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6 Marzo 2007 | Paesaggio dell'anima

N°50-IL PAESAGGIO DELL’ANIMA

Un viaggio in regione attraverso la musica. 50^ puntata.
La bellezza e il nulla.


Cari ascoltatori, torneremo presto ai nostri paesaggi dell’Emilia e della Romagna, al nostro amato microcosmo. Ma intanto, ancora per questa puntata, cercate di seguirci nelle nostre divagazioni sulla Bellezza e sul Nulla: perché si avvicina la primavera, i nostri cuori si apriranno alla bella stagione, e questa fragile ed effimera bellezza declinerà nell’autunno, si consumerà in un altro inverno – e noi saremo di nuovo qui a chiederci il senso di questo eterno fiorire e sfiorire; a chiederci se dietro la bellezza vista, immaginata, vissuta, non vi sia il Nulla, il vuoto. E’ questo il titolo, per venire alla musica, del nuovo lavoro di Franco Battiato. “Il vuoto”, dunque: “Tempo, non c’è tempo, sempre più in affanno /inseguo il nostro tempo vuoto di senso, senso di vuoto /E persone, quante, tante persone, un mare di gente nel vuoto”.


Musica. Franco Battiato: Il vuoto


Anche per oggi la nostra guida sarà la rivista di filosofia “Davar”, che un piccolo e combattivo editore di Reggio Emilia, Diabasis, realizza con il contributo di intellettuali italiani e stranieri. Interessante, tra le tante riflessioni nell’ultimo numero della rivista, quella di Giuseppe Garrera sullo splendore della vita che appare in attimi di bruciante felicità, impossibili da contenere. L’autore si rifà, in particolare, all’esperienza di Giacomo Leopardi, il nostro grande poeta, che aveva spesso delle “crisi da soffocamento di felicità”, quando ad esempio la bellezza del mondo gli risultava così lampante, chiara, luminosa, da non poterla sopportare. Leopardi “alla fine del Passero solitario, si ritrae allontanandosi verso la campagna, barcollando e come ubriaco per la troppa gloria di un giorno di primavera”. E nella poesia A Silvia, la felicità irrompe mentre, chino sui libri, entrano dalla finestra spalancata i profumi della stagione, le voci gaie dei bambini e delle ragazze.


Basta una bella giornata di sole, l’aria profumata, il canto degli uccelli, per scatenare una felicità che ci fa respirare la vita a pieni polmoni, illudendoci che la vita possa essere davvero questa. Basta guardare i giovani – scrive Kleist alla fidanzata -, il loro scherzare con le giornate e gli anni, con il sesso e l’amore, per capire che tra la nascita e la morte non accade nulla, se non della poesia.  


Musica. Nicola Conte: A time for spring 


Di notte – scrive Garrera – Leopardi ha bisogno di poetare per sfebbrare dalle emozioni del giorno: dai ricordi, bagliori, suoni, grida, promesse, riverberi, abbagli, rumori, chiarori; dal rimpianto di essere stato felice. La felicità, è vedere la bellezza. E’ vedere Nerina o Silvia – o la Beatrice di Dante – ridere, scherzare, ballare come le ragazzine della loro età. E’, per Proust, accompagnare Gilberte in una passeggiata al Bois de Boulogne, e poi, al ricordo, farsi sorprendere da un attacco d’asma. Sono i volteggi di Beatrice in Paradiso: Dante – dice Roberto Benigni – “ha scritto tutto il poema per poterla incontrare”. E, forse, ha ragione Garrera: le nostre pene e tristezze non sono altro che i segni di sporco lasciati dal defluire della luce. La luce dei giorni belli, la luce di Beatrice vista da Dante in Paradiso.


Musica. Suoni della primavera nel bosco 


E poi ci sono – come dice Proust – i profumi e gli odori nell’aria, i paesaggi, certe luci, certi interni, certe pietre che trasportano interi ricordi della nostra vita. Sono i fondali in cui siamo cresciuti e ci siamo mossi, “gli stampi immaginari dei nostri sogni”. C’è un passo della Ginestra in cui Leopardi si incanta a contemplare la baia di Napoli a Mergellina, e la marina di Capri in lontananza, che brillano meravigliosamente nella sera alla luce dei sinistri bagliori della lava del Vesuvio. Tutta l’ebbrezza del mare è concentrata in questa visione di tragica bellezza. Chiamiamo allora a soccorso, per conservare nel cuore questa immagine, Lucio Dalla che in duetto con Luciano Pavarotti canta la sua celebre “Caruso”.  


Musica. Lucio Dalla e Luciano Pavarotti: Caruso


La soglia della bellezza. La traccia della bellezza. Stiamo parlando di un argomento che ci tocca da vicino, perché è come parlare dell’amore, della vita, della morte, del sesso, della natura, di Dio. Abbiamo sfogliato una rivista, “Davar”, e preso alcuni spunti per una riflessione che non può certo dirsi finita. La bellezza, scriveva Stendhal, è una promessa di felicità. Ma per molti la bellezza del mondo non esercita alcun richiamano: riescono a convivere con squallide periferie, brutte case, cemento, traffico, muri imbrattati e, se mai, cercano la bellezza nel proprio sguardo riflesso nello specchio. Il narcisista non contempla il volto del mondo, ma soltanto il proprio.


D’altra parte, anche l’arte moderna ha da tempo smesso di credere che la bellezza sia “buona”, e pertanto rigetta i canoni classici e romantici, nonché l’idea che il bello coincida con il grazioso, il semplice, il rassicurante, il piacevole. Una bellezza così non interessa più nessuno. “Potrà essere tollerata soltanto se complicata da discordanze, da shock, da violenza, e dalle dure realtà terrestri”, scrive su “Davar” Lucrezia Afferrante.


E’ come – diciamo noi – un anno senza inverno. L’inverno cantato da Fabrizio De Andrè: triste, ma indispensabile per farci apprezzare la bella stagione. E con una sua poesia e bellezza incantatrice, che ce lo fa anche amare.


Musica. Fabrizio De Andrè: Inverno


Cari amici, vogliamo concludere questo nostro viaggio dentro l’idea di bellezza con un’immagine potente: la prima apparizione di Moby Dick, la balena bianca. Uno spruzzo fantasma nella notte, tra il silenzio delle onde. “Uno spruzzo d’argento illuminato dalla luna – scrive Melville -, pareva una cosa celeste; un dio piumato e risplendente che sorgesse dal mare”. Bellezza pura. “A Silvery Silence – Frammenti da Moby Dick” è il nuovo lavoro del compositore e direttore d’orchestra parmense Roberto Bonati con la ParmaFrontiere Orchestra. E’ un viaggio nel mistero di leggende e profezie, che diviene anche un percorso attraverso ritmi e melodie vicine e lontane, dalle cantilene ebraiche alla musica della Polinesia, dove si compie il destino del capitano Achab.


Come la rivista “Davar”, anche l’attività di ParmaFrontiere testimonia la capacità della cultura prodotta in Emilia-Romagna di guardare lontano, di incrociare – se così si può dire – i problemi e i destini del mondo. Perché la contaminazione, lo scambio, l’incrocio tra le culture sono oggi il vero arricchimento. La bellezza è oggi mescolanza, meticciato – nulla può restare chiuso in sé; chi resta separato muore.


Musica. Roberto Bonati con ParmaFrontiere Orchestra: A Silvery Silence


Testo di Claudio Bacilieri, lettura di Fulvio Redeghieri.

Brano corrente

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