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12 Giugno 2010 | Paesaggio dell'anima

Dall’Arcadia folk a Rimini Marina

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

12 giugno 2010

Le musiche di questa puntata: Massimo Bubola & Circolo Sociale del Liscio, Quinzân, Vaudeville & Bad Omens, Luisa Cottifogli,  Alice.

Un po’ briganti, questi romagnoli, lo sono davvero, se sulle etichette dei loro vini, nelle insegne dei ristoranti, nei titoli delle canzoni perpetuano il ricordo del “loro” brigante, che intorno al 1850 tenne in scacco sia il governo pontificio sia quello austriaco.

Musica. Massimo Bubola & Circolo Sociale del Liscio: Son Passator Cortese.

Rimane nella storia l’assalto del Passatore, con i suoi uomini, al teatro di Forlimpopoli, dove si stava svolgendo una rappresentazione. Il capo brigante sequestrò tutti i notabili della città lì riuniti e li liberò solo dopo il pagamento di un riscatto. Tra le famiglie rapinate c’era anche quella di Pellegrino Artusi, il noto gastronomo. Questa è la Romagna: terra sanguigna, che ha alimentato le pance dei preti, le utopie degli anarchici, i sogni di Fellini, le conquiste dei vitelloni (i playboy da spiaggia degli anni Sessanta) e oggi è in pieno fermento musicale, con i festival che recuperano la tradizione folk come “La Musica nelle Aie”, con una scuola di musica popolare come quella di Forlimpopoli, con la presenza del MEI che raduna a Faenza le produzioni indipendenti italiane, tanti spazi per i giovani, a Imola in Musica come al Faenza Rock, e naturalmente le rassegne colte come il famosissimo Ravenna Festival. E le nuove generazioni del folk, rappresentate da artisti quali i Radìs, Quinzân, Marcabru, Luisa Cottifogli.

Musica. Quinzân: Zavaj.

Questo era un brano di Pietro Bandini, leader dei Quinzân e uno degli organizzatori de “La Musica nelle Aie”, tre giorni di musica folk da tutta Italia che invade Castel Raniero, sopra Faenza. La collaborazione con il MEI e con la scuola di musica popolare di Forlimpopoli ha portato a realizzare un progetto interessante, come la rilettura in chiave contemporanea dei classici del liscio da parte d’un raffinato musicista come Massimo Bubola. Dunque, la Romagna – e questo desiderio di dare spazio a una musica che parla di terra e di radici, suonata in aperta campagna, tra strade, aie, vigneti e campi di grano. Una musica che unisce i boschi e le colline, i contadini e i suonatori, il vino e i cibi genuini. È una terra, questa, che sa unire il liscio nato da contadini autodidatti con la passione per la musica, e le avanguardie indie come questo gruppo di Ravenna che si chiama Vaudeville & Bad Omens e si muove in altri territori, intorno alla voce di Adelaide Rossi.

Musica. Vaudeville & Bad Omens: Fallen Angel.

Dalle scuole di ballo alle balere, e da queste all’incalzare ritmico di una metropoli – tale diventa la Riviera in estate – sfavillante e sensuale, che contiene in sé vita notturna e look stravaganti nei locali di tendenza, ed è l’altra faccia dell’Arcadia folk sognata dai musicisti delle aie. Un altro punto brulicante delle notti riminesi è la nuova darsena, inaugurata nel 2002 e considerata uno dei porti turistici più all’avanguardia di tutto il Mediterraneo. Vi si accede attraverso il vecchio porto canale che permette alle imbarcazioni di entrare in qualsiasi condizione del mare. Da qui, dalla nuova Marina di Rimini, lo sguardo si lascia incantare dalle luci che brillano sull’acqua e l’aria porta i suoni di terre lontane, come questo brano della romagnola d’adozione Luisa Cottifogli, che ha dentro le voci di Romagna e i colori dell’Africa, le savane, le brughiere e le colline riminesi.

Musica. Luisa Cottifogli: Aiò Nenè.

Da Comacchio a Cattolica sono 14 i porti turistici della Riviera Adriatica. Alcuni sono costituiti dalla vecchia darsena, dal porto canale, altri ospitano i diportisti in moderne strutture. La navigazione accende la fantasia e, anche senza essere amanti della nautica, basta guardare il mare, la linea all’orizzonte dove acqua e cielo si confondono in diverse gradazioni d’azzurro, e oltre la quale ci sono le isole. Le isole della Dalmazia, l’altra sponda. Losinj, Cres, Krk, che hanno quasi cancellato l’impronta veneziana. Le isole del mito, o quelle della magnifica canzone dei King Crimson – Islands, anno 1971 – con cui si cimenta un’altra voce di Romagna, la cantautrice Alice, in duetto con Tim Bowness e la tromba di Paolo Fresu. “Spoglie scogliere di granito/ dove i gabbiani volteggiano/e tristemente piangono sulla mia isola./ La foschia della mia alba umida e pallida, / si dissolve al sole. / La rete dell’amore è gettata/ i gatti sono in caccia, il topo fugge/ m’invischio tra cespugli spinosi / dove le civette riconoscono i miei occhi. / Cieli viola, toccate la mia isola/ toccatemi ...”.

Musica. Alice: Islands (cover dei King Crimson).

Brano corrente

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