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18 Giugno 2011 | Paesaggio dell'anima

Nei capelli l’odore del fiume

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri

18 giugno 2011

Le musiche di questa puntata: Nomadi, Alan Sorrenti, Cello Fans, Paolo Belli, Alex D’Herin. 

Musica. Nomadi: Il fiume.

 Affettati misti con gnocco fritto, tortelli di zucca alla maniera ferrarese, lambrusco nelle classiche bottiglie nere: siamo in un’osteria della Bassa ferrarese, cari ascoltatori, a riflettere sul binomio donna e fiume. Il Po scorre qui accanto, e la vita acquatica che porta con sé, nel suo lento scorrere, richiama forme e seduzioni femminili, alimentate dal libro che ci fa da guida, “Il paese delle amanti giocose” di Giuseppe Pederiali. In questi paesi c’era sempre una “donna del fiume”, come la Nena di Bondeno. La Nena aveva imparato da suo padre a portare la barca, pescare con la rete e con il bilancino, costruire trappole di vimini per le anguille. Aveva mani forti e occhi azzurri, e nei capelli l’odore del fiume. La vita, vista da qui, è un lungo fiume tranquillo. E “Un fiume tranquillo” è una canzone d’annata di Alan Sorrenti. Siamo nel 1972, in piena era rock-progressive.

 Musica. Alan Sorrenti: Un fiume tranquillo.

 “Che donna era la Nena! Avresti dovuto vederla il giorno che lottò con uno storione lungo da qui a lì, un animale stupendo, anche lui imparentato con i draghi per via della cresta, finito chissà come nella sua rete a bilancia, forse stregato dalle parole che lei cantava (…) Aveva strani e segreti amici, la Nena. Di notte, dopo avere traghettato clienti a Ficarolo, guidata dal campanile che sembrava l’avessero fatto storto apposta per non confonderlo con quello degli altri paesi, si fermava spesso a salutare le statue davanti alla chiesa. I santi di Ficarolo accettavano le sue confidenze, senza la mediazione dei preti, e uno di loro, una notte d’agosto, le rispose con un sorriso”.

 Musica. Cello Fans e Claudia Pastorino: Fiume Sand Creek (di Fabrizio De Andrè; dal cd “Sogno di Mare”, 2007).

 L’ombra dei pioppi, l’amore lungo gli argini: risalendo il fiume, siamo assaliti dalle rêveries, dalle fantasticherie che, come la Nena di Bondeno, ci fanno sentire tutt’uno col fiume, anche se gli uomini di oggi l’hanno sporcato, gli uccelli e i pesci si sono diradati, e vi sono cresciute bestie straniere come il pesce siluro e la nutria. “Una ragazza in bicicletta, d’estate, è lo spettacolo più bello del mondo”, scrive Pederiali. Nelle fumose osterie padane si parla di romantiche passeggiate in bicicletta sui sentieri della golena, della luna che rischiara il Po nelle notti estive illuminando i corpi degli amanti, dei vecchi tabarri dei nonni umidi di neve, delle mazurke dei violinisti di Santa Vittoria che svegliavano anche i morti, degli artisti strampalati che qui avevano dimora, dei funghi enormi del bosco della Panfilia, del fiume che scorreva limpido oltre un sipario di salici e sembrava il Mississippi.

 Musica. Paolo Belli: Deliziose visioni sulla riva di un fiume (di Evy Arnesano; da “Giovani e belli”, 2011).

 Molti sono stati i pittori che hanno tratto ispirazione dal Po. L’immagine più diffusa, fino all’Ottocento, è lo scorrere delle acque  visto un po’ da lontano, in modo da permettere di definire le anse del corso e la vegetazione lungo le rive, sotto le luci delle differenti stagioni e nelle diverse ore della giornata. Nell’immaginario degli artisti, il grande fiume era il luogo della libertà e della solitudine. Ci piace un quadro del 1941 del pittore piacentino Luciano Ricchetti, “Donne che prendono il sole sulla riva del Po”, dove due donne, una vestita e una nuda, sono sdraiate sulla sabbia – una riposa con gli occhi chiusi, l’altra fuma una sigaretta immersa nei suoi pensieri. Il quadro sembra il déjeuner sur l’herbe di un’Italia ancora rurale che trascorre le domeniche estive sulle rive del Po trasformate in spiagge affollate. Nella grande calura padana che disfa i contorni e ottunde i sensi, il fiume diventa luogo di modesti piaceri popolari, come prendere il sole, giocare a carte, pescare, ballare nei dancing costruiti lungo gli argini. Oggi il fiume non è più solo il parente povero del mare, ma è cresciuta l’estraneità tra il fiume e la sua gente. Sarebbe tempo di tornare a sedersi sulle sue rive, osservare la corrente che scorre, erba, alberi, acqua e nient’altro …  

 Musica. Alex D’Herin: Risalendo il fiume (da “Risalendo il fiume”, 2010).


Brano corrente

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