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1 Marzo 2007 | Racconti d'autore

N°49-RACCONTI D’AUTORE

Ugo Cornia, “E con una mano mi aggrappavo al muro”.

Questo racconto breve dello scrittore modenese Ugo Cornia è tratto dalla rivista quadrimestrale “Panta”, edita da Bompiani. Curato da Paolo Nori, il numero 25 della rivista è interamente dedicato all’Emilia-Romagna. “Panta” è stata fondata nel 1990 dallo scrittore emiliano Pier Vittorio Tondelli.

 E con una mano mi aggrappavo al muro

 Vicino a casa mia (cinque o sei chilometri) qual­che anno fa hanno aperto uno di quei giga mega supermercati che diceva­no che fosse calcolato per un’utenza di tre province almeno e allora, era già un po’ che l’avevano aperto e io avevo voglia di andare a vedere questa meraviglia della distribuzione e così una mattina ero andato là. Avevo fat­to tanti svincoli e finalmente avevo parcheggiato e mi ero avviato per en­trare. E appena sono entrato, avrò fatto una cinquantina di metri e però ho sentito che mi stava partendo la testa, come quelle volte che uno di notte si alza da letto per qualche motivo e dopo aver fatto un passo casca per terra e poi cerca di rialzarsi e si appoggia a qualche cosa finché non gli è tornato tutto a posto, e io, che avevo fatto questi venti o trenta passi tut­to smanioso di vedere questo posto, per evitar di cascar per terra mi ero poi appoggiato con la spalla al colonnato di muro tra due vetrine cercan­do di restare in piedi e lottavo con le gambe, che le sentivo mancare e mi sentivo proprio che andavo giù e con una mano mi aggrappavo al muro per stare su, e mentre mi riprendevo, che sentivo piano piano che tornava­no sia la testa che le gambe, non sapendo se questo mio svenimento mo­mentaneo fosse durato dieci secondi oppure un minuto e mezzo, mi era anche venuta paura che qualcheduno della vigilanza privata mi avesse vi­sto lì che mi aggrappavo al muro per cercare di restare in piedi e avesse pensato che ero un drogato, e comunque appena sono ritornato piena­mente in piedi e presente mi ero poi girato e avevo deciso di uscire e me ne ero ritornato verso la macchina ma mentre passeggiavo in mezzo al par­cheggio per ritrovarla mi era anche tornato in mente che mia madre me lo aveva detto tante volte, anche quando più di trent’ anni fa andavamo alla Standa, che delle volte a entrare in quei posti le venivano dei giramenti di testa.

Così era stata la mia prima visita a quel mega giga supermercato pensato per un’utenza di almeno tre province o più, ma che mi era sembrato an­che pensato per della gente diversa da me, che correva lì felicemente, co­me del resto avevo fatto anch’io, ma questa gente, entrando, non era colta da nessuna specie di svenimento e vi permaneva per ore scuriosando e ac­quistando felicemente, quando a me invece erano decisamente mancate le gambe dopo dieci secondi che avevo varcato quella soglia. Di conseguen­za per tanto tempo non avevo avuto voglia di tornarci.

E poi invece, sarà stato almeno un anno dopo, una domenica, giornata per me spesso altamente insopportabile e che mi spinge a buttarmi in qualsiasi avventura, un mio amico mi aveva telefonato per dirmi che in quel mega giga supermercato c’erano dei Levi’s in offerta a diciannove eu­ro (o forse erano ancora lire, comunque un affarone) e io che non ho mai avuto un paio di Levi’s in vita mia e che da dopo che avevo tredici anni non ne ho mai sentito la mancanza, dopo che lui mi ha detto che andava con Gigi, un altro nostro amico, a comprarsi questi Levi’s mi è venuta una tale voglia di comprarmi anch’io questi Levi’s che ho pensato che li rag­giungevo là. E soltanto che quando sono stato là c’era una fila tale che do­po che era un quarto d’ora che non riuscivo a parcheggiare ho deciso di tornare indietro e gli avevo mandato un messaggino sul cellulare che mi chiamassero quando erano tornati indietro. Poi non ho avuto loro notizie fino alle otto di sera che sono arrivati a casa mia e mi hanno detto che quando avevano ricevuto il mio messaggino erano appena arrivati anche loro per cercare di parcheggiare e avevano iniziato andando su e giù per il parcheggio cercando un posto ma non si trovava nessun parcheggio libe­ro, poi durante questo girovagare a un certo punto, era già passata almeno mezz’ ora, avevano visto venti metri più avanti due che entravano in mac­china, allora avevano fatto lo scatto e erano arrivati da questo che usciva dal parcheggio, però quando questo è uscito e se ne è andato via c’era già uno a piedi che occupava il parcheggio e gli ha detto che il posto era suo e che sua moglie con la macchina stava già arrivando, però i miei amici gli hanno chiesto cosa significava che il posto era suo e lui gli ha spiegato che se uno vuole parcheggiare bisogna che vada all’uscita del supermercato, quando esce uno col carrello gli chiedi se ha la macchina e se va via, e se lui ti dice di sì lo segui fino a dove ha la sua macchina a piedi, nel frattem­po hai avvertito tua moglie che è in macchina che hai trovato un posto e che arrivi con la macchina, tieni occupato il posto e poi tua moglie par­cheggia e dopo andate a fare la spesa, e infatti mentre lui spiegava questa cosa ai miei amici era arrivata sua moglie e a quel punto i miei amici ave­vano fatto marcia indietro e l’avevano lasciata parcheggiare e poi si san detti che facevano così anche loro e Carlo, visto che erano venuti con la sua macchina è rimasto alla guida e Gigi è andato all’uscita del supermer­cato, e tra una cosa e l’altra mi hanno detto che era già passata più di un’ o­ra, e comunque a un certo punto Gigi ha beccato una famiglia col carrello e gli ha chiesto se andavano via con la macchina e si è incamminato dietro di loro e nel frattempo faceva, così diceva, dei gran gesticolamenti col braccio a Carlo che nella bolgia era rimasto due o tre file di parcheggi più là ma si era mosso per arrivare dietro a Gigi con la macchina, anche se tut­to questo non è semplice perché tutte le file parallele dei parcheggi sono a senso unico, quindi se quello che stai seguendo sbaglia a tornare alla sua macchina tu per riprenderlo devi fare un gran giro, comunque Gigi stava seguendo questi qua e gesticolava a Carlo che stava arrivando e quando questi sono usciti dal parcheggio e Gigi si è messo lì a tenere occupato il posto, a quel punto è arrivato un signore in macchina che voleva parcheg­giare e Gigi gli ha detto che ormai il posto l’aveva occupato lui e che ne cercasse un altro ma ‘sto qua gli ha detto che o si toglieva o lo metteva sot­to e ha fatto lo scatto con la macchina, e nel frattempo Carlo era arrivato e era lì in macchina che non capiva bene cosa stesse succedendo, ma il si­gnore con l’altra automobile ha urlato ancora a Gigi di togliersi, e poi ha fatto un altro scatto con la macchina, e Gigi gli urlava che il posto era suo e lui se ne doveva andare, e invece l’altro ha fatto un altro scatto colla mac­china e ha beccato Gigi che è cascato per terra, allora Carlo è uscito dalla macchina urlandogli che lo denunciava e è andato a vedere cosa s’era fat­to Gigi, solo che in quel momento, così mi hanno detto Carlo e Gigi, an­che l’altro signore è uscito dalla macchina scoppiando a piangere e ha ti­rato fuori il portafoglio coi suoi documenti e l’ha dato a Carlo perché prendesse i suoi dati per denunciarlo, e poi mentre piangeva chiedeva a Gigi se si era fatto male e gli diceva che lui non era una bestia ma che nor­malmente era una persona educata e non sapeva che cosa gli fosse preso perché era da più di due ore che cercava di parcheggiare e anche se Gigi poi si era rialzato perché non si era fatto niente e anzi era caduto da solo facendo un salto indietro per evitare la macchina questo signore gli aveva detto ancora piangendo che lui voleva veramente scusarsi perché lui nor­malmente non era una bestia e che se voleva denunciarlo aveva tutte le ra­gioni e che lo facesse, e invece a quel punto Carlo e Gigi cercavano di rin­cuorarlo e gli dicevano che non era successo niente e che non si preoccu­passe, che non si erano neanche rovinati i vestiti e che andava tutto bene, e comunque il signore li ha salutati ancora scusandosi e ha detto che par­cheggiassero pure perché lui tornava a casa e in quel genere di posti non ci avrebbe più messo piede in vita sua.

Allora, visto che gli era costato un pomeriggio di lotte, Carlo e Gigi, vi­sto che Gigi stava bene, hanno deciso che parcheggiavano e andavano a comprarsi i Levi’s. Così sono entrati e si sono diretti al reparto vestiario e hanno un po’ cercato i Levi’s in offerta e però ne hanno trovati soltanto a prezzo pieno e sono andati a chiedere a un commesso che gli ha detto che effettivamente ce ne erano trenta paia in offerta ma che erano già finiti venti minuti dopo l’apertura. Così mi avevano raccontato per giustificare il fatto che erano stati in giro più di tre ore prima di farsi vivi. E comun­que erano contenti perché era stata una domenica diversa dalle solite.

 

Lettura di Fulvio Redeghieri.

 

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