12 febbraio 2011
Le musiche di questa puntata: Baustelle, Gianni Maroccolo e Cristina Donà, Antonella Ruggiero & Arké Quartet, La Crus & Cristina Donà, Gianni Maroccolo & Ivana Gatti.
Musica. Baustelle: L’ultima notte felice del mondo
“Così ti stringevo al mio cuore come? fosse l’ultima notte felice del mondo / l’ultima notte importante per dimenticare / di essere soli, di essere soli da sempre”. Grande canzone, questa dei toscani Baustelle, che cita i Salmi e s’inserisce nel nostro itinerario matildico. Perché anche noi, lo sapete, siamo stati a Canossa e abbiamo visto le rovine della rocca in cui quasi mille anni fa si consumò il più famoso pentimento del mondo. E “L’ultima notte felice del mondo” è una canzone struggente, che ascoltiamo e riascoltiamo mentre giriamo per la provincia di Reggio Emilia, di castello in castello, facendo atto di sottomissione alla vita, alla bellezza e alla nostalgia, come l’attrice della canzone, “l’attrice di un tempo (che) era già via di qui”. Fra i tanti castelli del reame di Matilde di Canossa, quello di Rossena ci piace particolarmente. Una macchina da guerra piantata su una rupe scoscesa, e intorno un paesaggio di dolci colline. Spalti e bastioni per difendersi dal nemico con tecniche militari, e un paesaggio che sembra fatto per l’amore. Qui sono disseminati i ricordi, di amore e guerra. “Ogni ricordo traccia una via / che scava nel tempo. / A volte rinasce, / a volte è un leggero tormento, / ma il tuo ricordo resterà qui / come un brivido immenso”.
Musica. Gianni Maroccolo e Cristina Donà: Meloria’s Ballade.
Ecco un’altra bella canzone, per la voce di Cristina Donà. L’autore è Gianni Maroccolo, qui al suo primo disco da solista (siamo nel 2004), dopo aver accompagnato per una quindicina d’anni le band “reggiane” dei CCCP e dei CSI di Giovanni Lindo Ferretti. Tra una canzone e l’altra, tra una rocca e una pieve matildica, abbiamo ripensato al nostro tema: la passione per l’assoluto. L’inquietudine dell’assoluto. Confrontando i due autori di cui ci stiamo occupando in queste terre reggiane, la Campo (nata a Bologna, vissuta a Firenze e Roma) e il reggiano Tondelli, la questione, ridotta ai minimi termini, è: perché cerchiamo l’assoluto? Che volto ha, e dove lo cerchiamo? Davanti a queste rovine, a questi edifici corrosi dal tempo, a queste dolci colline ondulate, traspare uno spazio altro, un altrove ineffabile e ignoto? C’è qualcos’altro, oltre al meraviglioso e tragico lasciarsi vivere? Questo pensavamo di fronte alla pieve romanica di Toano, alla sua nuda semplicità che ci fa respirare atmosfere perdute – il sussurro delle preghiere sui monti dell’Appennino, la bellezza di un capitello, la natura che ascolta … E’ scesa la notte, e noi siamo davanti a questa piccola chiesa di montagna.
Musica. Antonella Ruggiero & Arké Quartet: Notte.
“Con lieve cuore, con lievi mani / la vita prendere, la vita lasciare …”. Sono i versi di Hugo von Hoffmannsthal tanto amati da Cristina Campo. In queste ultime puntate, girovagando per la provincia di Reggio Emilia, abbiamo posto una domanda, cari amici: se sia, cioè, più consona alla nostra natura un’esistenza come quella di Pier Vittorio Tondelli, che per scrivere il ritratto della sua generazione – quella degli anni Ottanta – si è ammalato di un eccesso di vita, di tenerezza, come gli scrittori dell’età del jazz, come in Tenera è la notte, e diventato autore famoso si è bruciato col suo fuoco interiore, finendo a morire di Aids, e forse cercando di riscattare alla fine il senso di colpa affidandosi alla grazia divina. Oppure, una vita come quella di Cristina Campo, nata – trent’anni prima del “Pier” – con un difetto cardiaco e quindi di salute cagionevole, tale da indurla a un’esistenza da studiosa, erudita, appartata, incurante dei successi editoriali ma legata solo alla cerchia di scrittori affini, con cui condivide interessi e amori letterari, e da cui impara uno stile personalissimo, che non ha eguali nella letteratura italiana. I primi due versi del brano che andiamo ad ascoltare propongono lo stesso dilemma: l’amore è ferita o cura?
Musica. La Crus & Cristina Donà: Ad occhi chiusi.
“Privarci di carezze, potrà salvarci oppure no?”. In fondo, cari ascoltatori, ci stiamo occupando di una vecchia questione. E’ meglio fare tutte le esperienze, bruciare in un fuoco, oppure seguire un proprio aristocratico percorso, sprezzante, altero, perfetto, dove installare la propria vita oltre il tempo, i sensi, il rumore del mondo: cercando un rigore, una grazia, una perfezione che appagano l’essere nel suo intimo? Alla fine entrambi gli scrittori sono presi dall’amore per la liturgia: in modo più emotivo Tondelli, con il progetto incompiuto delle Sante Messe che è un tentativo di riconciliazione con l’assoluto, in modo più rigoroso e consapevole la Campo, quasi che soltanto il rito rimasto immutato nel tempo possa condurre alla grazia, alla salvezza. “Per capriccio, gioco, per necessità / mi divido così tra astinenza e pentimenti /tra sesso e castità”. Questa canzone di Franco Battiato, che vi proponiamo nella versione di Gianni Maroccolo e Ivana Gatti, conclude il nostro percorso di oggi tra rocche e pievi matildiche e l’inquietudine dell’assoluto, al quale possiamo accostarci con i due estremi: con la furia o con la dolcezza; con i sensi o con il silenzio interiore; con “la lussuria che tenta i papaveri” o con la tensione verso la bellezza e la quiete dell’anima; con il sesso o la castità – appunto.
Musica. Gianni Maroccolo & Ivana Gatti: Tra sesso e castità (cover di Franco Battiato).