27 agosto 2011
Le musiche di questa puntata: Adriana Calcanhoto, Andrea Dessì, New Japan Philarmonic Orchestra, Diana Krall, Paolo Fresu.
Musica. Adriana Calcanhoto: Vambora.
Ferragosto. E siamo sulla soglia del mare: l’estate è al culmine, la spiaggia così piena di gente che nell’ammasso rutilante delle carni abbronzate e degli ombrelloni quasi nemmeno si vede. Ma è il nostro mare, la nostra terra, la nostra vita: oggi accettiamo tutto, anche quest’umanità vacanziera ci fa tenerezza. Anche i gesti abitudinari della giornata di spiaggia, e la ricomparsa a ore fisse delle stesse persone, come aveva notato lo scrittore ferrarese Giorgio Bassani, inducono un’atmosfera di sospensione. La vita vera è sospesa, riprenderà dopo le vacanze. Il fascino del mare è di essere il nostro specchio: una “immobile lastra” il mattino – scrive Bassani -, una “massa scialba, oleosa”, e poi la trasformazione nell’ora meridiana: “Il vento teso del largo, il sole pressoché a picco, l’avevano trasformata in una distesa azzurra, sparsa di innumerevoli scintille d’oro”.
Musica. Andrea Dessì: Mare calmo (da “Andrea Dessì e Javier Girotto with Torres de Mar live”, 2010).
Il brano che abbiamo ascoltato è targato Bologna: l’ha composto il chitarrista Andrea Dessì, accompagnato da Javier Girotto al sax, Alessandro Altarocca al piano e Leonardo Ramadori alle percussioni. Ma torniamo agli “Occhiali d’oro” di Bassani, romanzo pubblicato nel 1958. Sdraiato sulla chaise-longue, il protagonista osserva il mare. Negli anni Trenta, in cui è ambientato il romanzo, il mare era ancora capace di cambiare tonalità più volte nel corso della giornata e delle stagioni. Azzurro a mezzogiorno, “alle due pomeridiane l’Adriatico diventava blu scuro, quasi nero”. Sospinti dal grecale, “i lunghi cavalloni color dell’inchiostro, e bianchi sulle creste, venivano avanti a ranghi serrati e successivi”. Ai primi di settembre, spesso l’estate finisce con un capovolgimento improvviso del tempo: piove un giorno, l’aria si rinfresca e il mare si fa inquieto, “verde, di un verde vegetale; il cielo, d’una trasparenza esagerata, da pietra preziosa”.
Musica. Youmi Kimura & New Japan Philarmonic Orchestra: Cet été-là (da « Le voyage de Chihihiro », colonna sonora del film).
Ci sarà tempo, cari ascoltatori, per i colloqui con il mare in burrasca. Nell’Andreana, romanzo di Marino Moretti, scrittore di Cesenatico, pubblicato nel 1935, è già in atto il mutamento di fisionomia della riviera adriatica: cominciano a sorgere “i villinetti, le trattorie, gli stabilimenti a dozzine”, mentre Mascia la ballerina avrebbe “voluto intorno il deserto: mare burrascoso, mare nemico dell’umanità seminuda, mare e terra uniti in un uniforme colore di limo”. Sono già iniziate le “nuove fortune del paesino che avrebbe visto gli affaticati pescatori tramutarsi in feroci affittacamere”. Cesenatico ha avuto il suo primo stabilimento balneare dopo la costruzione della ferrovia Rimini-Ravenna del 1880. Per trovare qualcosa di bello, dobbiamo entrare nel borgo antico disposto lungo il porto-canale, della cui sistemazione si occupò nel 1502 Leonardo da Vinci. Nel tratto interno del porto c’è il Museo della Marineria con la sua sezione galleggiante, che raccoglie imbarcazioni restaurate del periodo che va dalla scomparsa della vela latina all’avvento delle barche a motore.
Musica. Diana Krall: It was a beautiful day in August.
Il mare è un simbolo potente: anche questo grande lago di acque basse che, in fondo, è l’Adriatico. Da un lato, c’è il desiderio di quiete che ispira il mare calmo; dall’altro, c’è il senso del movimento che dà l’accavallarsi continuo delle onde. Il tutto, in una sorta di agitazione cosmica che pone le persone di fronte al mare in uno stato di catarsi, di purificazione e liberazione dalle scorie della vita ordinaria. Difficile da spiegare: c’è riuscito Alfredo Panzini, un altro grande protagonista del Novecento letterario romagnolo. Sentite cosa ha scritto: “Ora il mare, aperto davanti a me, mi pare una strada la quale conduca in giro per tutto il mondo e conduca anche nell’azzurro del sogno e del cielo”. Siamo dalle parti di Fellini, cari ascoltatori. La famiglia di Panzini abitava a Rimini nel Borgo San Giuliano, la zona dei pescatori in cui nacque Fellini. Al grande regista il trombettista Paolo Fresu ha dedicato questo brano.
Musica. Paolo Fresu: Fellini (da “Angel”, 1998).