4 giugno 2011
Le musiche di questa puntata: Miles Davis, Pupi Avati, Henghel Gualdi, John Coltrane, Alessandro Sgobbio.
Musica. Miles Davis: Flamenco Sketches (Da “Kind of Blue”, 1959)
Adesso diteci, cari ascoltatori, se avete mai sentito niente di più bello, di più delicato e, insieme, di più potente. Chiedere un parere sul capolavoro di Miles Davis, è scontato. Se a qualcosa valgono le classifiche, Kind of Blue è, secondo la rivista musicale Rolling Stone, il 12° album più importante di sempre. Inutile ricordarlo, ma qui, con la tromba di Miles Davis ci suona gente come John Coltrane al sax tenore, ‘Cannonball’ Adderley al sax contralto, Paul Chambers al contrabbasso e Bill Evans al piano – e scusate se è poco. Noi approfittiamo di queste belle giornate d’estate per girare nelle campagne emiliane, inseguendo perduti paesaggi acquatici ma trovandone anche di nuovi e insospettati, come la settimana scorsa il bosco della Panfilia lambito dal fiume Reno, e oggi l’intrico di fiumi e canali in cui convergono il Reno, il Panaro e il Po, e le province di Ferrara, Bologna e Modena. Con Flamenco Sketches nelle orecchie, arriviamo al paese di Bondeno attraversando in bici campi di pioppeti e alberi da frutta. Il caldo comincia a offuscare l’aria facendo tremolare i casolari. Andiamo a cercare un po’ d’ombra nel parco urbano e – incredibile – appena ci sdraiamo sull’erba a guardare il cielo, compaiono nuvole a frotte e la temperatura si abbassa un po’.
Musica. Pupi Avati e Amedeo Tommasi: Le strelle nel fosso (Henghel Gualdi clarinetto, Roberta Paladini voce, 1980).
Nella campagna emiliana era ambientato “Le strelle nel fosso”, film del bolognese Pupi Avati del 1978. Avati, che prima di diventare regista suonava il clarinetto in una jazz band, compose lui stesso la colonna sonora, eseguita poi da un grande talento del jazz italiano, il clarinettista e compositore emiliano Henghel Gualdi. La storia raccontata nel film si svolge in una cascina circondata dall’acqua, poco distante da dove siamo adesso. Storia di bellezza e di morte al tempo della desolante lotta contro la palude. Ah, come amiamo questi paesaggi di pianura dipinti a tinte tenui, sfumate dall’umidità! Mentre percorriamo la ciclabile che costeggia il Po verso Stellata, sotto un cielo ancora nuvoloso che sembra scurire i campi chiazzati qua e là di ranuncoli gialli, ci viene voglia di ascoltare ancora Henghel Gualdi. Da molti considerato il miglior clarinettista italiano, Henghel Gualdi suonò con artisti del calibro di Bill Coleman, Chet Baker, Count Basie, Sidney Bechet, Gerry Mulligan e Louis Armstrong.
Musica. Henghel Gualdi: Dentro (da “Dancing Paradise”, musiche originali dello sceneggiato televisivo).
Sotto il livello dell’argine maestro del Po, ecco la rocca di Stellata. Ci arriviamo dopo essere passati davanti all’imponente idrovora della Pilastresi, capolavoro dell’ingegneria idraulica che si mangia l’acqua delle campagne scaricandola direttamente nel Po per evitare l’impaludamento. Stellata, posta sui vecchi confini estensi e pontifici, era un presidio militare, più volte fortificato, e di controllo idraulico del territorio. La rocca presenta una pianta a stella, che è quella della costruzione originaria del 1380 circa, e un aspetto che risale all’ultima ristrutturazione d’inizio Seicento. Sopravvissuta a tutte le piene del Po, in mezzo agli alti e sottili alberi sembra un miraggio che ci porta dritti dentro il capolavoro di John Coltrane, la sua furia espressiva, la sua gioia contagiosa, la sua densità ritmica: una musica che ci si attorciglia nelle viscere e ci dà il capogiro.
Musica. John Coltrane: My Favorite Things.
La giornata si è fatta incerta, il caldo ci dà una tregua e c’è il rischio pioggia. Dalla Stellata torniamo indietro a Bondeno, attraversiamo il fiume Panaro e di nuovo il Cavo Napoleonico per dirigerci a Sant’Agostino, sempre costeggiando il canale del Reno, e arrivando infine a Pieve di Cento, la nostra meta, dove facciamo appena in tempo a rifugiarci in un bar per evitare il temporale estivo.
In questo borgo ben conservato si può passeggiare sotto gli antichi portici senza pericolo di bagnarsi. La chiesa di Santa Maria Maggiore nasconde opere di autori famosi come la pala dell’Assunta di un giovane Guido Reni e l’Annunciata del Guercino. Aspettiamo che smetta di piovere per andare a vedere la Casa degli Anziani, un edificio con portico con colonne e trabeazione di legno del 1272, che un tempo era locanda, ricovero di pellegrini e posta di cavalli. L’edificio si trova nella piazzetta delle Catene, dov’è posta anche una colonna di marmo con capitello corinzio del I secolo avanti Cristo. Il temporale è finito, ha rinfrescato l’aria e ora, appoggiata la bicicletta a una colonna del portico, facciamo quattro passi prima di cena. Nell’ora dell’aperitivo, in questa terra d’acqua, il calar del sole indora per un attimo i portici, le chiese, i palazzi, e poi scende la pace. Alessandro Sgobbio, jazzista pugliese ma parmigiano d’adozione, ci porta altrove col suo pianoforte.
Musica. Alessandro Sgobbio: Beirut (da “Aforismi Protestanti”, 2010).