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9 Aprile 2007 | Paesaggio dell'anima

N°55-UNA CITTA’, UNA STORIA

Cesena e la sua celebre biblioteca.


Cari amici, oggi vogliamo parlarvi di Cesena e, in particolare, della famosa Biblioteca Malatestiana che, come forse sapete, è iscritta nel prestigioso registro internazionale “Memoria del Mondo” dell’Unesco. La Biblioteca Malatestiana di Cesena è stato il primo bene italiano ad essere insignito di tale riconoscimento e si affianca alla novantina di raccolte documentarie che l’Unesco ritiene patrimonio dell’umanità, come ad esempio la Bibbia di Gutemberg e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo risalente alla Rivoluzione francese.
Quella Malatestiana è l’unico esempio di biblioteca umanistica rinascimentale perfettamente conservata: il suo edificio, gli arredi e, soprattutto, il patrimonio librario.


Presso la Biblioteca, in occasione della celebrazione dei 550 anni della sua fondazione, fu allestita, dal dicembre 2002 al marzo 2003, una mostra intitolata “Malatesta Novello Magnifico Signore. Arte e cultura di un principe del Rinascimento”. Quella mostra fu l’occasione per ripercorrere, attorno al nucleo dell’architettura della Biblioteca, progettata da Matteo Nuti tra il quinto e il sesto decennio del XV secolo e dotata di magnifici codici, le vicende della cultura e della politica alla corte di Domenico Malatesta, la cui fama di uomo amante delle lettere sembra opporsi a quella del fratello Sigismondo, uomo d’armi dal forte temperamento e signore di Rimini.


Parlare di Cesena significa quindi anche parlare del ramo cesenate della famiglia dei Malatesti, e il fatto che a dotare la città romagnola del suo bene oggi più prezioso – la Biblioteca -fu un signore del Rinascimento, ci fa capire come possiamo essere orgogliosi delle piccole città della nostra regione, ricche di arte e di storia come poche altre al mondo.


I due Malatesti fratelli sembrano percorrere un viaggio parallelo e per certi versi opposto anche nelle grandi imprese di committenza: mentre a Rimini Sigismondo si celebra nella rinnovata architettura di San Francesco, affidata alle cure di Leon Battista Alberti, Matteo de’ Pasti, Agostino di Duccio e Piero della Francesca, a Cesena l’impresa della nuova Biblioteca presso il convento di San Francesco esalta Domenico come committente lungimirante e colto, emblematico rappresentante di quella nuova società umanistica che si afferma alla metà del Quattrocento da Ferrara a Mantova, da Firenze a Roma e a Napoli, e vede, nella produzione libraria incentrata attorno alla riscoperta dei classici greci e latini, il perno dell’attività culturale delle corti.


La maggiore attenzione posta sulla signoria riminese, soprattutto dalla seconda metà dell’Ottocento, è dovuta tanto alla fama degli artisti impegnati nel Tempio Malatestiano quanto alle possibilità interpretative offerte dalle scelte estetiche promosse da Sigismondo, complice la scomunica del papa Pio II, presto divenuto il più temibile avversario del signore di Rimini. Queste scelte hanno attratto l’interesse non solo di eruditi, antiquari e storici dell’arte, ma anche di poeti quali Ezra Pound e di avventurieri della saggistica di matrice esoterica e massonica come Charles Yriarte e Adrian Stokes. Per contro, la bellezza intatta della Biblioteca cesenate e le imprese della committenza di Domenico hanno attraversato il XIX e XX secolo più in sordina. Resta il fatto che le vicende della signoria di Cesena e di quella di Rimini vanno lette in parallelo, come ha dimostrato due anni fa la mostra riminese sulla signoria di Sigismondo. Chi l’ha vista, ha avuto la possibilità di constatare che la leggenda malatestiana stende la sua ombra anche sulla città dell’entroterra e sulle sue placide campagne, attorno alle quali gli acquerelli di Romolo Liverani, verso la metà del XIX secolo, contribuiscono a far crescere l’immagine sognante di un territorio costellato di castelli, rocche e rovine.


Una mostra nel 2006 a Cesena si è incentrata sulla Biblioteca e il suo contenuto, apice della coscienza umanistica e antiquaria sotto il governo di Domenico Malatesta: da una parte, l’introduzione di un modello architettonico, quello dell’aula di lettura a tre navate, ispirato alla biblioteca fiorentina di San Marco; dall’altra, la produzione in loco di una serie di manoscritti miniati la cui decorazione condensa in una sintesi pittorica di piccole dimensioni la transizione, presso le corti padane, dallo stile colto e cortese di Pisanello a quello più prossimo ai miniatori della corte di Borso d’Este a Ferrara.


Ma veniamo ai giorni nostri. Il mondo è cambiato e oggi la Biblioteca Malatestiana, spenti i furori guerreschi dell’Italia del Quattrocento e conservati come segni di residua bellezza i preziosi codici miniati, può ospitare la mostra di un altro illustre cesenate, Alberto Sughi. Solitudine e incomunicabilità, disagio e piacere sono i temi dominanti della sua poetica, che si muove tra sensualità e ironia, critica sociale e nichilismo. Eh sì, perché anche ai romagnoli capita talvolta di essere amari, di guardare con crudezza alle miserie umane, senza illusioni.


A illuderci, invece, che la vita possa essere presa alla leggera, è la cucina romagnola che affoga le nostre tristezze dentro un piatto di tagliatelle al ragù o di cappelletti in brodo, da consumare con accompagnamento di vino Sangiovese in una delle trattorie del centro storico ancora circondato dalle mura quattrocentesche. Dopo aver visitato – a pancia piena – , la Rocca che ospita il Museo della civiltà contadina, possiamo andare alla scoperta dei dintorni di Cesena con due possibilità: dirigerci verso la collina o verso il mare. Verso l’Appennino troviamo Longiano, bel paese dai ritmi poco frettolosi, con il suo castello antecedente l’anno Mille che ospita una interessante collezione di arte moderna, il Museo d’arte sacra e il grazioso Teatro Petrella. Verso l’Adriatico, Cesenatico nasce come sbocco al mare della fiorente Cesena del Trecento e il porto, opera di Leonardo, evidenzia questa funzione strategica. Il porto oggi è Museo della Marineria, con esposizione di barche che solcano l’Adriatico da più di due secoli. In breve si arriva a Cervia, nota per i Magazzini del sale, la Riserva Naturale delle Saline e la vasta pineta.


E’ giunto il momento, cari amici, di salutarci. Una cosa, però, stavamo dimenticando. Sapete da dove deriva il nome Cesena? Secondo alcune interpretazioni, deriverebbe dall’etrusco “Caizna” oppure dal latino “caedo”, in memoria di una particolare tattica usata dai Galli Boi, antichi abitatori della Romagna, per sconfiggere i Romani nella vicina foresta del Colle Spaziano. Intorno al IV secolo sopraggiunsero i Galli, del cui breve dominio rimangono profonde tracce nella lingua locale e nell’economia, con l’introduzione dell’allevamento del maiale. Ecco che il passato si lega al presente e il cerchio si chiude, con il ritorno alla Biblioteca Malatestiana da dove il nostro itinerario è iniziato.


A cura di Claudio Bacilieri.

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