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7 Maggio 2011 | Paesaggio dell'anima

L’arte di macinar nero

Un viaggio in regione attraverso la musica.

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

7 maggio 2011

Le musiche di questa puntata: Spinetti, Magoni e Pacifico; Mina; Milva; Daniela Piccari.

Musica. Ferruccio Spinetti, Petra Magoni e Pacifico: Caffè.

Cari ascoltatori, chissà quante volte vi è venuta una voglia irresistibile di caffè. Entrare in un bar, dopo aver osservato dall’esterno se ci sono le condizioni per un buon caffè – dipende dalla marca che si legge sulla confezione, dalla macchina, dal bon ton dei baristi, dal tipo di bar: com’è il bancone, come sono le brioche, se ci si può sedere, se si può dare un’occhiata al giornale, ecc. – e gustarsi un eccellente espresso. Esperienza olfattiva: si sente subito il profumo equilibrato e rotondo, e s’intuisce se il caffè è buono dalla schiuma. Riflettiamo: la colazione non è il momento più bello della giornata? Una giornata da cominciare, che può riservare sorprese, ha bisogno di una spinta, di un avvio caldo e potente: ha bisogno del rito del caffè. Che il caffè sia un rito, anche estetico, non c’è dubbio. Una splendida Mina d’annata – siamo nel 1962 – ci porta al cuore del nostro tema.

Musica. Mina: Moliendo cafè.

Il testo originale della canzone del venezuelano Hugo Blanco, magnificamente interpretata da Mina, dice: “Quando il pomeriggio langue / rinascono le ombre / ed è allora che nella quiete dei caffè si torna a sentire /questa triste canzone d’amore del vecchio macinino / che nel silenzio della notte si sente gemere./ Una pena d’amore, una tristezza; / il mulatto Manuel si alza con la sua amarezza / e passa instancabilmente la notte a macinare caffè”. C’è, in questa canzone, tutta l’anima venezuelana e sudamericana. L’arte di “macinar nero” è celebrazione dei sensi, e anche languido ricordo, come nella versione italiana di “Moliendo cafè” affidata a un’altra grande voce italiana, la ferrarese Milva, che, com’è nelle sue corde, ci mette il tango. Da questa stessa canzone prende il titolo la mostra “Moliendo Cafè. L’arte di macinar nero fra Ottocento e Novecento”, aperta fino al 21 agosto nella Rocca Sforzesca di Dozza, borgo vicino a Bologna. Sono esposti in mostra 129 macinini da caffè collezionati dallo scrittore Gian Domenico Mazzocato.

Musica. Milva: Moliendo cafè.

Un caffè forte può far rinascere. Vi facciamo ascoltare due brani tratti da una produzione di Ravenna Festival 2002 interamente dedicata al caffè. Ne è autrice Daniela Piccari insieme a tre compositori sempre presenti nel suo percorso artistico: Andrea Alessi, Thomas Clausen, Simone Zanchini. Daniela Piccari ha studiato canto e musica, ha lavorato come attrice in Danimarca e, tornata in Italia, ha iniziato a collaborare con Accademia Perduta – Romagna Teatri. Nella mostra di Dozza si parla del caffè a partire dal macinino, un marchingegno semplice che è protagonista in letteratura, da Pavese a Zola e a Colette, e in pittura, con le infinite nature morte che lo ritraggono. Il macinino era protagonista nella vita domestica, tanto che tra Otto e Novecento troneggiava nelle case al centro del tavolo o sull’alzata della credenza, come a dire all’ospite: “Questa è una casa agiata, qui si macina e si beve caffè”.

Musica. Piccari, Pizzol, Melandri, Alessi, Zanchini, Clasuen: Caffè forte (da “Musica al caffè – Esportazione senza filtro”.

Sappiamo cos’hanno rappresentato i caffè nella storia: l’illuminismo in Francia è nato davanti a tazzine fumanti, e nei caffè di Vienna hanno preso vita l’arte e il pensiero della finis Austriae. Nel bar italiano accade di prendere il caffè in piedi e in fretta, mentre nel caffè viennese ci si siede, si chiacchiera, si legge, si perde tempo. Il caffè è un’istituzione nella vita sociale di Vienna che rispecchia il carattere dei suoi abitanti. E nella nostra regione? Anche da noi ci sono caffè che provano a gareggiare con lo sfarzo Biedermeier dei caffè viennesi. Pensiamo alla Pasticceria Torinese di Reggio Emilia, nata nel 1910, con i suoi mobili in noce, le applique in vetro di Murano e il pavimento di marmo. O all’altrettanto storico Caffè Zanarini di Bologna, frequentato in passato da intellettuali come Carducci. Oggi, poi, ci sono anche le “coffee house”. La prima in Italia è stata aperta da un barista di Parma, che vi farà gustare uno dei più pregiati caffè al mondo, il Nepal Monte Everest Supreme, l’unico coltivato al nord del Tropico del Cancro. Insomma, espresso, macchiato, lungo, ristretto, al vetro, freddo, con panna, americano o d’orzo, il caffè è un’esperienza sensuale. Buon caffè, allora!

Musica. Piccari, Pizzol, Melandri, Alessi, Zanchini, Clasuen: Caffè al bar (da “Musica al caffè – Esportazione senza filtro”.

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