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15 Maggio 2010 | Paesaggio dell'anima

Via dell’Inferno

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

15 maggio 2010

Le musiche di questa puntata: Paolo Buconi, Rumba de Bodas, Ensemble Il Teatro delle Note, Kol Simcha. 

Musica. Paolo Buconi: Madre mia.  

Suona il violino cantando, Paolo Buconi. Vi proponiamo anche oggi la sua musica evocativa e trascinante che racconta la cultura ebraica, verso la quale abbiamo tutti un debito radicale. Buconi rappresenta una parte importante della musica klezmer a Bologna e in Italia. Con la sua Vladah Klezmer Band ha dato alle stampe “Via dell’Inferno”, un lavoro che prende nome dalla strada nel ghetto ebraico di Bologna. Il mondo magico del klezmer, raccontato anche attraverso le pagine della letteratura yiddish, prende vita così tra i vicoli del ghetto, cuore medievale della città, che conserva ancora la sua struttura originaria. E’ una musica che sorride tra le lacrime, che danza sull’orlo dell’abisso, sulla montagna di falsificazioni che ha scatenato il male in progressione inarrestabile, di pogrom in pogrom, fino alla Shoah.

Musica. Paolo Buconi: Klezrag.

 La zona dell’antico ghetto, subito alle spalle della centralissima via Rizzoli, è una delle più affascinanti di Bologna. E’ un dedalo di stradine e passaggi sospesi, ponti coperti e minuscole finestre da cui occhieggiavano esistenze costrette in serraglio, in spazi limitati ma vivaci, tra botteghe di cenciaioli e piccoli commercianti, e palazzi di ricchi mercanti e banchieri ebrei. Il ghetto era compreso tra le attuali vie Zamboni e Oberdan e aveva tre accessi, aperti al mattino e sigillati al tramonto: uno all’inizio di via dei Giudei, un altro in via Oberdan nell’arco che dà su vicolo Mandria attraverso vicolo Tubertini e il terzo all’incrocio tra via del Carro e via Zamboni, l’unico oggi riconoscibile. Passando sotto quest’ultimo voltone, entriamo subito a sinistra in vicolo San Giobbe e, guardando in alto, vediamo i palazzi collegati tra loro da passerelle chiuse, che permettevano di muoversi velocemente da un palazzo all’altro e sfuggire agli inseguimenti e alle ronde. L’infatuazione bolognese per la musica ebraica è evidente anche in questo brano della giovanissima band Rumba de Bodas.

 Musica. Rumba de Bodas: Evenu Shalom.

  Tornando indietro verso via dei Giudei imbocchiamo via dell’Inferno, la strada principale che attraversa il ghetto. Su questo stretto budello si affacciavano le abitazioni più grandi, con le loro porte e cancelli, i falsi ingressi e quelli veri nascosti da piante per agevolare la fuga. In via dell’Inferno si trova la Sinagoga, restituita alla città dopo il restauro del 1955. Una lapide sulla parete esterna testimonia la storia dell’edificio e le vicende della comunità ebraica negli anni della persecuzione. Proseguendo, si arriva in via Valdonica, dove sorge il Museo Ebraico, che non solo preserva e diffonde la cultura ebraica a Bologna, ma è un centro di studi di livello europeo. Nell’intricato sistema di vicoli e stradine della Giudecca bolognese, tra i bei palazzi d’epoca restaurati e le alte abitazioni che sfruttano gli esigui spazi, sentiamo risuonare un canto coinvolgente, un canto tradizionale ebraico composto dal musicologo Abraham Zevi Idelsohn nel 1918 e ispirato a una melodia popolare ucraina. Ce lo propone dal vivo l’ensemble parmigiano del Teatro delle Note. 

Musica. Ensemble Il Teatro delle Note: Hava Nagila (canto tradizionale ebraico, di Abraham Zevi Idelsohn).

 Passando di qui, tra le minuscole piazze, tra i colori accesi di queste casette che sembrano evocare antichi incendi, fianco a fianco con gli studenti e le signore che sciamano verso i negozi del centro, in un luminoso mattino di maggio bolognese, ci sentiamo anche noi ebrei erranti, risospinti in vita dall’antico cimitero ebraico di via Orfeo, da cui provengono le quattro lapidi sepolcrali cinquecentesche conservate nel Museo civico medievale. Nel ricordo degli ebrei che abbiamo condannato a errare – nonostante i primi venuti di essi, nel settimo secolo, avessero ribattezzato la nostra Italia, colmi di speranza, Yi-tal-yah, “isola della divina rugiada” – rituffiamoci nell’anima klezmer. Ascoltiamo un brano di Kol Simcha, quintetto svizzero creatore di un meraviglioso mondo sonoro.

 Musica. Kol Simcha: Lullaby for clarinet, piano and strings.

Brano corrente

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