Salta al contenuto principale
17 Dicembre 2011 | Paesaggio dell'anima

Patagonia Blues. Seconda parte

Un viaggio in regione attraverso la musica

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

17 dicembre 2011

Le musiche di questa puntata: Arcade Fire, Gotan Project, Mascia Foschi, Davide Bizzarri, Quartetto Magritte. 

Musica. Arcade Fire: Half Life I.

 E via, attraverso l’immensa provincia patagonica; via, correndo tra stazioni di servizio e facce di vecchi mapuche, sporgendo la testa dal finestrino per cercare nel cielo la Cruz del Sur! Trecento sono i km da Viedma a Nahuel Niyeu, un paese, o meglio un buco, di una quarantina di abitanti chiamato la “tana delle tigri”. Questo posto fuori da tutto è sorto intorno al 1911, quando il governo argentino iniziò la costruzione delle ferrovie del sud, affidandone il progetto all’ingeniero modenese Guido Jacobacci, di cui un paese in Patagonia porta il nome. “Arrivare a Nahuel Niyeu – ci dice la nostra guida, Magalì Pizarro – è entrare in un mondo che niente ha a che fare con il nostro. Un unico telefono pubblico aspetta da solo in una casa, e ogni tanto squilla in cerca di qualcuno. All’inizio può dar fastidio non avere rete sui nostri telefonini pieni di applicazioni e con il mondo dentro. Ma quale mondo? A Nahuel Niyeu prima ci si scorda di tutto e meglio è. Il telefono pubblico non smette di suonare durante il nostro soggiorno. Le persone del posto ci chiamano per nome a squarciagola ‘Pizarrooo, la chiamano al telefono!’”.

 Musica. Gotan Project: Vuelvo al Sur (di Astor Piazzolla).

 “Fuori, in mezzo al nulla, c’è il monumento all’innovazione: un’antenna Internet. Sì, anche nel deserto patagonico è possibile collegarsi a 512 kb. Niente male. Soprattutto se teniamo conto che lì, a Nahuel Niyeu, la doccia si può fare al massimo tre volte la settimana per scarsità di acqua potabile”. Magalì è la ragazza poco più che ventenne che ci fa da guida. Questo è il resoconto del suo viaggio patagonico pubblicato in Ora Italia, il programma degli italiani in Patagonia che lei conduce da Viedma. Abbiamo instaurato un collegamento tra Emilia-Romagna e Patagonia, grazie a Magalì che è di origini romagnole. Ma torniamo al nostro paesaggio del Fin del Mundo. Passa un camioncino. Seguiamo la vecchia linea del Ferrocarril Patagonico. Calma, lentezza. “Quando uno arriva qui – dice Magalì – porta la frenesia. Ma ci si rende subito conto che il ritmo di questo paese è diverso. Noi parliamo a 300 km l’ora, loro hanno bisogno di tempo, del loro tempo. Dopo qualche ora ci si trova tutti in armonia. I bambini giocano a calcio e si capisce tutto facilmente. Un ragazzino porta la maglietta della Nazionale Italiana e fa uno strano effetto. Il calcio è una lingua universale, come la musica”. 

 Musica. Mascia Foschi: Besame mucho.

 E’ la cantante di Parma Mascia Foschi a farci ascoltare Besame mucho: un’interpretazione perfetta, tratta da un disco, “Bolero. Canzoni d’amore”, registrato insieme con il grande basso-baritono parmigiano Michele Pertusi e l’Orchestra regionale dell’Emilia-Romagna diretta da Alessandro Nidi, che ha curato anche gli arrangiamenti.  
Siamo a Nahuel Niyeu, cari ascoltatori. Lasciamo la nostra amica Magalì Pizarro con la sua ultima descrizione. “Sul posto c’è un’unica scuola. E non è solo la scuola. E’ anche la casa di quindici bambini che abitano lì, insieme alle maestre e ai professori. È come una grande famiglia, quella che questi bambini non hanno. I genitori lavorano in campagna e, a marzo, lasciano i figli a scuola fino a dicembre, quando finisce l’anno scolastico. Se riescono, vengono a prendere i loro figli ogni quindici giorni per passare con loro il weekend. A volte però non viene a prenderli nessuno. Ed è subito tristezza e solitudine”. Ciao Magalì, noi restiamo ancora qui per qualche giorno. Per strada neanche un cane, una strada dritta e vuota, senza l’ombra di una curva. Paesi fantasma. Freddo, deserto e vento. Pensiamo ai bolognesi che nel 1948 sbarcarono a Ushuaia con i loro prefabbricati portati via nave, guidati dall’imprenditore Carlo Borsari. Chissà i brividi lungo la schiena, e i pentimenti, per aver abbandonato la bella, calda e materna Bologna!

 Musica. Davide Bizzarri: Tango del Fojonco (esecuzione dei Violini di Santa Vittoria).

 Nuvole di polvere. Una lattina spinta dal vento sbatacchia qui e là sull’asfalto, con grande rumore. La Patagonia è l’immagine della solitudine. E della desolazione. Non la Patagonia dei ghiacciai, dei laghi, delle foreste, dei grandi alberghi, ma quella del deserto ventoso: un paesaggio vuoto che si ripete all’infinito, abitato da personaggi apatici, perduti. La baia di Ushuaia: bellezza triste. In questa zona, l’Atlantico penetra nella montagna con lunghe insenature. Da una estancia  si alza un pennacchio di fumo. Dentro, si sta accanto a stufe su cui si scalda il mate. Clausura invernale. Patate nella dispensa. Vetrinette piene di fossili. Fuori, indie aspettano il treno su un binario. Pianura senza fine attraversata da grida di uccelli sconosciuti. Scheletri di barche, e il profilo frastagliato della Cordigliera andina che si staglia nel cielo grigio. E’ la Patagonia, il nostro blues.

 Musica. Quartetto Magritte: Tango bassofondo.

Brano corrente

Brano corrente

Playlist

Programmi