Con Clem, Fabio ha fatto una ricognizione dei territori da dove si vede la Pietra di Bismantova emergere dalla terra, altare naturale su cui è stato celebrato nei secoli il dialogo quotidiano tra terra e cielo, tra uomo e Dio, dagli appenninici eredi dei Liguri, degli Etruschi, dei Romani e dei Longobardi.
Nata nel preistorico miocene, si eleva per 1047 metri sul livello del mare; il suo dislivello è, per il piacere degli scalatori, di 170 metri; la sua sommità è un pianoro di dodici ettari con pratino erboso e piccole macchie di carpini, noccioli e cornioli: sul pianoro erboso Fabio ha giocato, da ragazzo, al pallone.
Fabio e Clem si sono fermati a osservare la Pietra da Costabona, da Felina e da Cervarezza e l’hanno accerchiata, percorrendo la strada che va da Castelnovo Monti a Ginepreto fino a Pianello: mentre Clem guidava, Fabio aveva l’impressione che i propri occhi fossero una telecamera che riprendeva la Pietra in movimento; vista da vicino o da lontano, distesa sui campi o dietro i boschi o incombente sulle strade e i paesi, la Pietra si presenta come un’epifania arenarica fantastica, come l’ha raffigurata, senza conoscerla, Gustave Doré in una delle sue incisioni per la Divina Commedia.
Dante la conosceva e l’ha ben descritta in due versi del Purgatorio: che sorprendente storico e geografo è Dante, pensò Fabio, che da parte sua così ha descritto la Pietra, da adolescente, in una delle sue prime poesie: «Il monte dorme su cuscini di muschio, di rovi, di pietre».
Suismontium l’ha definita Tito Livio, vis montium, forza dei monti, in una pagina delle sue storie. Una leggenda rievoca l’evento della costruzione, sotto la Pietra, di un eremo: «Un crociato che stava tornando a casa a cavallo nei pressi di Bismantova era stato improvvisamente tramortito da una luce. Ripresi i sensi, aveva scoperto che il suo cavallo era stato tramutato in sasso. E sotto il sasso una luce avviava a una grotta dove Maria stava parlando con Gesù. Il cavaliere decise, allora, di erigere lì un piccolo santuario». In quella grotta santa, incassata nella grande rupe per essere protetta dai massi che si staccano per le intemperie dalla Pietra, nel quindicesimo secolo è stato eretto un eremo, proprio accanto alla parte della montagna sacra che ha la forma di una testa di cavallo.
La chiesetta dell’eremo ha una volta a botte, una piccola cupola ellissoidale e due cappellette laterali: da quella di destra si entra nella sagrestia che immette nel convento un tempo abitato dai benedettini; nell’abside c’è un affresco, che ritrae una Madonna che allatta il Bambino; incorniciato in un’ancona di marmo, con colonnine di onice dai capitelli istoriati, fatta dalla scultrice Carmela Adani. Nel convento sono conservati diciannove ex voto, eseguiti tra la seconda metà del Settecento e la fine dell’Ottocento, che descrivono miracoli della Madonna: uno degli ex voto è stato dipinto da Cirillo Manicardi, il pittore nonno dell’attrice Ada Gorini, di cui si innamorò lo scrittore Silvio D’Arzo.
Clem, a un certo punto della ricognizione, ha chiesto a Fabio di suggerirle una iniziativa per promuovere l’immagine della Pietra; Fabio ha ipotizzato di invitare sul territorio, per esplorazioni culturali e godimenti gastronomici, una ventina di scrittori italiani, uno per ogni regione d’Italia, perché scrivano ciascuno un racconto ispirato alla Pietra. L’attività di Clem nell’assessorato è, d’altronde, cominciata con una rassegna di dipinti di Nani Tedeschi intitolata «La Pietra e altri percorsi».
Benedetto Valdesalici ha scritto per una mostra castelnovina, intitolata «La Pietra dello scandalo», una divertente prefazione al catalogo in cui si legge:
«Tramanda una fiaba che Paragone abitava al Budriotto prima di trasferirsi a Bondolo, sotto la Bismantova. Fu allora che nacque il detto: la Pietra di Paragone»; poi suggerisce un estroso elenco di ricerche: «1) La Bismantova di Dante non era il sasso della Pietra, ma una vedova del Casale (v. Natalino Sapegno);
2) La Pietra non è uno stereotipo ma un arche tipo (v. c.G. Jung);
3) La distanza tra la Pietra e Mantova è la stessa che c’è tra Mantova e la Pietra (v. Gustave Flaubert);
4) È il punto su cui appoggiò il piede Lucifero cacciato dal cielo sulla terra, non a caso sotto ci sono i benedettini (v. Il tesoro del bigatto di G. Pederiali);
5) Sognare la Pietra vuoI dire perdere il senno: si pensi all’estrazione della pietra nella Cura della follia di Bosch (v. S. Freud);
6) Ecco spiegato l’arcano: la Pietra è filosofale (v. Marsilio Ficino);
7) Bismantova? Sì la ricordo, è l’unica cosa che ha resistito davvero dopo il 25 aprile, giorno della Liberazione dai nazifascisti (v. Sandro Pertini);
8) Uno spettacolo sulla Pietra? Affidarlo a G.L. Ferretti (v. C. Santi).»
Clem e Lindo sugli spettacoli hanno preso Benedetto in parola: li hanno inaugurati in giugno con un concerto degli N’ Zampa Lila, coro dei Pigmei Aka del Centroafrica, che hanno cantato e ballato con le lance sulla sommità della Pietra a piedi nudi.
Clem ha poi realizzato sulla Pietra un altro evento, dal titolo «Chi non vola, volerà». Tre elicotteri hanno portato sul pianoro un gruppo di handicappati che hanno festeggiato al grido «apri le ali e poi vola».
Fabio su quest’ultima iniziativa ha avanzato perplessità, perché ne ha ricavato inquietudine. La Pietra non è solo un altare sacro su cui celebrare la vita in dialogo con Dio; la Pietra è stata, nei secoli, anche un’ara sacrificale, dalla quale si sono lanciati uomini e donne. L’ultimo suicidio risale a due anni fa; uno studente di architettura, turbato dallo squilibrio degli habitat di tutto il mondo, reduce da un viaggio a Compostela e a Barcellona, dove aveva visitato le costruzioni di Gaudì nel Barrio Gotico, si è lanciato a capofitto giù dal monte arenarìco; l’hanno raccolto da un albero dove era rimasto disteso tra i rami: in una tasca della sua giacca a vento c’erano Le città invisibili di Calvino.