Salta al contenuto principale
17 Aprile 2010 | Paesaggio dell'anima

L’amore in collina

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

17 aprile 2010

Le musiche di questa puntata: Franco Battiato, Grazia Cinquetti, Luigi Tenco (canta Mascia Foschi), Giuni Russo, Luca Carboni.   

Musica. Franco Battiato: Gli uccelli.

 Affascinati dallo spettacolo degli stormi di uccelli che disegnano forme bizzarre nei cieli di Bologna, inseguiamo la primavera sui colli intorno alla città. Guardiamo ammirati le acrobazie in volo e come gli uccelli cambiano improvvisamente direzione, dividendo in due lo stormo senza sfrangiarsi. E come atterrano in pochi secondi per sfuggire a un predatore perdendo quota tutti insieme e senza scontrarsi tra loro. “Aprono le ali / scendono in picchiata / atterrano meglio di aeroplani / cambiano le prospettive al mondo” – canta Battiato. A vedere i prati fioriti sui colli, le macchie di fiori gialli e bianchi a pochi chilometri dalla città, ci viene voglia di volare, voglia di migrare. Voglia di Argentina, ad esempio, allargando l’obiettivo dalla pianura alla pampa e seguendo le intuizioni di una giovane cantautrice di Parma, Grazia Cinquetti, la cui voce è come un prato nel grigio del cemento.  

 Musica. Grazia Cinquetti: Terra Argentina.

 Eccola laggiù, Bologna, vista dai colli: una gatta rossa di mattoni adagiata sulla pianura, e le torri bianche della Fiera innalzate per competere con le secolari vertigini della città. Dalla quale si desidera uscire, quando si apre la bella stagione che dispone all’amore. Come tutti sanno, e come informa Matteo Marchesini nella sua guida insolita e sentimentale Perdersi a Bologna, i colli verso Paderno sono il luogo più frequentato per l’amore. Ci vanno le coppie clandestine e frettolose, magari nella pausa pranzo, e i ragazzi con i motorini. Si sale per tortuosi passaggi tra antiche ville, strisciando i muri e le piante che sporgono sulla strada. Oppure dal Meloncello, fuori Porta Saragozza, si sale a San Luca, costeggiando i quattro chilometri del portico più lungo del mondo, per scambiarsi baci nel silenzio profumato delle notti di maggio. “Ah l’amore, l’amore: come puoi dir di no all’amore?” – cantava Luigi Tenco. A restituirci la giusta intonazione del cuore è la calda voce di Mascia Foschi. Il brano è tratto dallo spettacolo Tenco a tempo di tango, scritto da Carlo Lucarelli per la regia di Gigi Dall’Aglio e con gli arrangiamenti di Alessandro Nidi.

 Musica. Luigi Tenco: Ah l’amore, l’amore (arrangiamento di Alessandro Nidi, canta Mascia Foschi).

 I portici di San Luca, con i loro 666 archi che instillano una cifra demoniaca nel percorso devozionale del pellegrino, sono a modo loro anche una via dell’amore: una lunga strada dell’amore dove sacro e profano vanno a braccetto, dove gli innamorati si sporgono sulle luci di Bologna o arrancano con i  motorini alla curva delle Orfanelle, ben sapendo che la Madonna del Santuario perdonerà i giovanili peccati. Moriremo d’amore? Morirò d’amore ci fa venire i brividi ogni volta che l’ascoltiamo. La cantò Giuni Russo al Festival di Sanremo del 2003, poco prima di morire e sapendo di morire. Completamente calva e bellissima, trasfigurata dalla malattia. “Senti il vento contro le ringhiere / Con te vicino passo le mie sere / E le parole, le parole tue mi sfiorano / Quelle parole che sai dirmi quando me ne voglio andare / Vincono / Morirò d’amore, morirò per te”…

 Musica. Giuni Russo: Morirò d’amore.

 L’amore en plein air. L’amore degli insorti: di coloro che non si rassegnano alla mancanza di grazia e di felicità nel mondo. L’amore a Bologna: che si spinge sui crinali collinari, fin sotto l’Appennino, tra prati variopinti e ruvidi calanchi. O l’amore che si cerca in città, nei grandi parchi urbani o nei piccoli parchi di quartiere, sull’erba di Villa Spada o sui pianerottoli delle vecchie case del centro, nei cinema d’essai o sulla torre degli Asinelli. O avendo come sfondo la quinta teatrale della piazzetta San Rocco al Pratello. Amore ovunque, anche in piazza Maggiore, dove ci si rincorre, ci si abbraccia, ci si rotola per terra come zingari felici: come nella stupenda canzone del bolognese Claudio Lolli, che qui ascoltiamo nella versione di un altro bolognese, Luca Carboni. “E siamo noi a far bella la luna / con la nostra vita / coperta di stracci e di sassi di vetro./ Quella vita che gli altri ci respingono indietro/ come un insulto, come un ragno nella stanza./ Riprendiamola in mano, riprendiamola intera, / riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza.

 Musica. Luca Carboni: Ho visto anche degli zingari felici (cover di Claudio Lolli).

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi