30 ottobre 2010
Le musiche di questa puntata: Andrea Vanzo, Francesco De Gregori, Alarc’h, Sound of Vision, Ofeliadorme.
Musica. Andrea Vanzo: La memoria della carne.
Andar per borghi in tempo di castagne: c’è qualcosa di più bello, cari ascoltatori? Facciamo il punto della situazione, prendendo spunto da una poesia di Marco Viroli pubblicata sulla rivista faentina “Tratti”: 65 milioni di anni fa lo scontro di un pianeta con la terra diede origine alla vita; 15 milioni di anni fa un meteorite caduto sulla terra oscurò la luce del sole, impedendo la fotosintesi delle piante e provocando l’estinzione dei grandi rettili – alla fine, l’uomo prese il sopravvento e da scimmia diventò Neanderthal; tra 15 milioni di anni il sole imploderà nella galassia di Andromeda: ci sarà una serie impressionante di impatti e collisioni che porterà a nuove forme di vita. E noi? Se eternità e infinito sono concetti che ci fanno girare la testa – c’è mai stato un inizio, ci sarà mai una fine? -, a noi non resta che prendere quel che viene. Ad esempio, una giornata di pallido sole nell’Appennino faentino, alla ricerca del frutto principe dell’autunno, la castagna. Si sparge nell’aria il profumo delle caldarroste – i “marroni” di Casola Valsenio e di Brisighella -, mentre più in alto i caprioli scendono nelle radure a osservare la riga di fumo che esce dai camini nella vallata. E – come canta De Gregori – “Mangiamo pane e castagne, come una poesia / perduta nella memoria dai tempi di scuola …”.
Musica. Francesco De Gregori: Pane e castagne.
Il nostro viaggio ci ha condotto a Brisighella, classificata tra I Borghi più belli d’Italia. I borghi dell’Emilia-Romagna ammessi a far parte del club de I Borghi più belli d’Italia sono dieci, sui 198 sparsi sull’intero territorio nazionale. Oltre a Brisighella, che è in provincia di Ravenna, ne abbiamo quattro in provincia di Rimini (Montefiore Conca, Montegridolfo, San Giovanni in Marignano e San Leo), tre in provincia di Piacenza (Bobbio, Castell’Arquato e Vigoleno), uno sull’Appennino parmense (Compiano) e uno in provincia di Bologna (Dozza). Andar per borghi significa cercare luoghi in cui potersi confrontare con se stessi e con la propria immaginazione; luoghi in cui “respirare il senso del tempo”, sentire “l’odore della vita e delle sue stagioni”, come scrisse Goffredo Parise, che a un certo punto della sua esistenza abbandonò Roma per una casetta nella provincia veneta, “un piccolo Eden profumato di sambuco”, intorno al quale cominciavano a crescere – erano gli anni Settanta – i capannoni, i condomini, le “villette geometrili”. I borghi, dunque, sono luoghi incantati che cerchiamo di preservare dal degrado, dal disordine edilizio, dalle costruzioni scriteriate che non rispettano l’architettura locale, il paesaggio, la natura.
Musica. Alarc’h: Morrison’s jig.
La musica celtica è partecipe della natura. Sentite i suoni cristallini dell’arpa, l’atmosfera sognante e rilassante: a proporci questo mondo fiabesco è il duo Alarc’h, parola che in lingua bretone significa “cigno”. I borghi – dicevamo – sono luoghi incantati la cui bellezza, consolidata nei secoli, trascende le nostre vite, e che abbiamo perciò il dovere di salvare. E sono un’alternativa agli stereotipi del turismo di massa e ai “non luoghi” delle città, anonimi e uguali ovunque. E un’alternativa di vita: perché, come diceva Pound, “il procedere lento è bellezza”. Andar per borghi significa, dunque, fare esperienza di lentezza e di bellezza. Prendiamo Brisighella, dove in questo momento ci troviamo. Il borgo è dominato da tre pinnacoli rocciosi, su uno dei quali sorge la rocca. Antico posto di dirupi, dove per aprire una strada si dovette sbancare la roccia: nacque così la via degli Asini, una strada sopraelevata, coperta, illuminata da archi a forma di mezzaluna di differente ampiezza – unica al mondo. Una strada che è come un racconto d’amore e ci porta, quindi, ad ascoltare A love tale dei Sound of Vision, gruppo fondato da un tastierista ferrarese e un percussionista cubano, che fonde jazz contemporaneo con ritmi afro e urban funk.
Musica. Sound of Vision: A love tale.
Mezzelune di sguardi nell’antica via sopraelevata di Brisighella. Nata tra XII e XIII secolo come baluardo di difesa, la via degli Asini fu in seguito usata dai birocciai per il trasporto del gesso a dorso d’asino dalle cave circostanti. Le ginestre, gli olivi, i cipressi, i colli, le atmosfere nebbiose o notturne, il paesaggio innevato, i vicoli silenziosi del villaggio nei meriggi d’estate, l’alba e il crepuscolo, il mutare dei colori al passo con le stagioni, la vita domestica che s’intuisce dalle luci accese nelle case. Brisighella è il mondo di luce tenue rappresentato da Giuseppe Ugonia (1881–1944), faentino di nascita, che del borgo fece la sua patria e la fonte ispiratrice del suo lavoro d’artista. Attraverso acquerelli, incisioni e litografie, Ugonia cantò questa “Fiesole di Romagna”, le cui origini si perdono nel tempo. Il toponimo non si sa se derivi dal celtico brix, che vuol dire luogo scosceso, dal tardo latino brisca, terra spugnosa, o da brassica, cavolo, pianta che qui un tempo sorgeva spontanea. Misterioso è anche lo stemma, che raffigura un montone, forse in onore a Giove Ammone, dio orientale rappresentato sotto forma di questo animale. La band bolognese Ofeliadorme, con il suo folk acustico e minimale, ci offre le sonorità giuste per andarcene da Brisighella: ipnotiche, suadenti, leggermente allucinatorie – adatte a entrare e uscire dal tempo, come succede visitando borghi.
Musica. Ofeliadorme: Bells.