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17 Settembre 2011 | Paesaggio dell'anima

Giuni e Joséphine

Un viaggio in regione attraverso la musica.

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

17 settembre 2011

Le musiche di questa puntata: Giuni Russo, Débussy, Joséphine Baker.

Musica. Giuni Russo: Nada te turbe.

Cari amici, eccoci tornati dalle vacanze, di nuovo seduti al computer a scrivere testi e a scegliere musiche per il “Paesaggio dell’anima”. Certo, il caldo di questa prima quindicina di settembre, che ci fa tenere accesi ventilatori e condizionatori, ci impedisce di pensare che tra pochi giorni comincia l’autunno. Il brano di apertura è un tributo a Giuni Russo: il testo di “Nada te turbe” riprende l’originale scritto da Santa Teresa d’Avila: Nada te turbe, nada te espante … Nulla ti turbi, nulla ti spaventi / A chi è vicino a Dio non manca nulla / Dio solo basta. / Tutto passa, Dio non cambia, / La pazienza ottiene ogni cosa … La paciencia todo la alcanza … Avevamo in mente di parlarvi di altre cose, ma due amici di Madrid ci hanno ricordato che il 7 settembre scorso Giuni Russo avrebbe compiuto sessant’anni. E invece, come sapete, Giuni è morta il 14 settembre di sette anni fa. Enza e Javier sanno che amiamo Giuni Russo – secondo noi la più grande cantante italiana di tutti i tempi insieme a Mina – e per questo ci hanno chiesto di ricordarla nella trasmissione. Lo facciamo con un altro brano che ha segnato l’ultimo periodo della carriera artistica di Giuni Russo, quando ha incontrato il Carmelo e gli insegnamenti di Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce. Questo è il suo primo brano carmelitano.

Musica. Giuni Russo: Moro perché non moro.

Fantastica cantante: sentite che voce, amici, e quali emozioni trasmette. I critici ne avevano riconosciuto il valore, la chiamavano “il soprano pop d’Italia”, ma l’industria discografica la costringeva a scelte umilianti per il suo talento, pretendeva che cantasse solo canzonette come quella che l’aveva portata al successo, “Un’estate al mare”. Artista incompresa e sfortunata: amante della lirica, della sperimentazione e della contaminazione, il pop le andava stretto. Boicottata dalla sua casa discografica, che aveva abbandonato per incompatibilità artistica, subì per diversi anni un ostracismo che le impedì di pubblicare le sue canzoni. Ora la sua voce appartiene al vento e al mare di Sicilia, la sua terra natale. Vi facciamo ascoltare il brano che cantò al Festival di Sanremo nel 2003, bianca in viso e in camicia bianca, spettrale, calva, già preda della malattia e della chemioterapia: un’apparizione fantasmatica, meravigliosa, da brivido.

Musica. Giuni Russo: Morirò d’amore

La vicenda di Giuni Russo ci porta dritto a parlare della mostra inaugurata l’11 settembre al Palazzo dei Diamanti di Ferrara e dedicata a “Gli anni folli” (questo il titolo) della Parigi tra le due guerre, quando la città attraeva come una calamita gli artisti più geniali del tempo: alcuni, come Picasso e Dalì, subito famosi e celebrati in vita, e altri, come Modigliani e Juan Gris, morti giovani e senza riconoscimenti, incompresi dai più, proprio come Giuni Russo. “Grazie all’arte, anziché vedere solo un mondo, il nostro, noi lo vediamo moltiplicarsi”, scriveva Proust. Ogni artista, un mondo: un mondo nuovo. E incredibili mondi sono apparsi sulla scena internazionale dopo che gli artisti squattrinati degli anni folli parigini tra il 1918 e il ’33 riuscirono a portare al successo le loro ricerche nate nel clima bohémien del quartiere di Montparnasse, tra caffè, bettole, studi di pittori odoranti di trementina, alcol, droghe e donne. La mostra ferrarese è stata l’occasione per il maestro Claudio Abbado per proporre con l’Orchestra Mozart e Ferrara Musica una serie di concerti legati a questo periodo. Il programma si è aperto con i tre Nocturnes di Débussy, che moriva proprio nell’anno – il 1918 – con cui inizia il percorso artistico esaminato nella mostra. Abbado racconta di aver ascoltato per la prima volta i “Notturni” a sette anni alla Scala di Milano: “al momento del secondo, Fêtes, il suono delle trombe e delle arpe, lontano come un miraggio, mi parve una vera magia. Forse devo proprio a questi meravigliosi Nocturnes l’aver dedicato interamente la mia vita alla musica”.

Musica. Claude Débussy: Secondo Notturno, Fêtes (Orchestra Mozart, direttore Claudio Abbado).

Ma la musica che meglio racconta questa memorabile stagione parigina è il jazz; ad esempio, un miscuglio di jazz, dadaismo, cubismo e arte nera fece la fortuna di Joséphine Baker, che esordì nel 1925 nella Revue Nègre al Théâtre des Champs-Elysées vestita solo con il famoso gonnellino di banane e ballando su un ritmo infuriato di charleston. La Baker divenne subito la musa dei cubisti per lo stile, le forme, il jazz e la musica nera che faceva impazzire Parigi. “La donna più sensazionale che si fosse mai vista o si vedrà. Alta, pelle color caffè, occhi d’ebano, gambe di paradiso, un sorriso da cancellare tutti gli altri sorrisi”, disse di lei Hemingway, che fu uno dei suoi amanti. In quegli anni aprono a Montparnasse i caffè alla moda, che insieme ai cabaret e ai music-hall cominciano a disegnare il volto della città delle avanguardie. L’età del jazz arriva con gli americani, Fitzgerald, Hemingway e Henry Miller, ma spopolano anche i Balletti russi di Diaghilev, il cinema che vede la collaborazione tra Dalí e Buñuel, l’Art déco e infine la moda con Coco Chanel. E’ la Parigi di Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí, i protagonisti della mostra di Ferrara. Nel 1927 Joséphine Baker debutta nella canzone e nel 1931 strega Parigi con il brano che vi facciamo ascoltare, composto da Vincent Scotto. A differenza di Giuni Russo, la Baker ebbe una vita lunga, finita però in miseria. Tutte e due cantavano l’amore.

Musica. Joséphine Baker: J’ai deux amours.

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