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29 Gennaio 2011 | Paesaggio dell'anima

Alla Pietra di Bismantova

Un viaggio in regione attraverso la musica.

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

29 gennaio 2011

Le musiche di questa puntata: Jovanotti, Modena City Ramblers, PGR, Marcin Wasilewski Trio, Marco Bittelli.  

Musica. Jovanotti: Tutto l’amore che ho.

Cari amici, Jovanotti non è mai rientrato nella nostra programmazione, ma diciamolo: Tutto l’amore che ho è una gran bella canzone. Ci piace l’immagine del “cavaliere pazzo” che lotta “contro il male e le sue istanze”, percorre labirinti senza bussola e a ogni confine chiede asilo, per continuare la ricerca del suo amore. Come un cavaliere errante ai tempi di Matilde di Canossa, nelle cui terre stiamo entrando. Intanto, siamo arrivati a Castelnovo ne’ Monti, il centro principale della montagna reggiana. L’inverno ci stringe ancora nella sua morsa, le nebbie mattutine ci circondano d’irreale, ma tra qualche mese ci appariranno prati arati, mucche al pascolo, laghetti, cascate e il verde ombroso dei faggi. L’Appennino induce al silenzio, alla contemplazione. Ci sono luoghi magici come la Pietra di Bismantova, una sorta di Ayers Rock reggiana: un massiccio isolato con pareti di arenaria alte e a strapiombo, che Dante paragonò al monte del Purgatorio. Questo panettone di roccia che si affaccia imponente sul crinale appenninico, ha ispirato artisti e poeti. E canzoni, come questa del 2006 dei Modena City Ramblers. “Dolce il silenzio / sopra la pieve / cammino nel prato / fra i bucaneve”: la bella stagione farà fiorire il maggiociondolo e la rosa selvatica, sui prati di Bismantova.

Musica. Modena City Ramblers: I prati di Bismantova.

Salire alla Pietra di Bismantova è una bella passeggiata. L’ha fatta anche Dante Alighieri. Non sappiamo se in una giornata di sole, di vento o leggera pioggia, come oggi. Tutto è così calmo, e fuori dal tempo, qui. Abbiamo girato intorno alla Pietra per vederla da ogni angolazione: dalla Croce di Castelnovo ne’ Monti come dal Monte Rosso di Carpineti. La Pietra sta lì, isolata, immemore. Su uno spuntone di roccia c’era un castello romano, poi bizantino – crollato. Ai piedi della Pietra c’è una pieve: l’eremo dei benedettini. Sulla sommità pianeggiante, splendide fioriture primaverili – quando sarà tempo. Ha smesso di piovere, esce il sole, e l’arcobaleno, proprio come nella canzone dei PGR di Lindo Ferretti: “anno di riferimento locale: 2003, inizio estate / Pietra di Bismantova / Un temporale a scrosci, violento, tramonto / due arcobaleni splendenti”.  Un posto magico, dicevamo, come Stonehenge, come Ayers Rock. Sotto la Pietra di Bismantova i PGR fecero un concerto stipati dentro una locanda, da cui nacque la canzone che andiamo ad ascoltare, e dove si dice che adesso “comincia la festa / si suona, si amoreggia stanotte / si canta, si balla e si rimpalla”, alla Pietra di Bismantova.

Musica. PGR: Alla Pietra.

Che nome strano, in effetti. Sembra che l’origine del nome sia bizantina: Oysàmbaton, cioè luogo “difficile da raggiungere”. Da lì, per varie traslitterazioni, si è arrivati a Bismantova. D’accordo, direte voi, ma stiamo perdendo il senso del nostro vagabondare. Cosa siamo venuti a fare qui? La Pietra di Bismantova è un luogo custodito dagli dei; sembra un meteorite caduto per sbaglio a Castelnovo ne’ Monti. Ma anche i castelli che punteggiano questi monti, tutti appartenuti alla Gran Signora di queste terre, la contessa Matilde, ci parlano dell’ignoto, dell’inafferrabile. Comprendiamo che l’arte e la letteratura possono parlare lo stesso linguaggio ineffabile dell’esperienza mistica e religiosa. Mistica e poesia toccano lo stesso io profondo, lo stesso luogo interiore dell’uomo. Gennaio è il mese del raccoglimento interiore, mentre febbraio è l’avamposto della primavera, e marzo la caduta delle trincee dell’inverno. Raccoglimento: come suggerisce la musica intimista del trio polacco guidato dal giovane pianista Marcin Wasilewki.

Musica. Marcin Wasilewski Trio: January.

Di cosa parlavamo nella puntata precedente? Volevamo mettere a confronto due scrittori molto diversi, Pier Vittorio Tondelli e Cristina Campo, accomunati da quella che abbiamo chiamato la “inquietudine dell’assoluto”. Questa inquietudine dell’assoluto è ben presente nell’opera di Cristina Campo, scrittrice e poetessa nata a Bologna nel 1924 e morta a Roma nel 1977, diversissima per interessi, stile e temperamento da Tondelli, invaghita di un assoluto di religione che lo scrittore di Correggio ha solo sfiorato nell’ultimo periodo della sua vita. Eppure, i libertini di Tondelli e la spiritualità cristiana, ortodossa, della Campo, condividono lo sforzo di ritrovare un senso al di là del naufragio. Certo, la nostalgia del “totalmente altro” è molto più forte nella Campo, che visse appartata dal mondo, mentre Tondelli era un mondano che viveva dentro il suo tempo, nei “postoristoro” delle stazioni, nei vernissage delle mostre o nelle dark room dei locali gay, e interpretava il volto della “decadenza”, che la Campo invece aborriva, impegnata com’era a cercare la perfezione. Ma ne parleremo la prossima volta. Ora è tardi e vogliamo goderci il tramonto sulla Pietra di Bismantova. E come colonna sonora, un brano invernale di Marco Bittelli, un compositore e chitarrista bolognese allievo di Jimmy Villotti, musicista storico di Bologna e ora anche scrittore, e dell’italoamericano Joe Pass. Jazz melodico, ricco di sfumature e colori tenui, per chiudere questa giornata di gennaio.

Musica. Marco Bittelli: Gennaio 1997.

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