Le musiche di questa puntata: Sade, Massimo Colombo, Jordi Savall, Led Zeppelin, Jimi Hendrix.
Musica. Sade: The moon and the sky.
La luna e il cielo. The moon and the sky: tornano i famosi lenti di Sade, la soul singer anglo-nigeriana dalla voce di velluto che, dopo dieci anni di assenza dal mondo della canzone, svetta in cima alle classifiche, perché è facile riconoscersi nelle sue atmosfere calde, morbide e “jazzy” che reclamano amore e abbandono. L’amore della luna con il cielo. Ma la luna – come abbiamo visto nella scorsa puntata – ha anche una faccia nascosta, quella che gli umani non vedono. Quella che cattura il loro senno e li rende appunto lunatici, scostanti, malinconici, depressi o agitati. La furia del rock e la furia dell’arte certamente si assomigliano, come mostrano i due libri “bolognesi” che ci fanno da guida in queste puntate, “La faccia nascosta della luna” di Carlo Lucarelli e “I colori nelle mani” di Beatrice Buscaroli.
Musica. Massimo Colombo: Caravaggio.
S’intitola “Caravaggio” questo brano del pianista milanese Massimo Colombo, accompagnato da Billy Cobham alla batteria e Jeff Berlin al basso elettrico. L’idea è quella di riprodurre, attraverso improvvisazioni cromatiche e tinteggiature pianistiche, le inquietudini, le luci e le ombre del grande pittore secentesco. Caravaggio – dice il titolo di una canzone dei Callas – was a punk rocker, era una rockstar del suo tempo, e piuttosto inquieta. Gli anni dal 1598 al 1606 lo vedono sempre inguaiato: si azzuffa nei vicoli, insulta i colleghi pittori, le guardie e i notai, è arrogante con i magistrati che lo interrogano, lancia piatti di carciofi in faccia agli osti, non paga l’affitto, gira armato illegalmente, finché ci scappa il morto durante una lite di strada. Sembra la biografia di Sid Vicious dei Sex Pistols o di qualche altro poeta maledetto. Prima di continuare la nostra riflessione, ascoltiamo, uno dopo l’altro, due brani tratti da “Lachrimæ Caravaggio”, un lavoro del direttore d’orchestra e violoncellista (ma suona anche la viola da gamba) Jordi Savall, che unisce la visione di celebri dipinti caravaggeschi e l’ascolto di musiche composte dallo stesso Savall o rielaborate dal suo ensemble. “Lachrimæ Caravaggio” è stato rappresentato nel 2008 al Ravenna Festival.
Musica. Jordi Savall: Cantus Caravaggio III “Extempore”; Andrew Lawrence-King: Cantus Caravaggio II “O lux”.
Sulle rive del lago di Loch Ness in Scozia, quello del famoso mostro, si affaccia Boleskine House, una bella villa che assomiglia a un castello – scrive Carlo Lucarelli. Sembrerebbe un posto quasi idilliaco, se non fosse per il fatto che vi risuonano cattive vibrazioni. Era, infatti, la villa di Aleister Crowley, uno dei fondatori del moderno satanismo, comprata poi da Jimmy Page, il chitarrista e anima (nera) dei Led Zeppelin, la band che ha inventato l’hard rock, il martello degli dei. E qui comincia la leggenda nera dei Led Zeppelin, travagliati da lutti e incidenti proprio al culmine del successo (morti in circostanze misteriose il batterista, il figlio del cantante Robert Plant, il socio, la moglie dell’amministratore, un musicista amico di Page), come se riempire di simboli esoterici le copertine dei dischi e i testi delle canzoni avesse scatenato le forze maligne evocate dall’occultista Crowley, gran sacerdote del Principe delle Tenebre. Si dice che Stairway to heaven, una delle loro più belle canzoni, ascoltata al rovescio contenga un’invocazione a Satana. Forse la causa delle loro disgrazie? L’oro che si scioglie in escrementi? Ma “Una scala per il paradiso” è sicuramente un capolavoro del rock anni Settanta.
Musica. Led Zeppelin: Stairway to heaven.
Molto tempo prima che battesse il “martello degli dei”, com’erano chiamati i Led Zeppelin, a Parma c’era un altro tipo lunatico, o mercuriale, un pittore che pare si dilettasse di alchimia, un genio sempre insoddisfatto, tormentato, uno dei più grandi pittori del Rinascimento: il divino Parmigianino. Scrive Beatrice Buscaroli che Parmigianino “da giovane era bellissimo e somigliava a Raffaello. Alla fine girava come un barbone (…) e non gli importava più della pittura. Faceva l’alchimista, dicevano, e non aveva un soldo”. Il suo stile eccentrico e sfuggente, le sue figure longilinee, allungate, la sua raffinata eleganza, anticipano di quattro secoli la bellezza moderna. Con lui il Rinascimento entra in agonia e si fa maniera. La parte finale della sua vita è un mistero. Le sue figure sono sempre più artificiose e astratte, dipinge in modo svogliato, distratto da faccende alchemiche o, più probabilmente, insoddisfatto del suo lavoro, che alla fine riduce al silenzio. E muore nel 1540 a 37 anni, l’età massima cui possono arrivare i “divini fanciulli”. I geni moderni muoiono invece a 27 anni, come Jimi Hendrix, ragazzo voodoo.
Musica. Jimi Hendrix: Voodoo child.