10 luglio 2010
Le musiche di questa puntata: Paolo Fresu & Uri Caine (da Claudio Monteverdi), Girolamo Frescobaldi, Gesualdo da Venosa, Radiodervish, Ensemble Bradamante.
Musica. Paolo Fresu & Uri Caine: Sì dolce il tormento (di Claudio Monteverdi).
Cari ascoltatori, cercate di trattenere la commozione: il pianoforte di Uri Caine e la tromba di Paolo Fresu ci portano verso l’assoluto interpretando un famoso madrigale di Claudio Monteverdi. Perché apriamo con il compositore che traghettò la musica dal Rinascimento al barocco, insieme a Gesualdo da Venosa e al ferrarese Girolamo Frescobaldi, ma in modo più radicale e innovativo rispetto a questi? Perché la sensibilità di Monteverdi è prossima alla consunzione, e lo sfinimento dell’anima, il dispendio di sé, il sentimento della bellezza che si corrompe, appartengono in pieno a Ferrara, dove sosteremo anche nelle prossime puntate. Ferrara: e subito si pensa alla città del Rinascimento, alla corte estense. Grazie alla lungimiranza della corte, Ferrara era all’avanguardia nella ricerca musicale e artistica.
Musica. Girolamo Frescobaldi: Se l’aura spira (da “An Introduction to Amiata’s New Music Series”).
La corte degli Estensi era il luogo in cui i madrigali venivano maggiormente apprezzati. Forse per via dei doppi sensi, delle sottili allusioni erotiche, dove il “morire” che tutti bramano – uomini e donne – sta per la “petite mort” dei francesi: “oimè, ben mio, deh, non morir ancora, che teco bramo di morir anch’io”… Sarà stata la libidine che Giorgio De Chirico vedeva come una caratteristica dei ferraresi, dovuta “alle esalazioni della canapa e all’umidità: infatti tutta la città è costruita su antichi maceri”. Scrive il pittore metafisico che “ci sono giorni, specialmente nell’alta primavera, in cui la libidine che incombe su Ferrara diventa una forza tale, che se ne sente quasi il rumore, come di acqua scrosciante o di fuoco divampante”. Comunque sia, qui circolano tutti i geni della musica: Frescobaldi, che vi è nato; Gesualdo da Venosa, che vi pubblica nel 1594 i primi quattro libri di madrigali; Claudio Monteverdi, che in realtà lavora a Mantova e a Venezia, e fallisce il tentativo di venire a Ferrara a causa della morte del duca Alfonso II nel 1597, ma vi fa eseguire gli splendidi madrigali del IV e V libro.
Musica. Carlo Gesualdo da Venosa: Caro, Amoroso Neo (testo di Torquato Tasso), dal libro I, parte I. Esecuzione: The Kassiopeia Quintet.
I testi di queste composizioni erano di Torquato Tasso, Giambattista Guarini, attingevano al mondo di Ludovico Ariosto: tutto era, insomma, frutto dell’officina ferrarese, che era fortissima anche in campo pittorico, se si pensa ai talenti rinascimentali di Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti, Dosso Dossi ecc. La copia de L’Orlando furioso della prima edizione ferrarese del 1516, l’ospedale di Sant’Anna dove Torquato Tasso fu rinchiuso dal 1579 per aver inveito contro la corte ducale: nella città vagheggiata dai poeti, tutto rimanda alle fantasticherie letterarie. La casa dell’Ariosto, la sua tomba e, soprattutto, la sua statua nella metafisica piazza Ariostea trasfigurata da De Chirico. E la presunta cella (quella vera non esiste più) del Tasso nel reparto dei malati di mente del Sant’Anna, con la sua statua all’ingresso: la cella dove si fece chiudere lord Byron nel 1817 per scrivervi Il lamento del Tasso.
Musica. Radiodervish: Tancredi e Clorinda.
Scusate se vi abbiamo fatto ascoltare non il Combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi, come sarebbe stato logico, ma una variazione sul tema in stile pop, anzi world music. Il raffinato duo italo-palestinese dei Radiodervish riscrive il celebre episodio della Gerusalemme liberata del Tasso secondo i canoni dell’odierno multiculturalismo, traducendo il testo in un esperanto linguistico e musicale senza appartenenze, libero, mediterraneo. Così, il combattimento alle porte di Gerusalemme che vede il crociato cristiano uccidere la guerriera araba senza sapere che, sotto l’elmo, si nasconde la donna amata, è depurato dalla conversione, in punto di morte, della bella islamica. Clorinda vestita da mujaiddin per difendere l’Islam, è una donna che sotto l’armatura impazzisce d’amore. Stupore d’amore: “I tuoi baci / mon paradis et mon enfer …”. Lui l’ama, e l’ha appena uccisa. Ecco dove ci porta Ferrara: alla fine delle certezze su cui si fonda il potere (e per aver svelato questa crisi, il Tasso, coscienza lacerata, finì “matto” a Sant’Anna), ai voli d’ippogrifo dell’Ariosto, ai suoi eroi che girano a vuoto, con percorsi erratici e gesti iperbolici, ai mostri fantastici, alle demoiselles sans merci, all’eccesso di ardori, ai furori maniacali dell’amore e dell’odio. Tutto questo, a Ferrara. La prossima volta.
Musica. Paolo Vivaldi e Ensemble Bradamante: Il volo dell’ippogrifo (da “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori”).