12 novembre 2011
Le musiche di questa puntata: G. F. Handel, Donna Summer, W. A. Mozart, Nino Rota.
Musica. G. F. Handel: Concerto in si bemolle maggiore per arpa e orchestra. I. Allegro moderato. Solista Davide Burani.
Cari ascoltatori, la settimana scorsa abbiamo lasciato il grande seduttore Giacomo Casanova a Bologna. A Casanova Federico Fellini dedicò nel 1976 un film memorabile con protagonista Donald Sutherland. In quegli anni imperversava la disco music: una delle sue “campionesse” era Donna Summer, che nel 1975 ottenne un successo planetario con Love to love you baby, una canzone che avrebbero potuto cantare le donne che nel 1744 al Teatro Malvezzi di Bologna, distrutto l’anno dopo da un incendio, ebbero la fortuna di vedere Giacomo Casanova. Così lo scrittore ungherese Sándor Márai immagina la scena (a parlare a Casanova è il conte di Parma): “quando hai fatto il tuo ingresso in quel teatro di Bologna dove la gente sussurrava il tuo nome: ti sei presentato in maniera eccellente, meglio di un attore, ti sei fermato in prima fila voltando le spalle al palcoscenico, e dopo esserti tolto l’occhialetto ti sei guardato intorno (…). Nei palchi, la tua fama e il tuo nome sibilavano sulle labbra di tutti. (…) Guardavi le donne con l’occhialetto in mano, e le donne ricambiavano lo sguardo senza nascondere la loro curiosità”.
Musica. Donna Summer: Love to love you baby.
Il Casanova di Fellini è un nevrotico che si muove in atmosfere notturne, tenebrose, dove l’amore è palesemente accostato alla morte e si consuma in modo teatrale e artificioso: un atto ginnico fatto da automi, bambole meccaniche, goffi manichini.
Dongiovanni e Casanova, scrive Franco Cuomo, rappresentano due itinerari diversi della seduzione: “Dongiovanni è un seduttore, Casanova un sedotto”. In altre parole, “Casanova ama tutte le donne con cui ha a che fare; Dongiovanni le usa, invece, senza amarle, anzi disprezzandole. Casanova vorrebbe sposarle tutte, tenersele tutte per sempre, se non fossero loro ad abbandonarlo; Dongiovanni deve sfuggirle tutte, dato che nessuna lo abbandonerebbe mai”.
Musica. W. A. Mozart: Don Giovanni. Atto I Scena V. Madamina, il catalogo è questo (Berliner Philarmoniker-Daniel Barenboim).
Dunque, Casanova è a Bologna la prima volta nel 1744. Oggetto del suo piacere è una giovane attrice di teatro, ricordata nelle sue memorie solo col nome, Teresa. Diciassette anni dopo, nel 1761, il seduttore veneziano, sempre in cerca di nuove prede, rivede a Firenze, a una rappresentazione al Teatro La Pergola, Teresa, ormai ben inserita nel mondo del teatro e sposata. Dopo lo spettacolo, Teresa presenta a Casanova una ballerina appena tredicenne, la bolognese Marianna Corticelli, smaniosa di farsi strada nel rutilante ambiente del teatro. La ragazzina cede presto alle lusinghe, all’arte seduttiva e ai regali del trentaseienne Casanova. La prima notte d’amore, nella stanza della locanda fiorentina in cui è alloggiata la ballerina bolognese, non è delle più felici. La camera di Marianna, che si trova accanto a quella della madre e del fratello, è tanto fredda che Casanova deve fare l’amore vestito. Il giorno dopo, tutti e quattro, insieme alla servitù, attraversano l’Appennino, sulla carrozza di Casanova, per raggiungere Bologna.
Musica. Handel: Rinaldo. Lascia ch’io pianga (interprete Maki Mori).
Dura poco più di una decina di giorni l’infatuazione del libertino veneziano per la giovanissima bolognese. Casanova alloggia in un appartamento della famiglia Corticelli con l’amante e la complicità della sua “mediocre, avida e meschina madre”, cui deve pagare la legna per riscaldare le stanze: un prezzo cento volte superiore – scrive nelle sue memorie – al costo di una donna per un’intera notte. Troppo forte, anche, la differenza d’età, che costringe Casanova sulla difensiva, di fronte alla vivacità quasi derisoria di Marianna. Bologna accoglie per l’ultima volta nel 1772 Casanova, già più in là con gli anni. In quell’occasione conosce il celebre castrato Farinelli, ma il suo interesse principale, questa volta, sono gli studi, cui si dedica in una casa di via Galliera. Forse una conquista mancata gli fa scrivere questa frase: “Bologna non ha più niente da dire”. “Il fuoco fatale che sonnecchia sotto le braci – scrive Sándor Márai – non può essere spento né dalla consuetudine né dalla noia né dalla soddisfazione o dalla volubile curiosità, non può essere spento dal mondo e neppure da noi”. Sono le più belle parole che si potevano mettere in bocca all’eterno seduttore.
Musica. Nino Rota: Casanova (arrangiamento Franco Venturini e Enrico Guerzoni; esecuzione Kuasar String Kuartet: Franco Venturini pianoforte, Giorgio Zagnoni flauto, Elio Tatti contrabbasso, Giampaolo Ascolese batteria. Festival Musicando Bologna, 30 luglio 2008).