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25 Giugno 2011 | Paesaggio dell'anima

Il fiume suona il blues

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

25 giugno 2011

Le musiche di questa puntata: Oracle King, Pieragnoli-Formignani, Roberto Ciotti, Lina Pagliughi, Rock Train Slaves.

Oracle King Blues Band: All Your Love (dal vivo al Tabacchi Blues di Rubiera, Reggio Emilia). 

Cari ascoltatori, da qualche settimana siamo nelle terre emiliane bagnate dal Po, e ancora non abbiamo detto qual è la musica del Po. Molti dicono che il fiume suona il blues: uno guarda lo scorrere lento dell’acqua e gli viene voglia di suonare il blues, pensando di essere nel delta del Mississippi. Abbiamo aperto il nostro “Paesaggio” di oggi con un musicista reggiano, Oracle King, e la sua Blues Band che lo supporta con una notevole sezione ritmica. Il blues, dunque, parla anche italiano ed è soprattutto “Blues padano” – titolo di un libro di Marco Ballestracci, scrittore, musicista e collaboratore del Rootsway di Parma, uno dei tanti festival di musica blues della nostra regione. Dal Piacenza Blues Festival al Castel San Pietro in Blues fino al Porretta Soul Festival, è tutto un echeggiare, in Emilia, della “musica del diavolo”. Il blues è ovunque, in ogni angolo: è uno stile di vita che ben si adatta agli umori della Bassa. E agli odori, che sono quelli dei salumi, del vino, delle stalle, dei porcili e dei campi concimati, e del Po quando scorre pacifico. “Cosa c’è di più blues del Po? – si chiede Ballestracci. Quanto blues c’è tra le sue anse. E quante domande ci potremmo fare guardando il grande fiume …”.

 Musica. Lorenzo Pieragnoli e Roberto Formignani: I Finger 7 Bar.  

 Da Ferrara arriva il bluesman Lorenzo Pieragnoli, che abbiamo ascoltato in versione acustica con Roberto Formignani in un brano “da viaggio”. Perché è vero, il blues padano è una musica da ascoltare in macchina, mentre si corre sugli argini infiniti tra la via Emilia e il West, dal Mississippi al Po. Basta avere un grande fiume che, come un serpente addormentato, ti scorre accanto, dettando le leggi e i ritmi della vita, ed è fatta: se hai il Po nell’anima, sei blues. Vai di qua, vai di là, e stai attento agli incroci. Dal finestrino ti sfila davanti il panorama della Bassa immersa nel caldo. Strade che si biforcano e si perdono nei campi, case coloniche tra la Bassa reggiana e la Bassa parmense – di là mezzi ruderi, di qua restaurate (i parmensi, si sa, sono più raffinati), il verde dei campi e il colore delle pietre che vira verso il giallo. Siamo nel “Mondo Piccolo”: passiamo Soragna ed ecco il campanile di Diolo che ospita il museo dedicato a Giovannino Guareschi, e poi Roncole, dove Guareschi e Giuseppe Verdi si trovano vicini vicini. Case coloniche affogate in mezzo al granturco e alla canapa – e ha ragione Marco Ballestracci, la nostra guida di oggi, a dirci che “la Bassa è esattamente come il Blues”.

 Musica. Roberto Ciotti: I’m full of blues.

 Nel pezzo di fiume tra Zibello e Polesine, Guareschi ambientò molte delle sue storie. A Zibello lo ricorda una lapide in cui è incisa una sua poesia: “… E’ l’ampio, eterno respiro del fiume / che pulisce l’aria. / Del fiume placido e maestoso / sull’argine del quale, verso sera, / passa rapida la Morte in bicicletta. / O passi tu sull’argine di notte e ti fermi / e ti metti a sedere e guardi dentro / un piccolo cimitero che è lì / sotto l’argine. / E se l’ombra di un morto / viene a sedersi vicino a te, tu non / ti spaventi / e parli tranquillo con lei”. Nello stesso luogo, un’altra targa ricorda che “Da questa riva / la sera del 19 agosto 1946 / Lina Pagliughi / effondeva il suo / canto sublime”. Immaginiamo la celebre soprano italo-americana (nata a New York da madre parmense, di Albareto) dispiegare la sua voce guardando il Po che le scorre davanti, nell’aria umida di un’afosa notte d’estate. E anche questa – la musica di Verdi, il bel canto che si fa strada tra le zanzare e i pioppi – è musica della Bassa, musica del Po.

 Musica. Lina Pagliughi: “Gualtier Maldè”, dal “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, Orchestra del Teatro alla Scala di Milano (registrazione del 1927-28)

 Alla fine, è tutta questione d’immaginazione. “Un’immaginazione col fiume accanto”, scrive Ballestracci, ricordandoci giustamente che Guareschi era l’omologo italiano di Mark Twain. Entrambi vivevano vicino a un fiume: il Po e il Mississippi. Sono i fiumi a portare le storie, a trasportarne le parole con la corrente. Nascono così le grandi narrazioni: dalla fantasia, dall’immaginazione di chi ha un’entità liquida, fluida, veloce, umorale, che gli scorre accanto. Diceva Mark Twain: “Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.
Il prossimo blues viene da Bologna: oggi c’è il sole, ma la pioggia non può attendere … 

Musica. Rock Train Slaves: The rain can’t wait.

Brano corrente

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