25 febbraio 2008
Cari ascoltatori, ci siamo lasciati la settimana scorsa che giravamo per le campagne della nostra regione alla ricerca di suoni che ci portassero fuori dal mondo convulso della città, e abbiamo trovato questo “Notturno per arpa” del compositore bolognese Ottorino Respighi. E’ una notte di inizio primavera: apriamo la finestra della nostra stanza che si affaccia sulla pianura addormentata e lasciamo entrare la quiete, la prima brezza mite attraverso il cortile.
Musica. Ottorino Respighi: Notturno per arpa (Yolanda Kondonassis all’arpa)
Il buio nasconde il filare di pioppi lungo il viale della canonica. Vecchie case rurali, un tempo circondate, nelle “calme di luglio”, da “ondate / di frumenti pesanti”, come scriveva Riccardo Bacchelli, l’autore de “Il Mulino del Po”. Ma non è neanche marzo, e i campanili rossi dei paesi della Bassa ancora non svettano sopra le siepi. La terra è ancora fredda, freme appena alla bella stagione. E dalla nostra finestra esce il suono angelico dell’arpa. Fra i grandi compositori italiani del Novecento, nato a Bologna nel 1879 ma divenuto famoso con i tre poemi sinfonici “romani”, Respighi ci regala un delicato notturno a cui l’arpa di Yolanda Kondonassis sembra donare sfumature agresti. La campagna, forse, è solo un’arpa che vibra nella notte, un uccello che passa, un grillo che rompe il silenzio, campi d’erba e stoppie morte.
Un altro compositore, questa volta contemporaneo, che allarga gli spazi, fa entrare aria, dischiude orizzonti, è Roberto Cacciapaglia, di cui ascoltiamo “Nuvole di luce”, tratto dall’ultimo lavoro, “Quarto tempo”, realizzato con la collaborazione della Royal Philarmonic Orchestra e ispirato alla mistica indiana.
Musica. Roberto Cacciapaglia: Nuvole di luce.
Cari amici, si è fatto giorno e noi stiamo percorrendo senza navigatore satellitare le campagne emiliane. Non abbiamo una meta e se ci perdiamo, non ce ne importa. Magari ci imbattiamo in una trattoria dove fermarci a bere e mangiare qualcosa. In realtà, stiamo cercando, sulle strade della pianura bolognese, qualcosa che non troviamo. Il paesaggio che ci circonda non ci convince, manca di alcuni elementi essenziali. Stiamo attraversando una pianura agricola sempre più povera dal punto di vista ecologico e biologico, carente di luce, di suoni, di verde, di poesia. Siamo sulla Strada Provinciale 3,
Però è forte la voglia di mitigare l’impatto delle attività umane sui fragili equilibri naturali, di ritrovare un legame tra la strada e il territorio. Ha sede da queste parti, a Calderara di Reno,
Vi facciamo ascoltare “Bianca”, con il suo attacco agreste – “sto sopra al maggiociondolo / chiedendo ad ogni nottola / com’è che qui non nevica…”, e con il suo finale in dialetto mantovano, che chiude una canzone di passione amorosa e ambientazione padana.
Musica. Maler: Bianca.
“Strada Provinciale Tre” è un romanzo on the road, che si svolge tutto sulla strada, dove una donna corre tra i camion e i gas di scarico, ai margini di tutto, in un paesaggio italiano mutato e sconvolto.
“La strada è una strada larga che taglia una campagna distrutta. Una distruzione precisa, geometrica. Campi regolari: quadrati, rettangoli, trapezi di grano, granturco, mais, barbabietole da zucchero, patate, erba medica, pomodori, soia, girasoli, sorgo. Uno spazio immenso, sconfinato, che un tempo deve essere stato niente: chilometri e chilometri di terra piatta e verde, in certi punti coperta di boschi e faggeti, terra incolta, viva”.
E’ ai margini di questo nulla riempito di cose, che Vera, la protagonista, corre con lo zainetto in spalle, e noi la facciamo seguire da un’altra donna inquieta, una rocker canadese che riprende una celebre cover dei Black Sabbath anni Settanta, “Paranoid”.
Melissa Auf der Maur ha fatto parte del giro dei mitici Smashing Pumpinks, è anche attrice, modella, ma soprattutto si pensa come una soldatessa del rock, ingaggiata da spiriti extrasensoriali per una missione precisa: portare la musica nel cuore di tenebra del mondo. Lo fa con testi che vengono direttamente dal libretto in cui annota i suoi sogni.
Musica. Melissa Auf der Maur: Paranoid (cover dei Black Sabbath)
Dunque, una donna corre lungo
Questo è il nostro paesaggio da cui fuggire, in attesa di redenzione. Intanto, lasciamo la nostra signora sulla strada, che cammina con la borsa del Conad. Aspettateci qui, cari ascoltatori: torneremo la prossima settimana, come sempre. Chiudiamo con un pezzo storico dei King Crimson, “Ladies of the road”, anno 1971: un pezzo “alla Beatles” ma di stretto marchio Re Cremisi. In omaggio alla nostra signora che corre sulla Strada Provinciale Tre, e a tutte le signore della strada – da intendersi come le “groupies” cui alludeva la canzone, cioè le ragazze che accompagnavano i gruppi musicali durante i tour, oppure le schiave del sesso costrette a calpestare senza musica le strade defilate delle province ricche d’Europa.
Musica. King Crimson: Ladies of the road.
A cura di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.