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23 Gennaio 2010 | Paesaggio dell'anima

Da Ravenna a Istanbul

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

23 gennaio 2010

Le musiche di questa puntata: Boban Markovic Orkestar, Marcabru, Sezen Aksu, Musica Officinalis, Anna Maria Castelli. 

Musica. Boban Markovic Orkestar: Igra Cigana.

 Dicono di lui che sia la miglior tromba dei Balcani. Parliamo di Boban Markovic, lo zingaro serbo, già con Goran Bregovic per le musiche dei film di Kusturica. Eccola di nuovo la brass band, la fanfara d’oltre Adriatico, il suo suono “fanfarone”, appunto, squilibrato e tritatutto, tramandato di padre in figlio (è il caso di Markovic) per iniettare rumorosa allegria nella desolata anima balcanica. In questi parossistici crescendo troviamo tutta la disperata vitalità di questi popoli, che abbiamo cominciato a conoscere meglio con l’emigrazione. Albanesi, rumeni, macedoni, bosniaci, montenegrini, solcano oggi le strade d’Italia, tentando il riscatto dalle passate condizioni di vita e di sfuggire all’anima nera dei Balcani, a quel baratro in cui si sono infilate le popolazioni ex-jugoslave quindici anni fa; lo stesso baratro che ancora ingoia la Palestina, protagonista di questo brano in dialetto romagnolo dei Marcabru, gruppo romagnolo di progressive folk, nato nell’orbita della Scuola di Forlimpopoli, quindi a cavallo tra culture diverse, come evidenzia l’uso di strumenti quali il didjeridoo, il bouzouki o la tromba marocchina.

 Musica. Marcabru: Palestina.

 I corsari crudeli, i turchi rinnegati, affrontati in tante battaglie navali e terrestri, ora non sono più nemici mortali ma dirimpettai, vicini di casa. L’Adriatico, in tutto il mar Mediterraneo, è forse il più grande mosaico di popoli e di civiltà che si possa trovare concentrato in un territorio non amplissimo, che dai cortili di Romagna arriva al Mar Nero. E qui, certo, arrivano le voci di là, perché siamo pronti a riceverle. Basta tendere l’orecchio: da Ferrara, con le sue “vie piane, grandi come fiumane che conducono all’infinito”; e da Ravenna, che ha il fascino di una “dolce ansietà d’Oriente”. I poeti (abbiamo citato Gabriele D’Annunzio e Eugenio Montale) ci invitano a cogliere echi, rimandi e suggestioni che vengono d’altrove. Non è già Oriente la luce verde-azzurra d’acquario dei mosaici di Galla Placidia a Ravenna, in quella “glauca notte rutilante d’oro” incurvata, come scriveva D’Annunzio, nella cupola? Ah, Istanbul, come sei già dentro di noi, e come batte il tuo cuore nella voce di Sezen Aksu, la regina della pop music turca!

 Musica. Sezen Aksu: Istanbul Istanbul Olali.

 Al tempo di Ravenna capitale dell’Impero, i rapporti con Costantinopoli erano così costanti che, per la costruzione di basiliche e palazzi, venivano utilizzati marmi, materiali scolpiti e maestranze specializzate direttamente importati dalla città sul Bosforo. Poi, il mare ha cominciato ad allontanarsi, le acque del Po a spostarsi più a nord impaludandosi in bracci morti e pantani, e l’antico porto romano di Classe a interrarsi. Ravenna, bloccata nella sua espansione da Venezia, si è isolata, arenata, e oggi sembra incredibile che questa antica città di mare, cristallizzata nel suo aspetto provinciale, intrattenesse tali rapporti con l’Oriente. Il lontano passato rivive solo nelle scene immobili dei mosaici, in quell’arte venuta d’oltremare. Ma forse, ascoltando bene, tendendo le orecchie, ci arriva una musica… Sentite la gajda, la cornamusa bulgara? E’ una danza albanese, una danza vorticosa che ci strappa al tranquillo vivere e ci porta di là dal mare, verso il ritmo, la festa, la compagnia. Suona il gruppo ravennate (di Faenza) Musica Officinalis. Gli strumenti usati sono la ghironda di Gabriele Bonvicini, il bouzouki di Massimo La Zazzera, la gajda bulgara di Igor Niego, la bombarda di Walter Rizzo e il tapan di Roberto Romagnoli.

 Musica. Musica Officinalis: Buka ere.

 Il mare: sempre il mare in mezzo, tra noi e loro. Quello che era il regno dei pesci, e in buona parte lo è ancora, deve essere sottoposto al fermo- pesca, che disorienta i vecchi pescatori abituati ai raccolti di un tempo, quando l’inquinamento, le maree, le alghe, l’impoverimento delle risorse ittiche erano sconosciuti. Di questi problemi tratta il concept album “Mare di Mezzo – Mediterraneo”, ultima fatica della raffinata artista Anna Maria Castelli, che canta nove canzoni su testi di Paolo Bergamaschi e musiche dello stesso Bergamaschi e di Simone Guiducci. Abbiamo scelto il brano “Simone (Mare Adriatico)”, con il quale chiudiamo la puntata di oggi dandovi appuntamento a sabato prossimo.

Musica. Anna Maria Castelli: Simone (Mare Adriatico).

 

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