarcangelo dei teatri e dei poeti, manifestazione che oggi rappresenta l’evento artistico e culturale più importante della città.


Leggende a parte, le numerose grotte hanno età e strutture diverse. Le prime risalgono a tempi antichissimi e presentano una struttura a reticolato molto raffinata che fa pensare a un loro probabile uso culturale. Quelle più recenti, invece, presentano una struttura più semplice in quanto o fungevano da depositi, oppure – durante il dominio dei Malatesta tra il XII e il XIV secolo – costituivano importanti vie di fuga dalla città. Nel corso dell’ultima guerra mondiale la popolazione di Santarcangelo trovò rifugio proprio all’interno di questi cunicoli sotterranei. Da qui l’ipotesi dell’apertura di nuovi cunicoli in tale occasione d’emergenza, caratterizzati appunto da un aspetto più grossolano e meno rifinito.

Il teatro in piazza


Da trent’anni l’evento teatrale più importante in tutto il panorama italiano, “Santarcangelo dei teatri” ribadisce la propria peculiare attenzione alle avanguardie e, più in generale, a quanto di nuovo propone lo scenario artistico. L’evento si svolge nel mese di luglio e trasforma il piccolo borgo di Santarcangelo in un magico crocevia tra medioevo e futuro.
Nato nell’estate del 1971 come “teatro in piazza”, da allora la kermesse raccoglie le esperienze più significative della storia di quel teatro definito “altro” a causa della sua essenza anti-tradizionale: dal teatro politico ai gruppi del Terzo Teatro, dalle compagnie di punta del Nuovo Teatro alle giovani formazioni esordienti sotto l’insegna di un teatro indipendente. Tutti i più grandi nomi legati a questo tipo di espressione artistica “alternativa” sono passati da Santarcangelo: artisti, intellettuali, uomini di cultura, da Eugenio Barba a Jerzi Grotowski, da Dario Fo a Judith Malina e Julian Beck con il loro Living Theatre, da Ferdinando Taviani a Giuseppe Bertolucci, da Daniele Luttazzi a Carlo Cecchi e Leo de Berardinis, tanto per citarne alcuni.
Agli inizi degli anni Novanta lo sguardo del festival si allarga ai diversi linguaggi contemporanei proponendo Santarcangelo come “luogo d’intesa” dove possano incrociarsi le più svariate testimonianze creative all’infuori di qualsiasi uniformità poetica. Da allora il rapporto tra le arti diventa il nodo focale dei “teatri di Santarcangelo” dove trovano sempre più spazio laboratori, seminari, convegni, incontri, premi di poesia, mostre d’arte, concerti.
Quello che non è mai mancato, nel corso di tutta l’evoluzione del festival, è il rapporto vitale con il territorio, con le strade e le piazze della città, fulcro organico delle varie rappresentazioni, con la gente del luogo e i visitatori. Essere in mezzo agli uomini e valorizzare concretamente l’ambiente che li circonda utilizzando l’astrazione artistica è sempre stata la “missione” del festival.

Vagabondando nel centro storico


Il centro storico di questa cittadina è caratterizzato da un reticolo di stradine e vicoli di grande suggestione che conducono, in un’atmosfera sobria e rilassante, verso la Rocca Malatestiana, passando per Porta Cervese, Piazza delle Monache con il convento delle Sepolte Vive e Palazzo Cenci.
Tutto il centro è vivo, fatto di case e palazzi ben curati, ottimi ristoranti e osterie, viuzze e scalinate che conducono a piazzette sempre animate. L’atmosfera è quella di un grande borgo che vuole vivere con i ritmi giusti, attento al proprio aspetto: gli ospiti percepiscono subito una forte identità romagnola.


Santarcangelo si sviluppa in epoca romana. Gli storici affermano che il primo insediamento ebbe luogo dopo la formazione della vicina Rimini, attorno al 268 a.C. Il paese si sviluppò poi lungo la Via dei Romei, un percorso medievale per le comunicazioni e gli scambi commerciali fra costa romagnola, Montefeltro e Toscana, che si accostava alla sponda sinistra del fiume Marecchia. Il percorso si congiungeva, presso Verucchio, all’iter tiberinum: così era detta la strada di origine romana che percorreva la valle del fiume Marecchia da Rimini fino ad Arezzo.


Detto questo, ora non vi resta che visitare la perla della Valmarecchia, magari durante il Festival dei Teatri.

Brano corrente

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